08 aprile 2009

Isradiario17 e mezzo: training

Questo sarebbe da leggere tra il 17 e il 18...

Questa faccenda dell'andare da clienti a fare training posso guardarla da due prospettive diverse: parlo inglese meglio di tutti gli altri in ufficio, e sono certo più presentabile di Mary o Effie. Fare training significa farsi qualche viaggio all'anno, di solito di una settimana, il primo sarà in Russia e a Maggio in Venezuela.
Non sarà certo una vacanza, ma se tutto dovesse andare bene potrebbe rivelarsi una buona opportunità per collezionare esperienze, e soprattutto darmi una buona carta da giocare per ottenere in Agosto un aumento (o comunque una voce in più da aggiungere al curriculum in vista di prospettive future).



Ma il mio sesto senso mi dice di stare in guardia: si solito in queste situazioni si finisce per fare l'elastico tra l'hotel e l'ufficio del cliente, non si vede nulla di nuovo se non un altro aeroporto, e la sera in hotel ci si attacca al portatile per lavorare davvero - come se fare training non fosse un lavoro.

C'è poi un altro punto di vista: mi mandano a fare training perchè: non mi pagano né trasferta né straordinari, Mary e Yaniv sono stanchi di viaggiare qui e là (e tengono famiglia... e che? io no?)... Ma soprattutto io non ho un passaporto israeliano, ma italiano. Adesso, ad esempio, ai cittadini israeliani non vengono concessi visti per il Venezuela. Il mio passaporto italiano mi rende il candidato - o la vittima - ideale.

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