07 gennaio 2009

Isradiario8: guerra a Gaza - cosa è successo prima

Ciao a tutti
di fronte al casino scoppiato a Gaza, tutte le varie storie dell'ulpan, della macchinina che si rompe, o le mie piccole avventure in Israele, passano in secondo piano. In tanti mi hanno chiesto informazioni sulla situazione, interpretazioni, spiegazioni... quindi provo un attimo a fare il punto, a modo mio.
Per evitare fraintendimenti, vi ricordo che ho un'esperienza più o meno 'diretta' solamente della vita in Israele, e che spesso parlo con cittadini israeliani - quindi non escludo che il mio punto di vista sia leggermente distorto. Per una panoramica più completa sulla questione palestinese guardatevi pure Wikipedia, in italiano e in inglese... a me è sembrata abbastanza equa nel descrivere le problematiche senza prendere posizione.

Fatah, Hamas, e i territori palestinesi
Dal 2006 i territori palestinesi sono governati da due diverse fazioni, Fatah e Hamas.
Fatah al momento controlla i territori a est e nord (principalmente la West Bank, dove si trova Ramallah, dove si trovavano anche gli uffici del governo di Arafat). Fatah è sostanzialmente il partito di maggioranza di quello che era l'OLP, trasformatosi poi in ANP (Autorità Nazionale Palestinese). In queste aree la situazione è relativamente tranquilla, ormai da qualche tempo.
Hamas invece è un'organizzazione terroristica, che solo in questi ultimi anni ha assunto un ruolo politico rilevante all'interno dei territori palestinesi. I motivi dell'ascesa di Hamas sono numerosi, principalmente la corruzione che regnava nel governo dell'ANP. Nel corso degli anni Hamas ha guadagnato consensi, e il suo ramo 'politico' ha vinto le elezioni nel 2006. Probabilmente anche la politica aggressiva di Israele, che ha esacerbato il malcontento dei palestinesi soprattutto nella Striscia di Gaza, ha favorito Hamas, che si pone in una posizione decisamente estrema contro Israele rispetto a Fatah.
Al momento Hamas controlla saldamente i territori della Striscia di Gaza - da cui ha estromesso i rappresentanti di Fatah, - che si trova nel sud ovest di Israele, e confina a sud con l'Egitto.



Hamas e Israele - nessun negoziato
Anche prima dei casini di questi giorni, le trattative tra Hamas e Israele erano completamente congelate. Israele rifiuta di trattare con Hamas - considerata a tutti gli effetti solo un'organizzazione terroristica, - mentre Hamas supporta attivamente attacchi terroristici sul territorio israeliano e non riconosce il diritto ad esistere dello stato di Israele. Nonostante queste prese di posizione effettivamente radicali, i negoziati in passato ci sono stati (specialmente con la mediazione dell'Egitto) e hanno portato diversi periodi di 'tregua', accettata da entrambe le parti.
L'elezione e la presa di potere a Gaza da parte di Hamas, ad ogni modo, complica notevolmente la questione palestinese, che era comunque lontana da una soluzione anche quando gli unici attori erano il governo israeliano e Fatah. Tra Israele e Fatah però vigeva ormai da qualche tempo una sorta di tregua a lungo termine, con l'obiettivo di risolvere diverse delle questioni rimaste in sospeso (vedere qui, su Wikipedia... se ho tempo poi traduco).
Sostanzialmente l'elezione di Hamas ha riportato il negoziato indietro di anni - prima che Israele e Fatah riconoscessero reciprocamente il diritto di esistere di israeliani e palestinesi in due diversi stati. Il famigerato piano 'due popoli - due stati', comunque lontano dalla realizzazione, appare ora ancora più aleatorio. Val la pena ricordare che anche tutti gli stati europei, al momento, si rifiutano di trattare con Hamas, e hanno sospeso diversi piani di aiuto alla popolazione palestinese, che erano stati invece portati avanti con Fatah.
Parecchi stati arabi, inoltre, appoggiano ancora Fatah - ad esempio l'Egitto - e non vedono di buon occhio la presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza. Al contrario invece, la popolazione araba sembra appoggiare Hamas con notevole trasporto.

Israele, le posizioni moderate
Negli ultimi anni aveva prevalso in Israele, seppur moderatamente, una discreta spinta a risolvere una volta per tutte la questione palestinese, facendo concessioni in cambio di pace e tranquillità. La maggior parte delle persone che conosco qui, se potesse essere certa di poter vivere in pace in futuro, farebbe notevoli passi indietro rispetto a certe politiche aggressive del passato.
Anche Sharon, a modo suo, con il nuovo partito Kadima, aveva dato una spinta inaspettata in questa direzione. Infatti Israele aveva dato il via ad un progressivo ritiro dalle colonie e aveva garantito una totale autonomia a Gaza. Questa scelta era stata inizialmente difficile anche da portare avanti di fronte all'opinione pubblica israeliana.
I coloni infatti sono spesso rappresentanti di due volti diversi del paese: da un lato ci sono i coloni che vivono il loro ruolo come quello di 'avamposti' pseudo-militari in territorio nemico, e poi ci sono cittadini normali che hanno scelto di vivere nelle colonie perchè in questo modo possono ottenere aiuti dallo stato (si tratta spesso di immigrati con poche altre prospettive).
Il ritiro dalle colonie ha causato anche - soprattutto in passato - scontri tra i coloni e lo stesso esercito israeliano incaricato di rendere effettive le decisioni prese dal governo. Nonostante questo, negli ultimi anni sono state sgomberate diverse colonie, e lentamente l'opinione pubblica ha preso ad appoggiare questa politica, criticando sempre più i coloni che appunto risultano essere un 'costo inutile' per lo stato, e spesso fonte di tensione con i palestinesi.

