12 gennaio 2009

Isradiario12: guerra a Gaza - non si vede la fine

Questa sera (12 gen 2009) mi hanno chiamato da Caterpillar (Radio2) per una breve chiacchierata sulla situazione qui in Israele. Sul sito dovrebbe essere disponibile anche il podcast della trasmissione. Prima di me ha parlato Vittorio Arrigoni, che si trova a Gaza - una testimonianza shockante dello stato delle cose nella Striscia.
Sempre a proposito della chiacchierata con Caterpillar, ho trovato su Haaretz l'articolo a proposito del riservista che si è rifiutato di servire nella Striscia di Gaza, qui.
Inoltre, appena dopo che avevo detto che sono state fino ad ora poche le voci di dissenso, Haaretz riporta questo articolo - di esplicita condanna dell'azione militare - di Gideon Levy, o questo di Aluf Benn a proposito della posizione dell'ONU sul conflitto in corso.



Qualche precisazione
Dato che il tempo della conversazione con quelli di Caterpillar è stato poco - e che non mi ero certo preparato l'intervento, - faccio solo qualche precisazione, per quelli di voi che mi hanno ascoltato. Innanzitutto a proposito della posizione dell'opinione pubblica qui in Israele... al momento la stragrande maggioranza appoggia le azioni militari nella Striscia di Gaza. Il sentimento comune non mi sembra animato da spirito 'punitivo' o dal desiderio di schiacciare i palestinesi, quanto piuttosto dalla combinazione di due fattori: è necessario (e prioritario) per Israele garantire la sicurezza dei cittadini di città come Sderot, Ashqelon, Bersheeva, Ashdod - bersaglio dei razzi di Hamas; - e non è possibile ottenere questa sicurezza finchè Hamas è al potere a Gaza.
L'idea che Hamas possa governare a Gaza e al contempo non costituire una minaccia per Israele è considerata semplicemente fantascienza.
Le posizioni ufficiali di Hamas purtroppo sostanzialmente convalidano questa tesi. Mentre con Fatah, nella West Bank, con tutti i problemi del caso i negoziati sono sempre in corso e vige fondamentalmente una tregua, la situazione intorno a Gaza è ai massimi livelli di allerta dal 2006. Le vittime civili del conflitto - per quanto triste sia dirlo - vengono considerate un 'male necessario' o imputate ad Hamas stessa, che ha costretto Israele ad intervenire militarmente, e che usa edifici civili (moschee, scuole, ospedali) come depositi per i razzi, e la popolazione palestinese come scudi umani.

Gli obiettivi
Quali sono - in fondo - gli obiettivi dell'azione a Gaza?
A grandi linee possiamo parlare di un tentativo di infliggere un duro colpo ad Hamas, sia sul piano politico che pratico.
Sul piano politico, Israele spera che l'attacco combinato con l'uccisione di diversi militanti e diversi leader di Hamas, possa indebolirne la struttura, eventualmente fino al punto di far tornare al potere Fatah. Questa strategia fa difetto soprattutto nella valutazione delle posizioni dei palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Gli anni di isolamento, e soprattutto le molte vittime civili dell'attacco in corso (si parla del 30% su alcuni giornali, del 50% su altri, e dalla Striscia dicono oltre l'80%... ma io non ho modo di dare opinioni in merito), non credo faranno altro che rafforzare Hamas o comunque ogni partito/organizzazione che sia apertamente ostile nei confronti di Israele.
Per quanto riguarda l'indebolimento effettivo della struttura politica e militare di Hamas, questo potrebbe essere un obiettivo effettivamente raggiungibile. Sarebbe sicuramente un successo per l'esercito riuscire anche solo a bloccare per un lungo periodo il lancio di razzi e inibire le velleità offensive di Hamas.
Dal punto di vista pratico, è difficile per me dire quando l'azione nella Striscia di Gaza potrà dirsi conclusa.
Gli analisti israeliani parlano di altre due o tre settimane di attacchi, nella cosiddetta 'fase tre' dell'offensiva, che si svolgerà nei centri abitati (la fase uno sono stati i bombardamenti, e la fase due l'incursione via terra). L'esercito ha richiamato un numero elevato di riservisti (uomini sotto i 40 anni - che non sono tipicamente in servizio attivo), e proprio oggi i primi riservisti sono stati affiancati alle truppe regolari. Lo spiegamento massiccio di forze fa effettivamente pensare che si stia per entrare nella fase conclusiva dell'attacco.
A proposito della fase tre, leggevo però su Haaretz che le opinioni all'interno del governo Israeliano sono in questo momento discordanti: Tzipi Livni preme per proseguire con l'attacco, mentre Ehud Barak preferirebbe raggiungere un cessate il fuoco con la mediazione dell'ONU e non dare il via alla fase finale dell'offensiva. Non so quanto questa voce, riportata come quella di uno dei generali dell'esercito, sia affidabile... Apparentemente da un paio di giorni l'esercito israeliano sostanzialmente non retrocede, ma ha frenato l'avanzata - in attesa di una possibile soluzione politica del conflitto.

