08 gennaio 2009

Isradiario10: guerra a Gaza - note personali

Provo ad aggiungere un po' di impressioni derivate direttamente dall'esperienza che sto facendo qui, e dalle chiacchierate (o 'accese discussioni') che sto avendo con alcuni israeliani (della famiglia e non).

La paura
La prima cosa - che mi ha sorpreso particolarmente - è stato notare come tante persone che conoscevo come di posizione 'moderata' supportino completamente l'operazione in corso. Con tutte le sfumature del caso - c'è chi si dice preccupato per i civili, chi pensa che l'operazione di terra sia troppo incasinata, chi crede che si sarebbe dovuto cercare il sostegno internazionale prima... - sono tutti concordi nel dire che 'qualcosa andava fatto'. Come ho già avuto modo di dire, in generale mi sembra di poter affermare che la maggioranza degli israeliani siano, ad esempio, contrari alle colonie e all'occupazione, e siano favorevoli ad un ritiro progressivo in direzione di una situazione stabile per entrambi i popoli. Allo stesso tempo, la loro preoccupazione principale è che lo stato sia in grado di garantire a loro, alle loro famiglie, una sicurezza duratura e concreta.

Il lancio dei razzi di Hamas, per quanto abbia fatto pochi danni e poche vittime (anche se non zero come ogni tanto sento dire...), è avvertito non come l'unico pericolo concreto, ma come solo la prima delle tante minacce che incombono su Israele. Ogni discussione sfocia inevitabilmente nella descrizione di un attentato in cui è morto qualcuno della famiglia, o che conoscevano, o si finisce a parlare dell'Iran e di questa famigerata atomica che sembra vogliano costruire, o appunto dei missili lanciati da Hamas...
Questo sentimento, la paura che non ci sia spazio di trattativa con un interlocutore come Hamas, si somma a tutti gli altri timori che normalmente gli israeliani nutrono. Mi ci è voluto un po' di tempo per cogliere le radici profonde di questo sentimento, che non è certo ingiustificato. Ovviamente da 'questa parte', si ricordano soprattutto delle aggressioni subite e ben poco di quelle compiute, ma l'impronta lasciata dalle guerre degli anni sessanta e settanta, dai lanci di missili di Saddam durante la prima Guerra del Golfo, è profonda. I proclami del Iran, che possono essere letti da noi occidentali come provocazioni o esternazioni deliranti e fanatiche che fanno poca presa sulla nostra realtà di tutti i giorni, qui sono avvertiti come una minaccia concreta.
Tutte queste paure si sommano e generano un senso di insicurezza generale, che raggiunge ovviamente livelli molto più consistenti rispetto - ad esempio - a banalità tipo il timore degli immigrati in Italia.
Se in Italia il problema della 'sicurezza' è avvertito come un problema concreto - ed i nostri problemi sono enormemente inferiori, eppure possono influenzare le nostre campagne elettorali - qui la sicurezza è IL problema principe. Viene prima dell'economia, del benessere, di ogni cosa.
Ovviamente questo sentimento non giustifica, a mio avviso, un appoggio indiscriminato ad azioni come quella in corso a Gaza. Rifiutarsi però di prendere in considerazione questa paura dilagante - e come influenza l'opinione pubblica, i singoli cittadini e di conseguenza i polici - sarebbe ingenuo. Mi sembra di poter dire che purtroppo, tante decisioni come quella dell'attacco ad Hamas, rispondano non solo a un piano politico (condivisibile o meno), ma anche a un generalizzato senso di timore che spinge ad attaccare per primi, o a colpire sempre più forte, per spaventare o annientare l'avversario prima che questi possa annientare Israele. Ogni volta che provo a separare gli argomenti - le azioni di Hamas dalle reazioni di Israele o viceversa - mi trovo contro un muro di gomma.
Ho la sensazione che a modo suo la popolazione israeliana - pur conducendo all'apparenza una vita molto più normale dei palestinesi - sia altrettanto segnata dalle violenze di questo lungo conflitto. E se una soluzione a questo conflitto c'è, dovrà in qualche modo placare in modo efficace il timore di tutti gli israeliani che la pace di domani sia solo il preludio a un'altra aggressione da parte del mondo arabo dopodomani.