Il blocco di Gaza
Come altre volte, si è arrivati allo scenario attuale con un'escalation di azioni-reazioni da parte di entrambi i contendenti.
Da quando Hamas ha preso il potere a Gaza, Israele ha rafforzato i blocchi che impediscono non solo il normale commercio, ma anche ai convogli di aiuti umanitari di entrare a Gaza. Questo blocco, sostanzialmente un 'embargo', mette seriamente in difficoltà la popolazione di Gaza, poichè l'area è densamente popolata e non è autosufficiente. Israele controlla sia gli accessi via terra, tramite i valichi di frontiera, che gli accessi via mare e via aria (lo spazio navale e aereo di Gaza sono controllati dalla marina e dall'aviazione Israeliana, non dai palestinesi).
L'unico sbocco per Gaza è il confine con l'Egitto, che è anche 'saltato' all'inizio del 2008 - con migliaia di palestinesi che si sono recati in Egitto per acquistare cibo e medicinali. Il confine è poi stato nuovamente chiuso, e almeno ufficialmente lo stato Israeliano ha garantito gli approvvigionamenti di cibo, acqua e medicinali.
La ragione ufficiale del blocco da parte di Israele, e del monitoraggio costante degli approvvigionamenti che vengono forniti alla popolazione di Gaza, è ovviamente di prevenire il rifornimento di armi, missili e munizioni alle truppe di Hamas (cosa che effettivamente avviene).
D'altra parte Hamas e la popolazione palestinese accusano Israele di forzare la mano sul blocco, per mantenere in miseria gli abitanti di Gaza (cosa che effettivamente avviene).

La crisi attuale
Dietro alla crisi attuale ci sono anche altre problematiche, ad esempio attentati da parte di Hamas e attacchi di Israele contro terroristi ed esponenti di Hamas in territorio palestinese, che causano entrambi vittime civili.
Israele inoltre ha arrestato molti esponenti di Hamas, in diverse occasioni, e Hamas cerca di rapire soldati e cittadini israeliani da usare come merce di scambio. In questo momento, ad esempio, un soldato israeliano (Gilad Shalit) è prigioniero di Hamas - e molti in Israele sostengono che l'invasione con le truppe di terra sia motivata anche dalla possibilità di liberare l'ostaggio, che si tradurrebbe in una vittoria morale significativa per Israele.
Come sempre in queste situazioni la catena di azioni e reazioni da parte di Israele e Hamas non ha fine - guardando al passato si possono trovare segni di errori ed orrori da entrambe le parti, e credo che ognuno a seconda delle proprie simpatie o posizioni politiche possa dare peso maggiore a questo o quello, interpretando gli eventi in una prospettiva o nell'altra.
Si è comunque giunti all'inizio del dicembre 2008 con una calma relativa, e un cessate il fuoco sottoscritto sia da Israele che da Hamas.
Negli ultimi giorni del cessate il fuoco, Hamas ha ripetutamente annunciato che non avrebbe rinnovato la tregua, perchè Israele non aveva rispettato le condizioni poste - soprattutto rispetto al blocco del commercio e degli aiuti a Gaza.
Non appena la tregua è scaduta, da Gaza sono stati ogni giorno lanciati diversi missili sul territorio israeliano. La maggioranza di questi missili hanno colpito le aree deserte nei dintorni di Gaza, senza fare danni o causare feriti. Il numero di missili lanciati è cresciuto di giorno in giorno, e Sderot è stata la prima città ad essere colpita. Ci sono stati alcuni feriti, e un missile è caduto - senza esplodere - nel giardino di un asilo, mentre un altro ha colpito il parcheggio di un supermercato - in quel momento vuoto.
La percezione del pericolo da parte delle persone che vivono nelle città colpite dai missili, ovviamente, è diversa rispetto a chi legge una riga di un giornale o sente dire dal telegiornale "quattro missili hanno colpito la città di Sderot senza fare vittime". Ogni israeliano con cui ho discusso della situazione ha la netta percezione che - se solo Hamas avesse la possibilità - verrebbero tutti fatti a pezzi.
Di fronte a questo timore - non del tutto irragionevole... i missili in certe giornate anche prima degli attacchi israeliani arrivavano ad essere 60, 70, al giorno - e con le elezioni in arrivo (in febbraio si andrà a votare, in Israele), il governo ha dato il via agli attacchi aerei, e poi all'invasione di terra.


Per ora mi fermo qui... devo andare a studiare che questa sera c'ho l'ennesima lezione di ebraico.
Cercherò di continuare nei prossimi giorni, per dare qualche punto di vista più preciso e più mirato sui giorni di guerra (sperando nel frattempo che una qualche tregua - anche temporanea - metta fine al macello).
Ho cercato di essere abbastanza imparziale, per darvi modo di farvi un'idea vostra.
Se avete voglia scrivetemi, aggiungete informazioni, fate un po' di propaganda, commentate... siate civili che noi non siamo in guerra, ok?

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