15 gennaio 2009

Isradiario13: guerra a Gaza - tregua in arrivo?

Si comincia a parlare seriamente di tregua. Anche un 'cessate il fuoco' temporaneo potrebbe bastare, per dare inizio alle trattative.
Da un paio di giorni sembra che la situazione si stia sviluppando in questo senso, anche se da entrambe le parti ci sono le consuete divisioni tra 'falchi' e 'colombe'.

La dirigenza politica di Hamas - e soprattutto i leader del movimento che sono a Damasco, in Siria, e non a Gaza, - premono per continuare la lotta. "Hamas," dicono, "è un movimento di resistenza e come tale non può accettare alcuna tregua a lungo termine". D'altra parte gli ufficiali di Hamas nella Striscia di Gaza hanno subito perdite pesanti, hanno l'esercito israeliano alle porte e sono coscienti delle condizioni critiche in cui versa la popolazione.
Pare anche che Hamas abbia interesse ad attendere ancora qualche giorno - fino all'insediamento di Obama, - prima di negoziare una tregua, sperando in condizioni più favorevoli grazie al nuovo presidente americano.



La cosiddetta 'proposta egiziana' per il 'cessate il fuoco', sviluppata con il supporto del governo francese, sembra aver fatto presa anche sul governo israeliano, seppur con diverse riserve.
All'interno del governo israeliano sembrano essersi formate allo stesso modo due correnti: chi come Ehud Olmert (probabilmente anche grazie alla spinta dello Shin Bet) preme per proseguire nell'azione militare e chi, invece, come Barak e Tzipi Livni, sembra più propenso a dare inizio alle trattative, rimandando la 'fase tre' dell'invasione, probabilmente con la speranza di risolvere la crisi per via diplomatica, dopo la dimostrazione di forza (bruta?) data in queste ultime settimane.
In questo momento, di fatto, pare che l'esercito israeliano da diversi giorni non stia sostanzialmente né avanzando, né retrocedendo - non tanto per questioni strategiche quanto piuttosto nell'attesa che il governo decida la linea da attuare.
Per gli israeliani, sicuramente, andare verso un cessate il fuoco adesso sarebbe politicamente un 'successo': l'opinione pubblica è ancora a favore dell'attacco, non ci sono state molte vittime tra i soldati, i riservisti sono stati chiamati in servizio ma quasi mai utilizzati in prima linea, ecc. Ci sono insomma tutte le condizioni per chiudere la faccenda senza troppi strascichi.

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