25 agosto 2009

Isradiario22: il ritorno

Dunque è ora di tornare, questo è l'ultimo capitolo dell'Isradiario, almeno per ora. Dico almeno per ora, perché se c'è una cosa che ho imparato, è di non fare troppi piani sul lungo periodo, che tanto non lo sai mai come andrà a finire... Questa notte saremo sull'aereo con rotta Verona, per un rientro 'definitivo', e magari già da domani sera (mercoledì) saremo di nuovo operativi con i soliti happy-hour estivi, in compagnia di chi è tornato dalle vacanze.

E' stato quasi un anno, e per certi versi è passato in un attimo, e per altri è sembrato molto più lungo. Non ho aggiornato il diario per parecchio tempo, ormai il tasso di 'novità' era calato, e tutto si era incanalato più o meno in un normale ritmo da vita normale: il lavoro, l'asilo per Alex, qualche uscita con gli amici, l'incubo saltuario della burocrazia israeliana... Ovviamente verrebbe da fare un bilancio, dopo 11 mesi passati qui, e magari ci sarebbero un po' di spiegazioni da dare, sul perché abbiamo deciso di tornare... ma non è questo lo spirito di questo breve post.

Invece voglio solamente fare il punto per dire che è stata una gran esperienza, nel bene e nel male, e che sono felice di averla fatta. Non è stato sempre facile, ma alla fine me ne torno a casa con un'altra lingua in valigia, e già questo vale lo sforzo fatto (non sottovalutate il pregio di poter dire alla vs. dolce metà, in ebraico, 'quel figlio di troia seduto di fianco a te mi sta proprio sulle palle', mentre sorridete allo stronzo e quello non capisce una parola).

22 giugno 2009

Italiani: apolitici, puttanieri e fascisti (e censori)?

Abbiamo collezionato un bel po’ di notizie rilevanti, ultimamente, che mi hanno fatto un po’ riflettere. Abbiamo un ministro che in una cerimonia pubblica si fa scappare un saluto da camerata, un primo ministro sospettato di andare a puttane, e un misero 20% che va’ a votare per il referendum, oltre ad un’affluenza comunque scarsa alle europee.
La prima reazione sarebbe quella di mettermi qui a fare la morale e chiamare in ballo le leggi e i principi della democrazia: il fascismo è un reato, la credibilità di Berlusconi è compromessa di nuovo, esercitare il diritto di voto in un referendum è l’ultimo segnale che possiamo dare a questa classe politica che pare viva su un altro pianeta, adesso che ci hanno tolto pure le preferenze, e ricordiamoci che se non stiamo clamorosamente affondando il paese è solamente perché il salvagente-euro ci tiene un po’ a galla, e l’Unione Europea per fortuna può mettere qualche limite alla fantasia autodistruttiva dei nostri governanti…
Ma il punto non è quel che è successo. Il punto è quel che non è successo.

17 giugno 2009

Lettera aperta al Lillo

(Nota a margine: non rompetemi perche’ ho scritto con gli apostrofi al posto degli accenti. Questa tastiera non ha le lettere accentate, punto.)

Ma guarda te, penso, il Lillo che mi chiede l’amicizia su facebook.
E mentre metto insieme i pezzetti di ricordi che ho del Lillo, e pondero se accettare o meno (ma poi, su facebook siam tutti puttane, diciam sempre di si’…), mi risuona nelle orecchie la sua risatina.
Son li’ li’ per cliccare su rifiuta (guarda Lillo, fai te che gesto, t’ho scritto cliccare senza la kappa… click click click…), poi mi dico: “Dagli una possibilita’, chissa’ che anche lui non sia cambiato… Vi siete conosciuti e poi persi di vista che di anni ne avevate a malapena, che so, 25? Due venticinquenni magri, piccini, incazzati, fastidiosi… Chissa’ che anche lui adesso non sia diventato un trentenne piccino, magro, fastidioso e incazzato, come te…”
Allora accetto l’amicizia, vado a guardare nei dettagli su facebook e mi ricordo bene: il Lillo c’ha un anno piu’ di me. Questo e’ importante, passati i 30, per noi altri. Vecchiaccio.
Se ricordo bene, tra l’altro, al Lillo gli dava fastidio davvero quando gli davo del vecchio. Cos’altro gli dava fastidio? Non mi ricordo, mi verra’ in mente.

15 giugno 2009

Un po' di blob...

Umberto Bossi lancia un messaggio rassicurante per il Cavaliere: «La Lega vigila, finche’ c’e’ la Lega la democrazia non corre rischi».
«Avete qualcosa da dire a Obama? Io vado in Usa bello abbronzato». Cosi’ Berlusconi si congeda dai giornalisti lasciando la residenza di Portofino […]
Bossi, rassicura il Governo sulla sua fedelta’. Ma sottolinea: «Siamo indispensabili per governare».
Abbronzato? «Un complimento assoluto» e poi - per il capo del governo - ben venga la «diplomazia del cucu’» o delle «pacche sulla spalla» perche’ a suo giudizio i rapporti internazionali funzionano di piu’ se vengono coltivati come quelli tra amici […]
«La nostra funzione sara’ esclusivamente di segnalazione, per comunicare qualsiasi problema alle forze dell’ordine - spiega Giuseppe Giganti, coordinatore nazionale delle Guardie -. Costituiamo una Onlus, inquadrata come Protezione civile, a cui tutti possono accedere, anche chi e’ di sinistra perche’ la politica non c’entra»

10 giugno 2009

Il Grande Sondaggio

Repubblica ha messo online un sondaggio, che fondamentalmente mira a raccogliere le opinioni dei lettori in merito alle future strategie politiche del centro sinistra. La domanda:
Alla luce dei risultati elettorali, quali devono essere le scelte dell’opposizione? (possibili due opzioni)
Le risposte (al momento, circa 100.000 voti totali):

06 giugno 2009

Risposta a Scalfari - a proposito del voto e del centro sinistra

Scalfari ha pubblicato, in maniera abbastanza prevedibile, un editoriale su Repubblica di oggi, che dava noia fin dal titolo: “Le anime belle di fronte alle urne”.

Condivido anche certe cose che ha scritto, e probabilmente con la sua cultura ed esperienza, Scalfari ne sa a pacchi più di me.
Quel che mi ha fatto rabbrividire, è l’ennesima chiamata alle urne - mascherata da lezione di storia, - l’ennesima chiamata a votare per il centro sinistra, contro Berlusconi, a occhi chiusi, perché è l’unica soluzione, l’unica alternativa plausibile, l’ultima spiaggia della democrazia… e buonanotte agli ideali.
Chiunque abbia in sé il seme del voto per il centro sinistra, e decida di disperdere per l’ennesima volta la sua preferenza in nome della ricerca di “un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie”, commette a detta di Scalfari, una sorta di omicidio della democrazia.
Sostanzialmente, chiunque non accetti questo pallido, talvolta ridicolo e un po’ disperato, sicuramente confuso e dalla voce debole, centro sinistra, spinge l’Italia giù dalla china che porterà ancora una volta all’ascesa di un regime in stile Mussoliniano…

30 maggio 2009

CattivoGusto3: Ora, io vorrei tornare ma... le multe...

Non nascondo di avere un po' di nostalgia di casa. Mi mancano le persone, le chiacchiere in italiano, certi panorami famigliari, anche il maiale e il grana, le cose semplici...
Di certo, non mi manca tutto questo, una tipica giornata italiana su un tipico giornale italiano:

Il bello del calcio
PISA - Due agenti sono rimasti feriti durante gli scontri tra tifosi pisani e forze dell'ordine al termine della partita tra il Pisa e il Brescia, che ha sancito la retrocessione dei toscani in Lega Pro.
La polizia e i carabinieri, in tenuta antisommossa, hanno risposto con lancio di lacrimogeni ai tifosi che hanno tirato sassi, segnaletica stradale e biciclette contro i mezzi delle forze dell'ordine. Alcuni cassonetti sono stati incendiati.

24 maggio 2009

Esperimento (7°, e ultimo)

Questa è l’ultima puntata… Intanto grazie a chi ha avuto la pazienza di leggersi il racconto un pezzettino alla volta… fatemi sapere cosa ne pensate (e sono graditi suggerimenti per il titolo!).
La puntata precedente, qui.

Quando entra in casa va nella cameretta a salutare Andrea, e il piccolo gli tiene ancora il broncio da questa mattina. Sara è altrettanto gelida, e Marco si rende conto che sarà la cosa più semplice del mondo proseguire nell’attuazione del suo piano di vendetta. Durante la cena, e dopo aver messo a dormire Andrea, lascia cadere qualche osservazione apparentemente casuale sul disordine in casa, a proposito della camicie da stirare, parla dell’ufficio e calca un po’ la mano sul fatto che in casa, sembra essere lui l’unico a lavorare. Non deve nemmeno lavorare troppo di fantasia, perché ultimamente sua moglie sembra davvero non aver voglia di fare un cazzo.
Finalmente Sara reagisce, vola qualche parola pesante, e sua moglie va a chiudersi in camera. Lui la segue, ma solo prendere il suo pigiama e una coperta dall’armadio.

22 maggio 2009

Esperimento (6 di 7... o 8)

Oggi è il mio compleanno, siete stati bravi e mi avete fatto gli auguri (addirittura ieri…), allora vi regalo due episodi… forse anche un terzo, prima di sera…

La puntata precedente, qui.