L'antisemitismo
Un altro tema che sorge spesso è quello dell'antisemitismo. Che sia ragionevole o meno, molti israeliani che non hanno avuto un'esperienza diretta nell'Europa moderna, hanno questo mito dell'Europa antisemita che - di nuovo - li spaventa. Mi sono trovato proprio ieri a spiegare ad una persona della nostra famiglia che i partiti di destra e centro-destra, in quasi tutta Europa, al momento sembrano avere altre priorità (ad esempio gli arabi), in termini di 'conflitto razziale'.
Molte volte, quando ho fatto commenti sull'operato di Israele nei territori occupati, o recentemente a proposito di Gaza, la prima reazione che il mio interlocutore ha avuto, è stato di accusarmi di antisemitismo. Se da una parte è al minimo fastidioso, se non decisamente offensivo, sentirsi dire certe cose, limitarsi a ribadire di non essere antisemiti sembra non essere sufficiente. Il pregiudizio dell'Europa antisemita è molto radicato anche perchè in Israele vivono molti immigrati russi di religione ebraica - e in Russia le cose non sono andate esattamente come nell'Europa continentale, dopo la seconda guerra mondiale.
Mi sono quindi armato di tanta pazienza e ho cercato di spiegare a chi aveva voglia di ascoltarmi, che almeno in Italia, ad esempio, a scuola si studia quel che è accaduto durante l'Olocausto, che la maggior parte delle persone non nutre alcun pregiudizio rispetto agli ebrei, e che l'antisemitismo, come ogni altro tipo di odio razziale, è un problema e una faccenda aberrante, ma non è esattamente alla radice delle eventuali critiche mosse alla politica israeliana, e che di certo non è un sentimento dilagante in Europa. Se poi il mio messaggio sia stato recepito o meno, non saprei dire...

Gli ebrei ortodossi e i Sionisti
Onestamente non sono molto preparato sull'argomento Sionismo. Ho letto qualcosa a proposito dei Sionisti e dei vari piani, delle varie corporazioni in stile loggia massonica, ecc... dei Sionisti. Se qualcosa di simile esiste, o è esistito, non credo abbia un'influenza diretta sul pensiero dei normali cittadini israeliani. Personalmente non sono un appassionato di complotti e sette segrete e trovo che, per quanto spiacevole, tutte le responsabilità israeliane in questo casino abbiano una spiegazione politica o sociale o economica o altro perfettamente razionali, senza dover tirare in ballo Sionisti o simili... Tra l'altro c'è molta confusione tra il Sionismo inteso come pensiero politico volto semplicemente a costituire uno stato israeliano ed ebreo in terra santa, ed il Sionismo inteso come 'complotto' di sette ebraiche votate alla dominazione del mondo.
Diverso è il discorso degli ebrei ortodossi. Da alcuni commenti che ho letto a quel che ho scritto, e altre cose che si trovano su internet, ho l'impressione che si tenda spesso a confondere i Sionisti e gli ebrei ortodossi - intesi come religiosi, quelli seri, vestiti di nero, col cappotto e la barba e le treccioline eccetera... I due argomenti, invece, credo siano da trattare separatamente.
Gli ebrei ortodossi sono una minoranza nel paese, e i due partiti ortodossi messi insieme alle ultime elezioni credo abbiano preso qualcosa come il 15%. Purtroppo questo valore, pur essendo ridotto in valore assoluto, è più che sufficiente per influenzare qualsiasi coalizione di governo - e questo punto credo sia assolutamente chiaro anche a noi italiani. Al contrario di quel che comunemente si crede, anche la posizione su temi come le colonie israeliane in territorio palestinese, è un tema che spesso non è della massima priorità per gli ebrei ortodossi. Lo Shas, il principale partito religioso, è andato al governo con Kadima, il partito di Sharon che ha dato il via allo sgombero delle colonie a Gaza e alla conseguente autonomia della regione.
D'altra parte, questi partiti influenzano notevolmente la vita quotidiana di tutti gli altri cittadini. Ad esempio, con l'eccezione di Haifa, nel giorno di sabato (il giorno sacro degli ebrei) la maggior parte dei trasporti pubblici non sono in funzione, in osservanza della Torah. Allo stesso modo i partiti religiosi sostanzialmente ricattano tutte le coalizioni di governo che supportano, strappando concessioni per i propri elettori (come l'esenzione dalla leva, supporto economico alle famiglie religiose, eccetera).

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