La fase tre
La fase finale dell'attacco israeliano dovrebbe prevedere l'ingresso dell'esercito nei principali centri abitati, per stanare i militanti di Hamas casa per casa e distruggere depositi di armi e munizioni, e tunnel usati per il contrabbando di armi (ma anche e soprattutto cibo e medicinali e altre merci). Il prezzo in vite umane di questa offensiva, se davvero è previsto un termine nell'arco di due o tre settimane, potrebbe essere molto più alto del numero comunque elevato di vittime già registrato.
E' preoccupante pernsare che si possa entrare in questa fase, perchè per Israele e Hamas, una volta dato inizio a questa terza fase, la posta in gioco si alzerà ulteriormente.
L'attacco israeliano, inizialmente giustificato, ha perso consensi a livello internazionale quando si è trasformato da attacco aereo ad offensiva terrestre, ed il numero delle vittime è cresciuto di giorno in giorno. Da questo punto di vista, proseguire l'attacco significa per Israele dover ottenere - costi quel costi - risultati stabili e duraturi, ovvero: cessazione del lancio di razzi da parte di Hamas e quasi sicuramente il rovesciamento del governo di Hamas stesso.
Ogni altro risultato parziale, segnerebbe una sconfitta diplomatica pesante, perchè risulterebbe davvero impossibile a quel punto giustificare il numero di vittime civili di un'operazione militare non andata a buon fine. Credo che sia per questo motivo, anche, che Barak stia facendo pressione per evitare la terza fase dell'offensiva. Ad oggi il numero dei missili lanciati da Hamas - nonostante sia giunti più lontano del solito - è diminuito. Resta da vedere se si tratti di un risultato concreto, dovuto alla distruzione dell'arsenale di Hamas e all'uccisione di un numero consistente di militanti, o se sia semplicemente frutto delle 'temporanea occupazione' di Gaza.
A questo proposito, una nuova occupazione della Striscia di Gaza viene data da alcuni estremisti come l'unica soluzione al problema Hamas. Leggevo ieri su Haaretz che diversi coloni - sgomberati ai tempi da Sharon, - hanno chiesto di ritornare a Gaza. Questa ipotesi, per ora pare essere assolutamente estranea ai piani del governo e dell'esercito israeliano.

Le prossime mosse
Questa sera si è parlato alla televisione israeliana di un'apertura - apparentemente - verso un cessate il fuoco da parte di Hamas. L'articolo su Haaretz riguardo a questa notizia però non sembra molto incoraggiante... o sono solo io a leggerci niente di più di un proclama fanatico in frasi tipo:
"Gaza will not break - our victory over the Zionists is near," Haniyeh said in a fiery speech. "Our fate is in the hands of Allah, so what power could the sons of Zion against him? Allah will take his revenge on them."
Ad ogni modo, forse gli israeliani riescono a leggere tra le righe meglio di me e questo significa che potrebbe esserci una tregua, presto.
Ma allora perchè Barak dice che andiamo incontro a tempi duri?

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