Guida lentamente verso casa, e ripensa alle reazioni dei colleghi in ufficio, mentre raccontava loro delle gomme bucate. Solo il ragazzo nuovo aveva mostrato uno straccio di comprensione, da tutti gli altri deficienti aveva raccolto soltanto silenzio o stupidi consigli arrendevoli. Uno di quelli, il solito vigliacco arrendevole, gli aveva suggerito di parcheggiare in un altro posto. Inutile cercare di spiegargli che lui non si sarebbe arreso a quello stronzo del piano di sotto. Il ragazzo nuovo, almeno, non aveva cercato di dirgli cosa avrebbe dovuto fare. Gli aveva anche offerto il suo aiuto, un passaggio dal meccanico, una cosa così. Ma lui aveva la situazione sotto controllo, e ora il meccanico sarebbe servito a qualcun altro.
Il piano confuso della sua vendetta non lo rilassa, è ancora troppo indistinto per dargli la gioia feroce di chi è pronto a restituire il colpo. E il traffico, che oggi è peggiore del solito, rallenta i suoi pensieri insieme alle macchine. Si trova intrappolato nell’Audi, e quello che lo manda in bestia davvero è constatare quanto sia stato facile, per lo stronzo di turno, rovinargli la giornata o la vita.
Bastano un chiodo e un martello e un’anima stronza.

18 maggio 2009

Esperimento (5 di 7)

La puntata precedente, qui.

Marco entra in ascensore con Andrea, e si guarda allo specchio. Indossa un abito pulito, la camicia che si è stirato da solo questa mattina, e pochissimi residui di pazienza per cercare di arrivare a fine giornata. Grazie a dio è venerdì, si sistema la cravatta e appoggia a terra la cartella di Andrea, mentre l’ascensore comincia la sua lenta discesa. Gli sfugge un sorriso alla prospettiva del fine settimana in arrivo, sorriso che svanisce rapidamente al pensiero delle camice da stirare e di due giorni interi in compagnia di Sara, che è diventata intrattabile.
“Perché tu e mamma avete litigato?” chiede Andrea.
Marco si passa una mano tra i capelli in un gesto di stizza, poi si sfrega la faccia cercando di rilassare i muscoli del viso, contratti in una smorfia. Uno si rompe il culo tutti i giorni in ufficio, per cosa? Per prendere della merda anche a casa sua.
“Papà,” insiste Andrea, “Perché tu e la mamma avete litigato?”

17 maggio 2009

Esperimento (4 di 6 o 7 - mi sta sfuggendo di mano)

La puntata precedente, qui.


Per arrivare davanti a casa gli ci vuole quasi mezz’ora, e il peggio deve ancora venire. Esattamente dopo la rotonda davanti al condominio, la lunga colonna di auto in direzione di quel cazzo di incrocio, si blocca completamente. Marco rimane intrappolato tra la voglia di scendere e cominciare a mollare calci alle altre macchine e il disperato bisogno di fumare un’altra sigaretta. I minuti passano lentamente, strascicati a passo d’uomo, scalando tra la prima e la seconda marcia, senza mai nemmeno ingranare la terza.
Ripensa a quello stronzo del piano di sotto, che aveva cominciato a rompergli le palle già poche settimane dopo che avevano fatto trasloco. L’appartamento era costato una follia, ma almeno aveva un cortile privato con dei posti macchina comuni. Con quel che pagavano di mutuo, non avevano potuto permettersi un garage, ma il cortile poteva andare, per ora. Non la poteva certo parcheggiare per strada. I posti macchina nel cortile, però, non erano assegnati; la metà di questi erano diventati di fatto proprietà delle casalinghe. Rientravano il pomeriggio presto dal loro giro di spese e di chiacchiere, i posti liberi ad attenderle. Quelli come lui con un lavoro vero e un orario d’ufficio da rispettare non avevano speranze. Lui però teneva d’occhio queste cose: i movimenti delle macchine del condominio, gli orari degli altri inquilini, quando uscivano e rientravano dal lavoro.

16 maggio 2009

Esperimento (3 di 5 o 6...)

La puntata precedente, qui.


Finisce di lavorare alla sette e mezza, e una volta salito in macchina connette il cellulare al vivavoce. La tangenziale è una colonna compatta di auto, in entrambi i sensi. Marco cerca il numero di Sara nella rubrica del cellulare, e la chiama. Non si sono parlati tutto il giorno, e lei non ha nemmeno risposto all’sms che lui le ha mandato a ora di pranzo. Marco ascolta il telefono che suona libero, mentre cerca di immettersi sulla tangenziale. Il solito prepotente con il BMW lascia che l’auto davanti a lui si muova, e non appena Marco avanza per immettersi, balza in avanti con il suo macchinone da stronzo per chiudergli il passaggio.
“Col cazzo, pezzo di merda!” dice Marco che si aspettava la manovra, e accelera. Riesce a infilarsi quel tanto che basta per bloccare il BMW. “La tua costa più della mia,” borbotta a mezza voce, “Voglio proprio vedere se vuoi farti largo a macchinate.”
Ovviamente quello con il BMW si attacca al clacson. Con la mano fuori dal finestrino, Marco gli fa gesto di calmarsi, e s’immagina come quello si stia incazzando ancora di più, perché niente di fa incazzare come aver ragione e sentirti dire “stai calmo”. Suonano insieme, quello del BMW e il telefono di Sara, che squilla ancora libero.
Adesso va bene suonare per protestare, però c’è un limite anche nello sbragare i coglioni al prossimo, solo perché si aveva la precedenza: “Ma vai a dar via il culo!” grida Marco.

Esperimento (2 di 5... credo)

Continua l’esperimento… intanto grazie per le risposte. Son state solo due, però positive. Ma soprattutto, son state due risposte di due bei pezzi di fanciulla, quindi valgono almeno doppio :-) Scrivetemi bellezze, scrivetemi!

La puntata precedente, qui.



La mattina seguente, Marco siede al tavolo dalla cucina indossando lo stesso completo del giorno prima. Sara si era dimenticata di andare in lavanderia a ritirare gli altri suoi vestiti, e così aveva cominciato la giornata litigando, e preparandosi a indossare giacca e pantaloni del giorno prima. Quando aveva guardato nell’armadio, aveva preso l’ultima camicia pulita e stirata, e forzato la voce in un tono dolce, chiedendo a sua moglie di passare in lavanderia quel giorno, e di stirargli almeno una camicia per l’indomani, venerdì. Avrebbe stirato lui le altre nel fine settimana.
“Però io lavoro tutta la settimana, cazzo,” pensa Marco, mescolando il caffè nella tazzina. “Almeno potrebbe farmi il santo piacere di farmi trovare le camice stirate, eh, almeno quello.”
Si è alzato e ha versato il resto del caffè della moca in un’altra tazzina. “Sara, il tuo caffè… È pronto il piccolo?”
La sua voce suona troppo brusca, allora Marco si alza e percorre il corridoio verso le camere, chiedendo di nuovo: “È pronto il piccolo?”
Questa volta il tono è allegro, si affaccia alla porta della stanza di Andrea, dove Sara gli sta facendo indossare la giacchetta sopra il grembiule blu della scuola.

15 maggio 2009

Esperimento (questo non è il titolo)

Questo è l'inizio di un nuovo racconto... sono graditi i commenti in corso d'opera.
E' un po' un esperimento, di solito non faccio leggere alla prima stesura, però insomma, volevo darvi qualcosa di nuovo rispetto ai soliti 'tutti i sogni' bla bla bla.
Se non mi commentate, non lo finisco, e rimanete così, con la voglia di sapere com'è andata a finire... Alla faccia del ricatto, tiè.


Marco accarezza la pelle del volante dell'Audi A3 2.0 TDI, prima di metterla in moto. Si immette sulla tangenziale e rimane sulla corsia di destra, un'occhiata rapida all'orologio gli conferma l'ora: sono le sette meno dieci, a casa non lo aspettano prima delle sette e mezza. Non ha alcuna fretta, si gode il traffico, il silenzio all'interno dell'abitacolo, il profumo della pelle dei sedili mescolato all'essenza di pino silvestre del deodorante per auto. In ufficio è stata una delle solite giornate, Marco allenta la cravatta e sbottona il colletto della camicia. Il ragazzo nuovo a cui sta cercando di inculcare nel cranio alcune nozioni basilari della programmazione a oggetti, è senza possibilità d'appello un deficiente. Del resto, il ragazzo sembra andare d'accordo con tutti gli altri, in ufficio. I suoi colleghi, tutti deficienti, il suo capo soprattutto, un deficiente.
Il ricordo dell'ennesimo faccia a faccia nel corridoio, davanti alla macchinetta del caffè, gli fa drizzare i capelli sulla nuca. Scuote la testa per scacciare la rabbia, prende uno, due respiri profondi. Ormai è arrivato alla rotonda davanti a casa, mentre si ripete a bassa voce i commenti che quel deficiente ha fatto a proposito del suo lavoro dell'ultima settimana. Prende un altro respiro profondo, poi colpisce il volante con la mano aperta
Invece di svoltare verso casa, alla prima uscita, accelera e si sposta di prepotenza nella corsia interna della rotonda. L'Audi balza in avanti e Marco infila la seconda uscita, tallonando una vecchia Panda. Non appena la strada si raddrizza un poco, Marco accelera ancora, sorpassa a destra la Panda e affonda il piede sull'acceleratore. La strada è poco trafficata, Marco percorre quasi un chilometro con le mani strette sul volante, cambiando le marce con gesti bruschi e rabbiosi.

