04 aprile 2009

Isradiario18: di ritorno da Mosca

A dire il vero mi sono chiesto se non si trattasse di una qualche forma di punizione - passato a malapena un mese dal primo giorno di lavoro, mi hanno spedito a Mosca con il capo, per erogare un corso di formazione ad un nuovo cliente. Punizione non tanto per il viaggio a Mosca, quanto per il fatto che avremmo trovato, stando alle previsioni, tra i -12 gradi di notte e i -5 di giorno. In realtà siamo stati fortunati e raramente abbiamo avuto meno di zero gradi.
Il viaggio non è iniziato nel migliore dei modi: domenica mattina in ufficio, domenica pomeriggio in aeroporto - arriviamo già stanchi, e gli addetti alla sicurezza decidono che in effetti la combinazione italiano che vive in Israele e vola in Russia per lavoro è sospetta, quindi mi sottopongono a un'ora di snervanti controlli. Nonostante l'ostruzionismo della security riusciamo a salire sull'aereo, e arriviamo a Mosca su un aeroplanino che sembra un aliante, poco dopo mezzanotte.

All'aeroporto per prima cosa cerchiamo di cambiare i dollari in contanti, che ci hanno dato in ufficio, in rubli. Il mio capo va allo sportello, cambia 700 dollari e riceve qualcosa tipo 20.000 rubli. Quando tocca a me, porgo alla signora allo sportello i miei 700 dollari. Lei mi dice qualcosa in russo, le faccio cortesemente presente che in inglese sarebbe meglio, e lei imprecando - presumo - mi porge un modulo - in russo - e mi fa segno di compilarlo e firmarlo. Sti cazzi, non puoi semplicemente cambiarmi i 700 dollari? Niente da fare, anche se volessi non saprei cosa scrivere sul modulo, e la signora mentre continua a borbottare in russo mi restituisce i 700 dollari.

Nota: la C dura si scrive in russo con la K, mentre la S si scrive C. La parola "cassa" è identica all'italiano, quindi me ne vado tutto sommato confortato dal fatto che la simpaticissima signora ha scritto sul vetro "KACCA 1".

Abbiamo avuto cinque giorni di corso, da lunedì a venerdì - ed è stata la prima settimana di lavoro normale. Finire di venerdì pomeriggio è stata una sensazione piacevolmente famigliare. Peccato aver iniziato di domenica, ma comunque... Ovviamente il tempo per fare i turisti è stato davvero poco, giusto un paio di serate in cui siamo usciti dagli uffici del cliente ad un orario decente e senza la voglia di andarcene semplicemente a dormire senza cena.

Visto e fatto:
- la Piazza Rossa e il Mausoleo di Lenin
- il Cremlino, ma solo da fuori
- la Cattedrale di S.Basilio
- il monumento di G.K. Zhukov
- tanta tanta metropolitana di Mosca, con le stazioni più bizzarre e un paio di cambi sbagliati, che alla fine fanno molto 'turista'
- tour in auto di tanti luoghi significativi del centro - più o meno - di Mosca inclusi i seguenti:
- i grattacieli di Stalin
- il nuovo monumento di Peter I, che metà dei moscoviti vorrebbe fare a pezzi
- Novy Arbat, dove una volta viveva la nonna di Peter, prima che la strada 'cambiasse'
- il Parlamento Russo
- la Duma
- la Cattedrale di Cristo il Salvatore
- il Bolschoi
- la Lubyanka, la vecchia sede del disciolto KGB

