26 aprile 2009

Isradiario19: il ponte della morte e il pupazzo di neve

Io lo chiamo "il ponte della morte". E' l'ultimo cavalcavia prima dell'ingresso di Park Afeq, dove lavoro. E' dove la strada n.5, che percorro da Petah Tiqva a Rosh Ha Ayin, scavalca l'autostrada n.6, da ovest a est. Il cavalcavia è lungo forse un chilometro, e già imboccarlo mette in pericolo la mia vita.

Qui la strada n.5 passa da tre a cinque corsie. Le corsie tre di destra (io in questo momento sono tra l'ultima corsia di destra e quella di emergenza) portano verso lo svincolo per l'autostrada n.6. Devo quindi tagliare attraverso queste tre corsie, e tenermi nella quarta corsia - che porta verso Rosh Ha Aiyn - e che viene usata in scioltezza anche come quarta corsia per l'alta velocità da chi vuole imboccare l'autostrada n.6.
Quando arrivo sul cavalcavia, tiro un sospiro di sollievo nel casco che puzza di smog e gas di scarico, trovandomi di nuovo dove mi è più congeniale: sulla destra, a cavallo della linea della corsia di emergenza, dove non rompo il cazzo alle auto e loro non lo rompono - mortalmente - a me. Giusto il tempo dunque di tirare un sospiro di sollievo e mi investe la prima folata di vento. Il ponte è giusto all'imbocco della piccola valle in cui sorge Rosh Ha Aiyn: il punto più ventoso di tutto Israele. O almeno, per come lo conosco io. Il vento soffia sempre da nord a sud, con il preciso intento di scagliarmi giù dal ponte. E' un gioco di equilibrio, agli ottanta o novanta all'ora, sulle piccole ruote del mio scooter: cerco di tenere la destra, lasciando spazio alle auto, mentre il vento cerca di spingermi sulla corsia di emergenza. Che sarebbe una valida alternativa, se non fosse strategicamente ricoperta da un micidiale strato di ghiaia e sabbia.

Proprio quando ormai sono sceso dal ponte, passa di solito un autobus o un camion. L'effetto è il seguente: prima una botta verso destra per lo spostamento d'aria che si somma al vento, poi il camion o l'autobus mi riparano dal vento e mi ritrovo risucchiato verso sinistra, pericolosamente vicino a un paio di enormi ruote, poi non appena mi raddrizzo il mezzo termina il sorpasso e di nuovo il vento tenta malignamente di scaraventarmi giù dal ponte.

Superato il ponte della morte, ha inizio la mia giornata di lavoro. Infilo il raccordo per Park Afeq, sorpasso le centinaia di auto in colonna, tutto bello contento sul mio scooter che fino a 30 secondi prima ho così disprezzato, e parcheggio nel cortile.

Il ponte della morte non c'entra nulla con il pupazzo di neve che segue...


Come tutti i bambini, Alex ha una grande passione per la ripetizione infinita delle stesse storie, raccontate sempre allo stesso modo.
Così l'altra sera, mentre la mettevo a letto, mi ha chiesto di raccontarle ancora di "Winnie Pooh che vuol fare un pupazzo di neve", una breve storiella derivata dall'esperienza che ha fatto, l'anno scorso, quando io e lei abbiamo fatto un pupazzo in giardino. Il mio Winnie Pooh infatti è un gran costruttore (pupazzi di neve, treni, macchine, case, mulini, parchi giochi...) e un grande amante di animali e creature fantastiche (soprattutto draghi, gnomi, giganti, roba così). Ad Alex le storie piacciono, quindi non rompete...

Torniamo al pupazzo di neve. Questa sera non c'era neve nel bosco di Winnie Pooh, quindi lui e i suoi amici hanno preso il treno per andare in montagna, e hanno fatto il loro pupazzo di neve, giocato, fatto le foto, mangiato, e son tornati a casa alla sera, belli stanchi, e sono andati a dormire - il tutto raccontato con profusione di dettagli.
A questo punto Alex mi ha guardato e mi ha detto - riporto fedelmente parola per parola: "E tutto quel che è rimasto sono le foto da vedere nel computer, perché il pupazzo di neve il giorno dopo c'era il sole e si è sciolto."
Valle tu a spiegare che ti rimangono anche i ricordi.
Questi bambini tecnologici...

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