12 maggio 2009

Isradiario21: il Papa, il Ciccio e Pollicino

Ciao a tutti
fate i bravi e andate a vedere il blog nuovo: http://tuttiisogni.tumblr.com/
Ci trovate anche cose di Bolo - oltre al solito Isradiario e ai racconti...

Ieri sera mi hanno chiamato da Caterpillar. Gli avevo preparato un bel sondaggino, per la visita del Papa in Israele, fatto tra amici, famigliari e colleghi - purtroppo non abbiamo avuto modo di addentrarci a modo nei dettagli.

Per amor di precisione, vi riporto qui i numeri:

Ritenete che la visita del Papa in Israele sia un avvenimento importante, e positivo?
SI 75%
NO 25%

08 maggio 2009

CattivoGusto2: Vogliamo ricordarlo così

Vogliamo ricordarlo così. http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Baget_Bozzo
E sono soltanto i primi risultati su Google. Un libro, ci sarebbe da scrivere, qui.
Il popolo della rete lo piange. Mamma come piange...

Questo passa sotto l'etichetta del CattivoGusto perché non sta bene parlar male dei morti. Nemmeno di Benito.


Da qui.

«Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava». Sono parole dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo in un dialogo con un persiano colto su Cristianesimo e Islam. [...]
Il Cristianesimo, per natura sua, è chiamato a comporsi con i pensieri universali, a ospitarli, a fonderli in sé. L'Islam è una cultura monocoranica, vede nel Corano la lettera divina, un libro non soggetto a interpretazione. [...]

E infatti si fonde, si fonde, ed è così ospitale...

Isradiario20: garage, semafori, scarpe

Questa puntata comincia con una breve descrizione delle foto: nella prima, potete ammirare il nostro bolide parcheggiato nel garage del mio ufficio.
No, non vado a lavorare in macchina - una volta sola, la scorsa settimana, perché tirava un vento da capottare le macchine, impossibile uscire in scooter. Una giornata quantomeno peculiare: un vento fortissimo, 38 gradi di temperatura, e il vento anche più caldo, sabbia che volava dappertutto. Era una domenica - il primo giorno della settimana - e il vento aveva soffiato anche per tutto il sabato.
La mattina, quando sono entrato in ufficio, c'era uno strato di sabbia che copriva ogni cosa.
Tornando al garage, vi chiederete perché la macchina sia parcheggiata su quella rampa di metallo.
Per guadagnare spazio, e parcheggiare due auto al prezzo di una - guardatevi la seconda foto. Questo è il garage del mio ufficio.

07 maggio 2009

Ho bisogno di scarpe con il tacco

Il mio viaggio in Venezuela per lavoro è stato rimandato di un mese - almeno. Nel frattempo c’è il caso che debbano spedirmi negli Stati Uniti, a Kansas City.
Ho chiesto ad Alex se vuole che le porti un regalo in particolare, quando andrò in Venezuela o negli Stati Uniti, una bambola speciale, la cucina di Barbie, un gioco. Lei mi ha guardato e mi ha detto:
“Voglio una gonna e la calzamaglia da mettere sotto la gonna, e le mutande.”
In effetti - per quanto ne sappia lei - l’associazione gonna-mutande-calze fa il paio con canottiera-maglietta-felpa. Poi si è fermata e ha detto:
“No, invece della gonna, comprami le scarpe. Ho bisogno di scarpe. Di quelle per camminare così,” ha aggiunto camminando in punta di piedi.
“Quelle con il tacco?” le ho chiesto.
“Sì, ho bisogno di scarpe con il tacco. Tante, non ne ho nemmeno una, la mamma invece ne ha tante. E anche una gonna, corta corta.”
Crescono così in fretta.

03 maggio 2009

30 aprile 2009

Il piano inclinato


  "Tutti i sogni che abbiamo imparato" è una raccolta di racconti, ambientati tra Reggio Emilia e Dublino, spaziando tra uffici, centro città, periferie industriali. I racconti sono legati uno all'altro, e tracciano la storia dell'evoluzione - così dichiara il protagonista - di Alex, un quasi trentenne alle prese con amore, lavoro, amicizie. Le diverse storie conservano una loro autonomia, mettendo a fuoco singoli episodi e svolgendosi tra ironia e rabbia, passione e cinismo; tutte però unite infine dalla ricerca di un nucleo, di una sostanza ultima, di un sogno.


La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it

27 aprile 2009

CattivoGusto

Vorrei inaugurare una piccola rubrica del Cattivo Gusto.
La dedica speciale è per il Fonta, che so apprezzare grandemente certe perle di cattivo gusto davanti alle quali altri, più sensibili o anche solo vagamente più umani, si volgono sdegnati dall'altra parte...
Se dunque siete animi sensibili, magari lasciate perdere e non continuate a leggere (disclaimer di rito, se poi vi offendete non mi rompete il cazzo eh!).

Comincerei da roba fresca, tipo il terremoto e la febbre suina.

26 aprile 2009

Isradiario19: il ponte della morte e il pupazzo di neve

Io lo chiamo "il ponte della morte". E' l'ultimo cavalcavia prima dell'ingresso di Park Afeq, dove lavoro. E' dove la strada n.5, che percorro da Petah Tiqva a Rosh Ha Ayin, scavalca l'autostrada n.6, da ovest a est. Il cavalcavia è lungo forse un chilometro, e già imboccarlo mette in pericolo la mia vita.

Qui la strada n.5 passa da tre a cinque corsie. Le corsie tre di destra (io in questo momento sono tra l'ultima corsia di destra e quella di emergenza) portano verso lo svincolo per l'autostrada n.6. Devo quindi tagliare attraverso queste tre corsie, e tenermi nella quarta corsia - che porta verso Rosh Ha Aiyn - e che viene usata in scioltezza anche come quarta corsia per l'alta velocità da chi vuole imboccare l'autostrada n.6.
Quando arrivo sul cavalcavia, tiro un sospiro di sollievo nel casco che puzza di smog e gas di scarico, trovandomi di nuovo dove mi è più congeniale: sulla destra, a cavallo della linea della corsia di emergenza, dove non rompo il cazzo alle auto e loro non lo rompono - mortalmente - a me. Giusto il tempo dunque di tirare un sospiro di sollievo e mi investe la prima folata di vento. Il ponte è giusto all'imbocco della piccola valle in cui sorge Rosh Ha Aiyn: il punto più ventoso di tutto Israele. O almeno, per come lo conosco io. Il vento soffia sempre da nord a sud, con il preciso intento di scagliarmi giù dal ponte. E' un gioco di equilibrio, agli ottanta o novanta all'ora, sulle piccole ruote del mio scooter: cerco di tenere la destra, lasciando spazio alle auto, mentre il vento cerca di spingermi sulla corsia di emergenza. Che sarebbe una valida alternativa, se non fosse strategicamente ricoperta da un micidiale strato di ghiaia e sabbia.

25 aprile 2009

E tutto quel che è rimasto sono le foto nel computer

Come tutti i bambini, Alex ha una grande passione per la ripetizione infinita delle stesse storie, raccontate sempre allo stesso modo.
Così l’altra sera, mentre la mettevo a letto, mi ha chiesto di raccontarle ancora di “Winnie Pooh che vuol fare un pupazzo di neve”, una breve storiella derivata dall’esperienza che ha fatto, l’anno scorso, quando io e lei abbiamo fatto un pupazzo in giardino. Il mio Winnie Pooh infatti è un gran costruttore (pupazzi di neve, treni, macchine, case, mulini, parchi giochi…) e un grande amante di animali e creature fantastiche (soprattutto draghi, gnomi, giganti, roba così). Ad Alex le storie piacciono, quindi non rompete…
Torniamo al pupazzo di neve. Questa sera non c’era neve nel bosco di Winnie Pooh, quindi lui e i suoi amici hanno preso il treno per andare in montagna, e hanno fatto il loro pupazzo di neve, giocato, fatto le foto, mangiato, e son tornati a casa alla sera, belli stanchi, e sono andati a dormire - il tutto raccontato con profusione di dettagli.
A questo punto Alex mi ha guardato e mi ha detto - riporto fedelmente parola per parola: “E tutto quel che è rimasto sono le foto da vedere nel computer, perché il pupazzo di neve il giorno dopo c’era il sole e si è sciolto.”
Valle tu a spiegare che ti rimangono anche i ricordi.
Questi bambini tecnologici…

24 aprile 2009

Qualcuno sta uccidendo quegli stupidi animali

 
  "Tutti i sogni che abbiamo imparato" è una raccolta di racconti, ambientati tra Reggio Emilia e Dublino, spaziando tra uffici, centro città, periferie industriali. I racconti sono legati uno all'altro, e tracciano la storia dell'evoluzione - così dichiara il protagonista - di Alex, un quasi trentenne alle prese con amore, lavoro, amicizie. Le diverse storie conservano una loro autonomia, mettendo a fuoco singoli episodi e svolgendosi tra ironia e rabbia, passione e cinismo; tutte però unite infine dalla ricerca di un nucleo, di una sostanza ultima, di un sogno.