Questo per quanto riguarda la "lista del turista". E adesso veniamo a tutti quei piccoli dettagli che mi hanno fatto impazzire.
Per prima cosa si fuma praticamente ovunque, negli hotel, nei locali, nei ristoranti... Non si fuma solamente negli uffici. In media i fumatori sono educati, se c'è un posacenere in vista non c'è pericolo che gettino la sigaretta a terra. Anche per strada, si solito gettano la sigaretta nel cestino dei rifiuti. Ma rigorosamente accesa (visti di persona tre o quattro cestini dei rifiuti in fiamme).
Nei locali e nei ristoranti esistono anche i tavoli per non fumatori. Il tavolo per non fumatori sostanzialmente è il tuo. Se decidi di non fumare puoi dirlo al cameriere, lui toglie il posacenere e lo porge a quelli del tavolo a fianco che fumano come ciminiere.
Altra cosa eccezionale - il riscaldamento. Ora, va bene che la Russia non ha altro che gas e risorse naturali in abbondanza, e probabilmente il riscaldamento non gli costa granchè, ma a Mosca hanno con lo sbalzo di temperatura lo stesso rapporto degli israeliani, al contrario. In Israele quando fa appena caldo, ti mettono l'aria condizionata ovunque tra i 18 e i 20 gradi. A Mosca fuori fa un freddo cane, e in ogni locale, ufficio, camera d'albero o automobile, il riscaldamento è tra i 26 e i 28 gradi.

Il corso - nel caso qualcuno sia interessato a sapere come va il lavoro - è stato molto interessante. In pratica ha fatto tutto il mio capo, io ero ufficialmente presente in veste di "supporto", ma ufficiosamente ero uno degli alunni. Ho messo in ordine nella mia testa tutte le informazioni a proposito dei nostri prodotti, che avevo ricavato in maniera empirica in questo mese di lavoro. Ma soprattutto ho avuto modo di apprezzare l'assurda complessità dei protocolli usati dai provider di telefonia mobile.
Magari mi sbaglierò ma - nota tecnica - tutta questa roba in altri 5 anni sarà morta e sepolta. Il futuro si chiama TCP/IP anche per le compagnie di telefonia mobile. SS7 è da masochisti.

I nostri alunni sono stati - a detta del mio capo che ha già lavorato con loro - niente di particolare. Semplicemente russi.
Il corso almeno in apparenza è stato per loro un modo di dimostrarci che già sapevano tutto (come no...), il corso era una specie di regalo che facevano a noi...
Quello che almeno la metà di loro non sa fare, di certo, è scegliere delle camicie decenti. Non saprei a modo come descriverle, ma sono le stesse camicie che indossano anche gli immigrati russi in Israele. Il modello più popolare prevede un colore a caso tra il bianco giallo rosa o violetto in varie sfumature, con motivi floreali o altri disegni assurdi.
Con l'eccezione di Peter, non posso dire nulla invece riguardo al loro carattere: la maggior parte di loro parla inglese giusto quel che basta per seguire un corso tecnico e fare qualche domanda (non perchè non sa, ma giusto per fare un favore al formatore...).
Peter, il nostro contatto ufficiale con il cliente, e' stato invece eccezionale (non leggerà queste note ma è stato di una gentilezza unica). Abbiamo dovuto dargli un paio di giorni per scaldarsi, ma poi pian piano si è rilassato - complici credo anche le pause paglia che faceva con me. Alla fine è venuto a prenderci una sera in albergo, in auto, con sua madre, e ci hanno fatto fare un giro di due ore per tutta la città, con la madre (moscovita doc) che ci faceva da guida. Il tour è stato abbastanza incredibile: le strade sono immense, piene di luci, i ponti e gli edifici spettacolari, e da buon provinciale sono rimasto a bocca aperta davanti alle dimensioni della città, che dicono contare qualcosa tra i tredici e i quindici milioni di abitanti. Tutto è, letteralmente, enorme.

L'ultima nota un po' triste riguarda l'ossessione, almeno apparente, che tutti i moscoviti condividono per il denaro. Mi rendo conto che pochi anni di capitalismo dopo tanto comunismo possano dare un po' alla testa, ma tutti i giornali che ho visto, tutti i telegiornali, tutte le conversazioni a cui ho partecipato, vertevano unicamente sul tema: soldi. Non è tanto una questione della crisi in corso, dell'economia zoppicante, è una vera e propria ossessione per i soldi, per il comprare, comprare, comprare.

Siamo sicuri questo sia meglio dei Comunisti-Mangia-Bambini di cui parlava il mio prete?

Nessun commento:

Posta un commento