26 ottobre 2008

Isradiario1: 26 ottobre 2008

Ciao a tutti,
eccoci qui! Siamo arrivati sani e salvi a Rehovot (una cittadina di circa 100.000 abitanti, abbastanza vicino a Tel Aviv). Ci siamo sistemati nella casa gentilmente concessa dalla mamma di Tamar, e nel giro di pochi giorni ho scatenato la bestia maniaca dell'ordine che c'è in me: la camera della bimba è stata riorganizzata e pulita, qualcosa come 3 metri cubi di libri e inutili cianfrusaglie sono state seppellite in sacchi e scatole sotto il letto degli ospiti (o come lo chiama Alex, "il letto di Anzi e Benni"), in 4 ore nette ho sistemato adsl computer e armadio.
La mia parte, perlomeno. Tamar ha ancora una scatola e mezza valigia in giro - ma la tengo marcata e presto sistemerà.

Nella foto, presa dal nostro balcone, potete ammirare quella che prima era una distesa di terra e sabbia accanto al piccolo parco del quartiere, e che adesso sta per trasformarsi in un nuovo palazzo (un po' più alto di quelli bianchi sullo sfondo). Ma il palazzo avrà la palestra, e si vocifera pure una piscina. Tipo america, no? Dovrebbero dare l'accesso anche a noi. Vedremo.
Alla faccia del piano regolatore, comunque.



Andiamo avanti... dicevamo, che ci siamo sistemati.
Tamar ha iniziato a lavorare in un negozio di abiti per bimbi nel centro commerciale vicino a casa nostra, ma dopo un breve innamoramento iniziale sono cominciati i problemi, meno ore del previsto, meno soldi, casini con i turni, telefonate a metà giornata della serie "se non hai nulla da fare perchè non vieni a lavorare" ecc...
Tutto sistemato: dalla settimana prossima si cambia lavoro, c'è il bar davanti al negozio che paga meglio e gli orari dovrebbero essere perfetti: dalle 8 alle 16 e saluti a tutti.

Alex sta andando all'asilo e si sta ambientando bene, nonostante qualche piccolo capriccio iniziale. La portiamo poco prima delle otto e finisce verso la mezza, da domenica (la settimana qui comincia di domenica, e si lavora) a venerdì (equivalente del nostro sabato). Sabato ce la dobbiamo beccare noi. D'altra parte, è nostra......

Non sto nemmeno a ripeterlo: io non sto facendo nulla.

Fine della sezione diario.

Inizio della sezione "reportage da Israele".
Quella che vedete qui di fianco è una sukà (con l'accento finale, non si pronuncia "suca"). La sukà è tipo una tenda, una capanna... Fino a qualche giorno fa' le si vedevano ovunque, per la festa delle Sukkot, ovvero la festa delle capanne. Ovunque significa che ogni casa con giardino ne ha una, e ogni condominio cerca di farsene almeno una comune... Quella della foto è del condominio di fronte al nostro. Il nostro palazzo, boh, non ce l'aveva. Chi non ha giardino, se la fa in terrazzo (non scherzo).
Per chi non avesse voglia di leggersi tutta la faccenda su Wikipedia, riassumo: si tratta di otto giorni di festa (non di vacanza, eh!) per ricordare la vita fatta dal popolo ebreo durante il viaggio dall'Egitto ad Israele (Mosè, avete presente? dannata educazione cattolica... grrrr...). Non avendo ancora contratto il virus del palazzinaro selvaggio (che in tempi moderni invece non li ha risparmiati), gli ebrei vivevano nelle tende, ed ecco a voi la festa delle Sukkot.
Va' be', io l'ho messa giù divertente, per ridere.
Però sono affascinanti, da vedere.
No, non prendete l'aereo apposta, le hanno appena tolte tutte. L'anno prossimo, ok?

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