La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it

 




Mercoledì

Qualcuno sta uccidendo quegli stupidi animali. Qualcuno ha avvelenato i piccioni. Stanno morendo in maniera orribile: si è sparsa la voce che qualcuno abbia lasciato dei mucchi di cibo per uccelli in Piazza San Prospero e in Piazza Prampolini, cibo avvelenato. Lunedì e martedì c’erano mucchietti di cibo nelle piazze del centro; tutta la città ha assistito al banchetto degli animali. I piccioni scacciavano gli uccelli più piccoli, beccavano freneticamente il cibo senza curarsi di nulla, anzi, gettandosi praticamente sotto i piedi dei passanti, per conquistare un altro ghiotto boccone. Animali ingordi, i piccioni.
Oggi i piccioni hanno cominciato a morire. Questa mattina gli ambulanti del mercato, arrivati presto, li hanno trovati a terra nelle piazze, negli angoli: le piume grigie erano più opache del solito. I becchi e gli occhi aperti, morti o morenti. Non erano tantissimi, quaranta o cinquanta in tutto, ma sembravano troppi per lasciarli lì a terra in un giorno di mercato. Hanno fatto presente la cosa in Comune, il Comune ha mandato un paio di netturbini perplessi a ripulire le piazze dai piccioni morti. Dicono che a terra ci fosse ancora cibo per i piccioni, ma che quasi nessuno degli uccelli ne mangiasse.

I netturbini hanno raccontato al ragazzo della bancarella che i piccioni stavano appollaiati sui davanzali delle finestre, sui cornicioni, sui Leoni di S. Prospero; nessuno volava, osservavano le scope e le palette che raccoglievano piccioni morti.
— Devono comunque aver mangiato ancora, dice il ragazzo della bancarella.
Sono qui per la mia scorta di biancheria, la bancarella ha capi firmati a poco prezzo. Una volta a vendere era la madre, ora è il ragazzo, avrà forse ventuno o ventidue anni al massimo. Dice che sono animali stupidi, i piccioni, non hanno capito nulla dall’osservazione dei cadaveri dei loro simili.
In qualche modo hanno mangiato ancora: per ora di pranzo i piccioni morivano a centinaia sui davanzali, sulle statue dei Leoni e sui gradini della chiesa. Il ragazzo era andato a vedere in Piazza Prampolini: accadeva lo stesso, c’erano piccioni morti davanti al Duomo, nell’acqua della fontana del Crostolo, sulle finestre e sotto il portico del palazzo comunale. I netturbini sono tornati, cercavano di ripulire le piazze e bestemmiavano contro di quelli che, trovandosi un piccione morto sul davanzale, lo facevano cadere di sotto, dove si sfracellava obbligandoli a pulire con acqua e schiuma disinfettante.
Piccioni morti ovunque, questo pomeriggio, mi racconta il ragazzo della bancarella. Alla fine dal Comune hanno dovuto mandare un’intera squadra di netturbini e molti hanno tolto le bancarelle, abbandonato il mercato. Erano venuti anche i Carabinieri, avevano perlustrato le due piazze, scattato fotografie, raccolto in sacchetti di plastica trasparente qualche piccione e campioni del cibo avvelenato.


Giovedì

La mattina seguente sono entrato in ufficio e c’era solamente Tony, che teneva i gomiti appoggiati sulla scrivania ai lati di un bicchierino di carta, posato esattamente al centro. Il bicchierino conteneva evidentemente caffè caldo, Tony teneva la testa tra le mani e osservava sospettoso il caffè marroncino. Tony ci ha messo il tempo di una porta chiusa con forza, la mia borsa poggiata rumorosamente a terra, e un colpo di tosse, per alzare lo sguardo su di me.
— Buongiorno, — saluto. — Che succede? — chiedo, indicando la tazza di caffè, presumo ormai freddo.
— Eh, buongiorno, — dice Tony. — Sai chi ha avvelenato i piccioni? — mi domanda.
Ho in mano l’edizione catto/fascista del giornale locale – penso che sia la prima volta in vita mia che lo acquisto. Dico: — Qui accusano il Comune, — rispondo. — Dice che i Carabinieri hanno stabilito che fosse mangime per cigni. Gli unici cigni qui in città sono quelli dei Giardini Comunali... veniva dai Giardini, nessuno si spiega come sia arrivato in piazza. Probabilmente era scaduto, avariato o tossico.
Tony smette di guardare dentro il caffè, lo sposta in un angolo della scrivania con un movimento prudente: — Era cibo destinato ai cigni. Forse volevano uccidere i cigni? Qualcuno due notti fa ha fatto irruzione nel gabbiotto del Comune ai Giardini... hanno rubato degli attrezzi da lavoro e niente di più. Lo dice qui, – mi mette sotto il naso un appunto scritto a mano dal Dott. Carletti, il nostro superiore.
Sottolineato dal dito di Tony: — Sostituire il lucchetto del gabbiotto dei cigni ai Giardini / rotto — e subito sotto: — Chiamare la cooperativa Reggio Foglia / far rimpiazzare gli attrezzi.
Non riesco a collegare i due fatti in modo lineare: — Perché dici che volevano uccidere i cigni? Chi vuole uccidere i cigni?
— Non so chi li voglia uccidere, so che due giorni fa è stato rubato del cibo per uccelli, che qualcuno l’ha mischiato con il veleno e l’ha sparpagliato per la città. E il Comune tiene nascoste queste informazioni. Preferiscono far credere che fosse solamente cibo avariato. È un indizio più che sufficiente di un comportamento sospetto, vogliono insabbiare qualcosa.
Tony mi guarda: — Ho già inviato un fax ai Carabinieri con una copia del foglio, e adesso che sei arrivato posso andare a portargli l’originale. Sono ansiosi di verificarlo. Volevano addirittura mandare una pattuglia quando ho detto che non potevo lasciare l’ufficio finché non saresti arrivato tu. Lo sai che la notizia dello scasso non era sui giornali e non era stata sporta denuncia?
— Tony, — dico: — Te ne vai e mi lasci confuso.
— C’è poca confusione... perché mai avrebbero dovuto chiedere a noi due, che siamo l’Ufficio Stampa per il Turismo, di far sostituire il lucchetto del gabbiotto del parco? Perché dovremmo chiamare noi la Reggio Foglia? Stanno cercando di confondere, di insabbiare, ma questa Giunta dell’Intrigo Borghese con me ha chiuso. Porto il foglio ai Carabinieri, e sono inchiodati.
Mentre parla s’infila la giacca, poi esce dall’ufficio lasciandomi confuso e gli invidio un po’ della sua travolgente passione per il complotto.
Rientra immediatamente e fermo sulla porta mi dice: — Io non berrei niente qui dentro, nei prossimi giorni, nemmeno il caffè. Faccio fatica anche a fidarmi dell’acqua del rubinetto. — Poi sparisce.
Quando ritorna in ufficio, due ore dopo, non fa commenti sulla visita ai Carabinieri e non risponde alle mie domande. Semplicemente scuote la testa con l’aria di chi la sa lunga. Mi chiede solamente di non dire nulla al Dott. Carletti – che comunque è a casa in malattia.

Alle sei e cinque di sera esco dall’ufficio, l’edicola in piazza è ancora aperta. Non è giorno di mercato, niente pettegolezzi alle bancarelle, e comunque è troppo tardi. Controllo i quotidiani locali, nessuno che faccia menzione della morte dei piccioni, a parte quello che ho acquistato questa mattina. Guardo il vecchio giornalaio, gli chiedo allegro: — Novità?
Lui mi guarda perplesso: — Novità di che?
Gli indico l’Apecar dei netturbini in un angolo. — Piccioni, — dico, — Li han raccolti tutti?
Il giornalaio si stringe nelle spalle: — Mo’, so’ io... tanto parlare per due uccelli morti.
Gli chiedo speranzoso, mentre prendo una copia di una rivista di musica: — E di cosa si parla tanto? Cosa si dice?
— Mo’, so’ io... Son tutti lì a chiedersi cos’è stato... sarà stato uno scherzo balordo di qualcuno che ha messo del cibo avvelenato, sarà stato, o magari una malattia... Ne ho visti degli episodi così, io, stando qui. Cos’è poi tutto questo stupore...
Io gli domando, perplesso: — Ha già visto i piccioni morire così?
— Mo’ seh... — annuisce. — Ogni dieci o dodici anni van giù così, mo’ almein al pòrten mìa dal malatii.
Prende i miei soldi, ed io vado verso l’Apecar dei netturbini, con il nuovo giornale arrotolato in mano come un bastone. I piccioni muoiono così ogni dieci o dodici anni? Io non ricordo che nulla del genere sia accaduto. Mentre mi avvicino all’Apecar dei netturbini noto un’Alfa blu dei Carabinieri posteggiata nel vicolo vicino. C’è un Carabiniere seduto dentro che legge il giornale, l’altro non è in vista. Il netturbino è appoggiato alla portiera dell’Apecar e mi getta un’occhiata mentre mi avvicino: — Che vuoi? — mi chiede, con accento pesante.
Sembra slavo, ha dei denti pessimi. Faccio un mezzo sorriso e gli chiedo, con fare complice: — Ma cos’è successo? Cos’è successo ai piccioni?
— Non so... — dice lui con una smorfia. — Oggi mi hanno fatto stare qui nella piazza tutto il giorno a raccogliere piccioni... anche se ne sono morti in dieci forse.
— E loro?
Il netturbino non si volta nemmeno verso la macchina dei Carabinieri: — Non so... controllano. — Poi si volta, prende dal cassone dell’Apecar una grossa scopa e una paletta. — Devo andare, — dice.

Mentre cammino verso il parcheggio in cui ho lasciato la bicicletta, passo davanti alla Biblioteca Comunale. È aperta per almeno un’altra mezz’ora. Vado dal primo impiegato che trovo e gli chiedo dove tengono i giornali degli anni passati, mi dice che sono al piano di sopra ma la consultazione ha chiuso alle cinque.
Lo ringrazio e vado a dare un’occhiata veloce alla letteratura della città, ma non ci sono titoli che suggeriscano alcuna parentela con la strage di piccioni. Prendo a prestito un libro di fotografie e un’altra autocelebrazione delle recenti Giunte di centrosinistra, ma esco con poco entusiasmo. A casa sfoglio i libri senza trovare niente, mangio dei cracker davanti al computer mentre continuo a buttare in Google "piccioni e Reggio Emilia" senza ottenere alcun risultato degno di nota.
Telefono a Riccardo mentre mi preparo un’insalata veloce, gli chiedo se si ricorda di piccioni morti dieci o dodici anni fa. Mi domanda cordialmente di che cazzo sto parlando, gli spiego dei piccioni – non ne sapeva nulla. Si dichiara sostanzialmente disinteressato, e no, non si ricorda di altre strani morie di piccioni in passato. — Ma, — dice, — Ci sono probabilmente tante altre cose che non ricordo proprio, di quando avevo venti o ventidue anni...
Dopo aver parlato con Riccardo, chiamo il Dott. Carletti sul numero di casa. Mi scuso per averlo disturbato, per di più a ora di cena, ma poiché è a casa in malattia volevo informarlo che l’indomani mattina avrei preso mezza giornata di permesso. Mi dice che oggi ha ricevuto la visita di un paio di Carabinieri; sono andati da lui a causa del foglietto portato da Tony, stanno cercando di collegare le due cose. Mi chiede cosa ne sapevo io.
— Tony mi ha mostrato il foglio, — rispondo, e mento: — Non sapevo che l’avesse portato ai Carabinieri. Onestamente non ho le idee chiare su questa faccenda.
— Ma domani ti prenderai mezza giornata per andare in biblioteca, — dice, — Vai a studiare i piccioni?
— Vado a leggere dei vecchi giornali, — ribatto. — Il giornalaio dice che la strage di piccioni è un evento ciclico che si ripete ogni dieci o dodici anni... Nessuna teoria del complotto, per me.
Il Dott. Carletti ride: — Per tua informazione, quell’appunto non era per Tony. L’ha trovato sulla mia scrivania, erano disposizioni che l’Assessore mi aveva passato per Marini, quello della manutenzione. Non gliele avevo consegnate perché sono stato a casa in malattia e perché non sono il cazzo di segretario né di Marini, né dell’Assessore, — sbotta. Poi si calma: — Prendi la mezza giornata e vai a leggere dei piccioni, — mi dice, — Nessun problema. — Quella dell’Assessore e di Marini mi sembra una scusa complessa ma credibile, riaggancio il telefono e resto perplesso.


Venerdì

Venerdì mattina dopo mi alzo presto, faccio una lunga doccia e prendo un caffè amaro nel bar di fronte alla Biblioteca. Leggo tutti i quotidiani del giorno: i catto/fascisti confermano che il mangime fosse cibo per cigni, ma i Carabinieri escludono assolutamente che sia la fonte dell’avvelenamento. Tutti i campioni di cibo raccolti erano assolutamente atossici. Un altro quotidiano riporta semplicemente il dettaglio del cibo per cigni, probabilmente rubato qualche giorno prima nel gabbiotto dei Giardini Comunali, da sconosciuti. I due eventi potrebbero curiosamente non essere collegati. Fumo una sigaretta scroccata a uno degli studenti, prima di entrare. Tengo il cellulare spento per tutta la mattina, frugo un po’ a caso nei quotidiani di dieci, dodici anni fa senza trovare nulla. Uso un sistema elettronico, su uno dei computer della sala, che permette di visualizzare una scansione ad alta definizione di tutte le prime pagine dei quotidiani archiviati.
Per un’ora resto incollato al monitor finché non mi bruciano gli occhi: ho sfogliato quasi tre anni interi del principale quotidiano locale, ma niente piccioni. Chiedo a uno degli archivisti se hanno un sistema di ricerca per parole chiave, ma mi spiegano che solamente gli articoli principali sono indicizzati. Provo a cercare comunque piccioni, e a verificare in archivio le poche copie suggerite dai risultati della ricerca, ma senza successo.
Mi siedo in una poltroncina, guardo l’orologio, è passato mezzogiorno ormai. Scendo fuori, entro dal tabacchino e compro un pacchetto di sigarette e un accendino. Mi siedo sui gradini della chiesa di fronte all’ingresso della biblioteca, cerco invano di farmi venire in mente un criterio. Non posso continuare a cercare a caso.

Guardo l’ora, è mezzogiorno e mezzo ormai. Vado a controllare ed hanno già chiuso la saletta di consultazione, riapriranno dalle due alle cinque del pomeriggio. Si sta facendo tardi e nella fretta della mattinata non sono nemmeno passato dal mercato.
In piazza San Prospero alcuni stanno già smontando le loro bancarelle. Gli ambulanti abbassano con prudenza i teloni per paura che un piccione morto gli caschi addosso.
— Uno spettacolo ridicolo, — dice il ragazzo della bancarella della biancheria, — Ci sono morti i piccioni addosso e nessuno ci riesce a spiegare perché.
Prende tre paia di calze, in una calza infila un sacchetto di marijuana, mette le calze in una piccola borsa di plastica e sopra due paia di boxer.
— Sono duecento euro, — mi dice. — Duecento dieci, due e quindici con boxer e calze. — Chiude il sacchetto e intasca i soldi che gli porgo. Riapre il sacchetto e tira fuori i boxer, me li mostra: — Guarda qui, — indica con il dito lo etichetta. — Sono boxer di Calvin Klein. Li pago due euro al paio dai cinesi, a te li vendo a cinque.
Mette i miei soldi nella tasca dei pantaloni, tira fuori una sigaretta e l’accende, poi agita di nuovo i boxer: — Alle donne che vengono a comprare i boxer al marito, al fidanzato o al figlio, riesco a venderli anche a otto euro al paio, è cotone vero, il marchio sembra vero, eh? — Da un tiro profondo alla sigaretta, io la osservo e lui mi fa: — Ne vuoi una? — tira fuori il pacchetto e mi porge un’altra sigaretta.
Mentre la accendo, lui continua a spiegare: — Ai ragazzini invece, quelli che vengono qua tutti vestiti firmati, li vendo anche a quindici euro al paio. Ragazzini scemi... sono tutti una posa... pensano di aver fatto un affare... Scemi, con i loro pantaloni da duecento euro, le scarpe da trecento e le giacche da quattrocento euro... Cosa c’hanno, al massimo quindici anni? Vanno a scuola e i genitori li vestono così?
Lui di anni ne avrà al massimo ventuno, ventidue.
— Lo so cosa pensi, — mi dice, indicandosi, — Che anch’io sono vestito firmato. Ma questo è il mio lavoro, io ho una bancarella, vendo roba firmata. Io questa roba che c’ho addosso la pago niente dai cinesi, è tutto marketing il mio. E comunque io lavoro, e mia madre non mi ha mica tirato su così, a me.
Mi indica con la testa un gruppo di ragazzini in arrivo, dall’altro lato della piazza: — Guarda, — dice. — Sono cresciuti cattivi, molto più cattivi di noi, questi... Quando vengono qua e tirano sul prezzo non lo fanno mica per risparmiare, non lo fanno mica perché la merce non è di qualità... Lo fanno solo perché inconsciamente cercano di farmi guadagnare meno, perché sanno dentro di loro che per salire dovranno schiacciare gli altri...
Alla fine mi allunga la borsina di plastica con boxer, calzini e marijuana, dice: — Allora, sono duecentocinquanta per la maria, quindici di boxer e calze... Duecentosessantacinque in tutto.
— Ti ho già dato i soldi, — gli dico. — E per la maria erano duecento.
S’infila la mano in tasca, tocca i soldi, dice: — Hai ragione... Allora ciao, e salutami Riccardo.
Io salgo in ufficio e c’è Tony che mi guarda in silenzio, non mi dice una parola per almeno mezz’ora. Siamo d’accordo con il Dott. Carletti per fare, il venerdì, l’orario continuato, di modo poi da uscire non più tardi delle cinque. Uno di noi esce e va a prendere il pranzo per tutti: sei pizzette a La Piola, roventi e squisite. Oggi toccherebbe al Dott. Carletti, ma poiché è a casa malato ed io ci sono stato lo scorso venerdì, ne consegue che sia il turno di Tony. Mi chiedo se sia andato o no a La Piola, se magari abbia preso la pizza anche per me, mentre io ero tra biblioteca e mercato. Capace di essersele mangiate tutte lui, le pizze. Alle due e mezzo si alza in piedi, spazientito, e dice: — Vado a La Piola, ti porto qualcosa?
Quando torna mi porge le mie pizzette: — Non so se posso fidarmi di te oppure no... — dice.
Io guardo la pizzetta che sto per mordere: — Di questi tempi, posso fidarmi a mangiare la pizza che mi hai portato?
Lui non ride e dice: — So che alla fine hai simpatie riformiste, tu. Sei troppo incline al compromesso, e di chiara origine cattolica.
Mi chiedo se sappia della mia telefonata con il Dott. Carletti o delle mie ricerche di questa mattina. Rimane appoggiato alla mia scrivania, a scrutarmi mentre mangio la pizza, e la cosa mi mette chiaramente a disagio. Gli dico di piantarla con quest’atteggiamento indagatore, da detective del mistero. Lui fa un sospiro e si stacca dalla scrivania, ma rimane in piedi di fronte a me armeggiando con il cellulare.
— Chiara? — dice nel telefono, — Ciao, sono Tony... sì, quello dell’Ufficio Stampa per il Turismo... volevo parlarti per quella storia dei piccioni morti...
Pausa di silenzio, io lo guardo e lui fa sì con la testa, a me o a questa Chiara, non saprei, e dice: — Sì, magari vediamoci da qualche parte, non parliamone al telefono... Via Farini, certo... Tra mezz’ora. Allora ciao, e grazie... No, grazie a te, a tra poco.
Riaggancia, chiude il telefonino con uno schiocco. Mi guarda e mi dice: — Ovvio che il Dott. Carletti non deve sapere nulla nemmeno di questo. Per far filtrare un po’ di verità, devo rivolgermi al quotidiano degli avversari, non ho scelta.
Rientra appena prima delle cinque, gli chiedo com’è andata e lui dice che ci sarà un articolo domani mattina, sul giornale catto/fascista. È di umore cupo e scontroso, si rifiuta di raccontare nei dettagli e dice semplicemente: — Sono compromessi anche loro, aderiranno alla versione ufficiale.


Sabato

Sabato mattina mi sveglio presto, contrariamente alle abitudini, per acquistare il quotidiano catto/fascista. In prima pagina comincia l’articolo di Chiara.

Sono stati arrestati ieri mattina i responsabili della misteriosa moria di piccioni che ha colpito negli ultimi giorni la città di Reggio Emilia. Trattasi di A.R., 28 anni, originario di Modena, e di C.S., 22 anni, di Torino, residente a Modena da diverso tempo. Nella cantina di A.R. gli uomini del locale Comando dei Carabinieri hanno rinvenuto diversi sacchi di mangime per uccelli e un ingente quantitativo di lassativo.
I piccioni, ha spiegato il Tenente dei Carabinieri Gianni Rosati, che collabora con la Polizia Scientifica, sono morti con ogni probabilità a causa dell’indigestione causata dalla sovrabbondanza di cibo somministrato dai due accusati. La Polizia Scientifica aveva escluso già nei giorni scorsi la possibilità che il cibo avesse causato negli uccelli alcuna forma di avvelenamento. La presenza del lassativo nel mangime, inoltre, non ha causato alcun effetto sugli uccelli il cui sistema digestivo è sostanzialmente differente da quello umano. È stata così risparmiato a Reggio Emilia, perlomeno, l’imbarazzo di centinaia di piccioni scacazzanti, anche più del consueto, per le piazze.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, avvallata dalla confessione resa dopo l’arresto da parte del più giovane dei due accusati, A.R. e C.S. si erano recati a Reggio Emilia nella notte tra domenica e lunedì scorsi, dove avevano trafugato il mangime per gli uccelli da un capanno degli attrezzi di proprietà del Comune, che sorge all’interno del parco dei Giardini. I due giovani avevano poi mescolato il mangime con il lassativo, somministrandolo nelle piazze ai piccioni di Reggio Emilia, nelle giornate di lunedì e martedì, aumentando progressivamente le dosi di cibo e la percentuale di lassativo, alla ricerca dell’effetto (testuali parole di C.S. come riportate nel verbale) "pioggia di m.".
Nella giornata di mercoledì, A.R. e C.S. erano ritornati a Modena, sicuramente delusi per non aver ottenuto sugli uccelli l’effetto desiderato. I Carabinieri di Modena erano stati allertati nella giornata di mercoledì, dopo che a Reggio Emilia erano state verificate le immagini raccolte dalle telecamere di videosorveglianza delle zone limitrofe al parco dei Giardini. Nelle giornata di giovedì i Carabinieri hanno posto in atto una tradizionale opera di sorveglianza dei due sospetti, in attesa del mandato a procedere. All’alba di venerdì sono scattate le manette, seguite poche ore dopo dalla confessione resa da C.S., che ha chiarito il movente del peculiare gesto di crudeltà nei confronti degli animali. La somministrazione ai piccioni di Reggio Emilia del mix di mangime per uccelli e lassativo, è stata secondo le parole di C.S. un collaudo della mistura volta a ottenere da parte degli uccelli stessi il citato effetto "pioggia di m.". Obiettivo finale del "bombardamento" sarebbe invece stata, previa somministrazione ai piccioni del centro di Modena, il presidio organizzato da Forza Nuova per la giornata di oggi, in Piazza Grande.
I due sono ora accusati di violenza sugli animali, nonché di furto con scasso, dalla Procura di Reggio Emilia. Rischiano dai dodici ai diciotto mesi e fino a diecimila euro di ammenda.
L’accadimento – per quanto possa suscitare certamente un sorriso divertito da parte dei nostri pochi lettori del centrosinistra, e speriamo anche un minimo di pietà per i poveri piccioni – è indice della consueta intolleranza per qualsiasi manifestazione di un’opinione politica differente, nelle nostre città emiliane, tradizionalmente regno di politicanti di matrice comunista, sindacalista, e nostalgica. I nostri lettori di centrodestra invece, avranno riconosciuto nelle linee guida di quest’attacco criminale, peraltro sventato dal pronto intervento dei Carabinieri e dall’inettitudine degli accusati stessi, l’impronta di questo centrosinistra che per conservare il potere e zittire ogni voce di dissenso, non si fa scrupolo a sommergerla con una "pioggia di m.", avendo ormai per fortuna perduto la forza per far ricorso a forche giustizialiste o peggio ancora, deportazioni e gulag.
Nel prodigioso volume di testimonianze "Il libro Nero del Comunismo Emiliano", si trova traccia di simili attacchi [...]

21 aprile 2009

Isradiario17 e tre quarti: l'unico che sembrava normale

Questo sarebbe da leggere appena prima del 18...

Potete ammirare qui a fianco il panorama che si gode dalla 'stanza fumatori' del quarto piano, in ufficio...

Ron è l'unico in ufficio a sembrare tutto sommato completamente normale. Anche Yaniv ad essere onesti non mostra segni di squilibrio, ma sarà alto due metri e peserà più o meno quanto me, quindi fa un po' impressione. Ron tra l'altro è un fumatore ed è stato assunto da poco, quindi posso uscire per una sigaretta con lui, scambiare prime impressioni, farmi dettare i tempi delle pause fumo senza timore che siano troppo numerose. Per un paio di giorni non parliamo di cosa rispettivamente facciamo in 'GlobuliBianchi', e resto un po' sorpreso quando alla fine scopro che Ron è un commerciale - ero sicuro fosse un programmatore.
Il fatto che sia un commerciale e non un programmato rende ovviamente meno eccezionale il fatto che abbia scarpe decenti, e un aspetto normale. Mi racconta che un mese fa è stato licenziato da SanDisk a causa della crisi - è il primo racconto del genere che sento in prima persona: ora la crisi ha il volto e la voce di Ron. Lui mi spiega che alla fine il suo unico errore è stato lavorare bene senza leccare culi. Quando il suo capo ha dovuto decidere chi licenziare, ha scelto lui. A scamparla sono stati un veterano con troppi anni alle spalle per poter essere licenziato, e un altro che aveva iniziato da poco, come Ron, ma aveva concentrato efficacemente i suoi sforzi nel leccare il culo del capo piuttosto che nel lavorare. Improvvisamente mi sento più vicino a casa.
Mi mostro solidale, e penso: "se dovesse succedere a me, direi la stessa cosa. Nessuno vorrebbe mai dire - mi hanno licenziato perché di tre ero il peggiore. Non necessariamente il peggiore in assoluto, lavoravo bene, ma non bene come gli altri..."

08 aprile 2009

Isradiario17 e mezzo: training

Questo sarebbe da leggere tra il 17 e il 18...

Questa faccenda dell'andare da clienti a fare training posso guardarla da due prospettive diverse: parlo inglese meglio di tutti gli altri in ufficio, e sono certo più presentabile di Mary o Effie. Fare training significa farsi qualche viaggio all'anno, di solito di una settimana, il primo sarà in Russia e a Maggio in Venezuela.
Non sarà certo una vacanza, ma se tutto dovesse andare bene potrebbe rivelarsi una buona opportunità per collezionare esperienze, e soprattutto darmi una buona carta da giocare per ottenere in Agosto un aumento (o comunque una voce in più da aggiungere al curriculum in vista di prospettive future).

04 aprile 2009

Isradiario18: di ritorno da Mosca

A dire il vero mi sono chiesto se non si trattasse di una qualche forma di punizione - passato a malapena un mese dal primo giorno di lavoro, mi hanno spedito a Mosca con il capo, per erogare un corso di formazione ad un nuovo cliente. Punizione non tanto per il viaggio a Mosca, quanto per il fatto che avremmo trovato, stando alle previsioni, tra i -12 gradi di notte e i -5 di giorno. In realtà siamo stati fortunati e raramente abbiamo avuto meno di zero gradi.
Il viaggio non è iniziato nel migliore dei modi: domenica mattina in ufficio, domenica pomeriggio in aeroporto - arriviamo già stanchi, e gli addetti alla sicurezza decidono che in effetti la combinazione italiano che vive in Israele e vola in Russia per lavoro è sospetta, quindi mi sottopongono a un'ora di snervanti controlli. Nonostante l'ostruzionismo della security riusciamo a salire sull'aereo, e arriviamo a Mosca su un aeroplanino che sembra un aliante, poco dopo mezzanotte.

07 marzo 2009

Isradiario17: mare mare mare!

Ciao a tutti
dopo quasi un mese di silenzio, mi tocca scrivere immediatamente un nuovo capitolo... ho promesso qualche dettaglio su questa mia prima esperienza lavorativa, ed eccoci qua.

Ma prima, giusto poche righe di resoconto sul weekend (che per noi finisce adesso - credo lo sappiano ormai tutti, ma qui il fine settimana è venerdì e sabato, domenica è il primo giorno lavorativo della settimana). Dopo due settimane di brutto tempo è quasi arrivata l'estate: ieri c'erano una trentina di gradi e oggi trentacinque. Pensare che il sette marzo si suda in pantaloncini e maglietta mi fa un certo effetto.

05 marzo 2009

Isradiario16: è finita la scuola!

Ciao a tutti,
è un po' che non ci si sente, qui sull'Isradiario. Sono stato abbastanza impegnato con la fine della scuola, la visita di mia mamma, e ora con le prime giornate di lavoro.
Voi come state? Fate a modo e fatevi vivi anche voi, dai, che secondo me Skype lo sapete usare (non vale per quelli che effettivamente si fanno vivi ogni tanto)! O almeno una mail, una volta ogni tanto. Un ReggioDiario comunitario, non so...

Andando in ordine: sono felice di annunciare la fine dell'Ulpan, dopo quattro mesi di studio. Mercoledì scorso ho ufficialmente terminato il corso e ricevuto il mio bel diplomino - che stento a leggere! In sintesi adesso dovrei essere in grado di parlare, leggere e scrivere un po' di ebraico.
La cosa devastante dell'Ulpan è la fama di "scuola infallibile" che ha acquistato presso la popolazione locale. Quando qualcuno mi chiede cosa faccio, e in un ebraico zoppicante rispondo che studio all'Ulpan, tutti sorridono e mi fanno:
"Ah, vedrai che dopo due o tre mesi di corso, parlerai ebraico benissimo."

09 febbraio 2009

Isradiario15: domani si vota

Domani si voterà, qui in Israele. Come scrivono anche i giornali italiani, la situazione è abbastanza incerta - anche se sembra prevalere un orientamento a votare per partiti di destra o centro-destra, e qualsiasi coalizione vada poi al potere, dovrà includere almeno un partito di destra o centro-destra.
I sondaggi danno in leggero vantaggio il Likud di Benjamin Netaniahu, inseguito dal Kadima di Tzipi Livni (il partito di centro fondato qualche anno fa da Sharon e che guida il governo attuale).
La 'sorpresa' (anche se non è poi corretto parlare di sorpresa) è il terzo posto che molto probabilmente di aggiudicherà il partito di destra populista/estremista Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman (un simpatico signore che sembra l'incrocio tra Bossi, Berlusconi, Sharon e Putin... sì, da i brividi anche a me).
Quasi certo è anche la caduta al quarto posto del partito di Barak, Avoda (il partito di sinistra, una volta il più popolare e potente d'Israele).
A seguire, partiti minori di sinistra, partiti religiosi e i partiti degli arabi israeliani, che risulteranno comunque necessari nella formazione di una coalizione in grado di governare il paese - sulla falsa riga dei nostri governi italiani, con i piccoli partiti in grado di tenere in scacco governo e maggioranza su questioni chiave.

06 febbraio 2009

Nessuno mi ha ucciso più dolcemente

"Nasconderò.
Con miele. Colante.
Il vuoto. Che avanza.
Io. Ora. Nasconderò.
Dove vivevi tu.
Dove vivevi solo tu"
Marlene Kuntz










27 gennaio 2009

Isradiario14: il mio permesso di soggiorno dov'è??!!!

Ciao a tutti
con questo capitolo torniamo alle nostre faccende private. La tregua tra Israele e Hamas per ora sembra reggere ancora, e credo di avervi bombardato abbastanza di faccende politiche: la vita, qui, per fortuna non è solo quello.

Mentre vi aggiornavo sulla situazione a Gaza, ci siamo dotati del felino ritratto qui a fianco. Il nome del gatto è Gucci – e nonostante sia ragionevole credere il contrario, il nome non l'ha in realtà scelto Tamar! Già prima di Natale una ragazza di Tel Aviv, che ha vissuto per qualche anno a Milano, aveva cominciato a tampinare Tamar perchè adottassimo questo Gucci, da lei salvato da una vita di strada.
La mia ragionevole opposizione ovviamente non ha potuto nulla, dato che Tamar non solo mi ha chiesto di adottare il felino, ma ha detto a Alex che forse, se il papà avesse acconsentito, avremmo avuto un gatto. Provateci voi a dire di no alla vostra bimba – soprattutto per uno come me, con tutte le sue cicatrici nell'anima, che ha chiesto inutilmente per anni e anni un cane o un gatto ai suoi genitori...
Quindi, è arrivato Gucci.

26 gennaio 2009

Noi abbiamo due case

Questa è la piccola Alex sull’aereo, al ritorno dalla vacanza in Italia, che riassume brillantemente la situazione con un:
“Noi abbiamo due case, una in Israele e una in Italia. Oggi andiamo in Israele.”
Credo che in questo momento quel che la indispettisce di più rispetto al non essere in Italia è che qui, di neve, non ne ha vista e non ne vedrà. Ho passato venti minuti ieri cercando di farle capire che qui l’inverno non è abbastanza freddo, e non nevicherà.
“Se è inverno,” dice, “allora nevica. Se è estate, andiamo al mare.”
E’ che quando cresci poi la vita si complica parecchio.

19 gennaio 2009

15 gennaio 2009

Isradiario13: guerra a Gaza - tregua in arrivo?

Si comincia a parlare seriamente di tregua. Anche un 'cessate il fuoco' temporaneo potrebbe bastare, per dare inizio alle trattative.
Da un paio di giorni sembra che la situazione si stia sviluppando in questo senso, anche se da entrambe le parti ci sono le consuete divisioni tra 'falchi' e 'colombe'.

La dirigenza politica di Hamas - e soprattutto i leader del movimento che sono a Damasco, in Siria, e non a Gaza, - premono per continuare la lotta. "Hamas," dicono, "è un movimento di resistenza e come tale non può accettare alcuna tregua a lungo termine". D'altra parte gli ufficiali di Hamas nella Striscia di Gaza hanno subito perdite pesanti, hanno l'esercito israeliano alle porte e sono coscienti delle condizioni critiche in cui versa la popolazione.
Pare anche che Hamas abbia interesse ad attendere ancora qualche giorno - fino all'insediamento di Obama, - prima di negoziare una tregua, sperando in condizioni più favorevoli grazie al nuovo presidente americano.

12 gennaio 2009

Isradiario12: guerra a Gaza - non si vede la fine

Questa sera (12 gen 2009) mi hanno chiamato da Caterpillar (Radio2) per una breve chiacchierata sulla situazione qui in Israele. Sul sito dovrebbe essere disponibile anche il podcast della trasmissione. Prima di me ha parlato Vittorio Arrigoni, che si trova a Gaza - una testimonianza shockante dello stato delle cose nella Striscia.
Sempre a proposito della chiacchierata con Caterpillar, ho trovato su Haaretz l'articolo a proposito del riservista che si è rifiutato di servire nella Striscia di Gaza, qui.
Inoltre, appena dopo che avevo detto che sono state fino ad ora poche le voci di dissenso, Haaretz riporta questo articolo - di esplicita condanna dell'azione militare - di Gideon Levy, o questo di Aluf Benn a proposito della posizione dell'ONU sul conflitto in corso.

10 gennaio 2009

Isradiario11: guerra a Gaza - la faccenda si complica

A Ramallah scontri tra sostenitori Hamas e Al Fatah
Scontri sono scoppiati oggi fra sostenitori di Hamas e di Al Fatah a Ramallah, in Cisgiordania, nel corso di una manifestazione contro l'offensiva israeliana alla quale hanno partecipato le due fazioni palestinesi rivali. Migliaia di palestinesi, che partecipavano a due distinte marce, si sono radunati nel centro di Ramallah dopo la grande preghiera del venerdì. I simpatizzanti di Hamas si sono azzuffati con seguaci di Al Fatah e la polizia ha disperso la folla con lacrimogeni e manganelli. Testimoni e fonti mediche hanno detto che 13 persone sono state ricoverate in ospedale.

Le ultime parole famose...
Israele non trasformerà mai la sua potenza militare in sicurezza strategica. Se ci fosse bisogno, potrebbe vincere una guerra contro tutti i suoi nemici messi insieme, ma se vuole la pace deve prendere una decisione che ha evitato per 40 anni: ritirarsi dai territori occupati palestinesi. Le vittorie militari e le conquiste di territorio sono futili. La sicurezza verrà solo con una soluzione politica.
Queste parole non le dico io. Le ha dette l’attuale primo ministro di Israele, Ehud Olmert, nell’intervista al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth [...]
da MyTube di Enrico Franceschini

Al Jazeera dalla Striscia di Gaza
A questo indirizzo è possibile seguire le news di Al Jazeera aggiornate anche da corrispondenti all'interno della Striscia di Gaza.
http://twitter.com/ajgaza
Al momento, quelli di Al Jazeera sono gli unici giornalisti - di cui sono al corrente - che si trovino all'interno della Striscia di Gaza, e non bloccati sul confine a raccontare dall'esterno quel che succede. L'esercito israeliano infatti - nonostante il parere contrario della Corte Suprema qui in Israele - non consente ai giornalisti di entrare a Gaza. Ufficialmente, per evitare che siano messi in pericolo dalle manovre militari e per non complicare l'operato dei soldati. Bella scusa.

08 gennaio 2009

Isradiario10: guerra a Gaza - note personali

Provo ad aggiungere un po' di impressioni derivate direttamente dall'esperienza che sto facendo qui, e dalle chiacchierate (o 'accese discussioni') che sto avendo con alcuni israeliani (della famiglia e non).

La paura
La prima cosa - che mi ha sorpreso particolarmente - è stato notare come tante persone che conoscevo come di posizione 'moderata' supportino completamente l'operazione in corso. Con tutte le sfumature del caso - c'è chi si dice preccupato per i civili, chi pensa che l'operazione di terra sia troppo incasinata, chi crede che si sarebbe dovuto cercare il sostegno internazionale prima... - sono tutti concordi nel dire che 'qualcosa andava fatto'. Come ho già avuto modo di dire, in generale mi sembra di poter affermare che la maggioranza degli israeliani siano, ad esempio, contrari alle colonie e all'occupazione, e siano favorevoli ad un ritiro progressivo in direzione di una situazione stabile per entrambi i popoli. Allo stesso tempo, la loro preoccupazione principale è che lo stato sia in grado di garantire a loro, alle loro famiglie, una sicurezza duratura e concreta.

Isradiario9: guerra a Gaza - altre info

Ciao a tutti
provo a portare avanti il capitolo sulla guerra a Gaza, con qualche considerazione personale, anche alla luce degli ultimi sviluppi che ci fanno sperare almeno un po'... C'è questo 'cessate il fuoco' di tre ore al giorno che permette anche alla Croce Rossa internazionale di operare, e negli ultimi giorni sono stati distribuiti cibo e medicine alla popolazione di Gaza.
Leggo adesso su Repubblica che sembra aprirsi una finestra per una trattativa che potrebbe portare prima ad una tregua, e alla ripresa dei negoziati successivamente.
La chiave della tregua è ovviamente la garanzia per Israele che non verranno contrabbandate a Gaza armi e munizioni - come accaduto in passato. Questo controllo dovrebbe venir garantito da truppe americane e egiziane. Hamas però non sembra particolarmente favorevole a sottoscrivere l'accordo.
Purtroppo, allo stesso tempo, il conflitto rischia di allargarsi a nord. Questa notte dal Libano sono stati sparati tre missili contro il territorio israeliano - si sospetta da parte di un gruppo palestinese armato e supportato dagli Hezbollah. E' ovviamente ancora presto per dire che si è aperto un nuovo fronte - non sempre il lancio di qualche missile porta a conseguenti azioni militari, e il confine con il Libano è presidiato anche da truppe ONU. Quindi speriamo in bene.

Cosa c'è dietro...

07 gennaio 2009

Isradiario8: guerra a Gaza - cosa è successo prima

Ciao a tutti
di fronte al casino scoppiato a Gaza, tutte le varie storie dell'ulpan, della macchinina che si rompe, o le mie piccole avventure in Israele, passano in secondo piano. In tanti mi hanno chiesto informazioni sulla situazione, interpretazioni, spiegazioni... quindi provo un attimo a fare il punto, a modo mio.
Per evitare fraintendimenti, vi ricordo che ho un'esperienza più o meno 'diretta' solamente della vita in Israele, e che spesso parlo con cittadini israeliani - quindi non escludo che il mio punto di vista sia leggermente distorto. Per una panoramica più completa sulla questione palestinese guardatevi pure Wikipedia, in italiano e in inglese... a me è sembrata abbastanza equa nel descrivere le problematiche senza prendere posizione.

Fatah, Hamas, e i territori palestinesi
Dal 2006 i territori palestinesi sono governati da due diverse fazioni, Fatah e Hamas.
Fatah al momento controlla i territori a est e nord (principalmente la West Bank, dove si trova Ramallah, dove si trovavano anche gli uffici del governo di Arafat). Fatah è sostanzialmente il partito di maggioranza di quello che era l'OLP, trasformatosi poi in ANP (Autorità Nazionale Palestinese). In queste aree la situazione è relativamente tranquilla, ormai da qualche tempo.
Hamas invece è un'organizzazione terroristica, che solo in questi ultimi anni ha assunto un ruolo politico rilevante all'interno dei territori palestinesi. I motivi dell'ascesa di Hamas sono numerosi, principalmente la corruzione che regnava nel governo dell'ANP. Nel corso degli anni Hamas ha guadagnato consensi, e il suo ramo 'politico' ha vinto le elezioni nel 2006. Probabilmente anche la politica aggressiva di Israele, che ha esacerbato il malcontento dei palestinesi soprattutto nella Striscia di Gaza, ha favorito Hamas, che si pone in una posizione decisamente estrema contro Israele rispetto a Fatah.
Al momento Hamas controlla saldamente i territori della Striscia di Gaza - da cui ha estromesso i rappresentanti di Fatah, - che si trova nel sud ovest di Israele, e confina a sud con l'Egitto.

02 gennaio 2009

Esterno uno



"Tutti i sogni che abbiamo imparato" è una raccolta di racconti, ambientati tra Reggio Emilia e Dublino, spaziando tra uffici, centro città, periferie industriali. I racconti sono legati uno all'altro, e tracciano la storia dell'evoluzione - così dichiara il protagonista - di Alex, un quasi trentenne alle prese con amore, lavoro, amicizie. Le diverse storie conservano una loro autonomia, mettendo a fuoco singoli episodi e svolgendosi tra ironia e rabbia, passione e cinismo; tutte però unite infine dalla ricerca di un nucleo, di una sostanza ultima, di un sogno.


La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it

01 gennaio 2009

A malapena vivo


Un breve estratto dal racconto: A malapena vivo




"Sui vecchi guai 
Seduto qua 
Per chi mi vuole qua: 
Su cento guai [...] un cuore 
Arrenditi 
O ribellati" 
Marlene Kuntz



Oggi grande incontro con i tedeschi, quindi niente malattia.
La prima persona che incontro nel corridoio è Federica, la mia superiore, che sta bevendo un caffè con quello dell’ufficio acquisti – detto anche il bestemmiatore folle. Senza sentire cosa stanno dicendo mormoro un buongiorno, premo il pulsante del caffè e riprendo a massaggiarmi le tempie.
Il bestemmiatore folle mi guarda e mi dice: — Cazzo, che faccia che c’hai...
Federica invece non dice nulla, ma mi guarda fisso.
Una brutta emicrania, — rispondo.
Bevuto, ieri, eh? — ride il bestemmiatore. — Andato fuori con i tuoi amichetti del centro sociale, bevuto, fumato... scopato niente, lo so... E adesso guardati qui...
Eh, certo... — gli rispondo, mentre bevo a piccoli sorsi il caffè rovente, — Scopato niente, te le scopi tutte tu e dopo non si accontentano più...
Lui allarga le braccia come a dire: cosa ci posso fare?
Federica mi fa segno di andare verso l’ufficio: — Magari lasciamo stare le stronzate, andiamo che sei già in ritardo.
La seguo con un sospiro ostentato, lancio il bicchiere di carta del caffè nel grosso bidone di plastica. E il bestemmiatore folle, appunto, bestemmia a gran voce quando il mio bicchiere di carta cade sugli altri, rimbalza di lato, e gli schizza di zucchero e caffè i pantaloni grigi del completo di marca.
Dico: — Oh, scusa, — mentre sparisco lungo il corridoio, inseguendo Federica.

[continua...]



"Tutti i sogni che abbiamo imparato" è una raccolta di racconti, ambientati tra Reggio Emilia e Dublino, spaziando tra uffici, centro città, periferie industriali. I racconti sono legati uno all'altro, e tracciano la storia dell'evoluzione - così dichiara il protagonista - di Alex, un quasi trentenne alle prese con amore, lavoro, amicizie. Le diverse storie conservano una loro autonomia, mettendo a fuoco singoli episodi e svolgendosi tra ironia e rabbia, passione e cinismo; tutte però unite infine dalla ricerca di un nucleo, di una sostanza ultima, di un sogno.



La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it