30 maggio 2009

CattivoGusto3: Ora, io vorrei tornare ma... le multe...

Non nascondo di avere un po' di nostalgia di casa. Mi mancano le persone, le chiacchiere in italiano, certi panorami famigliari, anche il maiale e il grana, le cose semplici...
Di certo, non mi manca tutto questo, una tipica giornata italiana su un tipico giornale italiano:

Il bello del calcio
PISA - Due agenti sono rimasti feriti durante gli scontri tra tifosi pisani e forze dell'ordine al termine della partita tra il Pisa e il Brescia, che ha sancito la retrocessione dei toscani in Lega Pro.
La polizia e i carabinieri, in tenuta antisommossa, hanno risposto con lancio di lacrimogeni ai tifosi che hanno tirato sassi, segnaletica stradale e biciclette contro i mezzi delle forze dell'ordine. Alcuni cassonetti sono stati incendiati.

24 maggio 2009

Esperimento (7°, e ultimo)

Questa è l’ultima puntata… Intanto grazie a chi ha avuto la pazienza di leggersi il racconto un pezzettino alla volta… fatemi sapere cosa ne pensate (e sono graditi suggerimenti per il titolo!).
La puntata precedente, qui.

Quando entra in casa va nella cameretta a salutare Andrea, e il piccolo gli tiene ancora il broncio da questa mattina. Sara è altrettanto gelida, e Marco si rende conto che sarà la cosa più semplice del mondo proseguire nell’attuazione del suo piano di vendetta. Durante la cena, e dopo aver messo a dormire Andrea, lascia cadere qualche osservazione apparentemente casuale sul disordine in casa, a proposito della camicie da stirare, parla dell’ufficio e calca un po’ la mano sul fatto che in casa, sembra essere lui l’unico a lavorare. Non deve nemmeno lavorare troppo di fantasia, perché ultimamente sua moglie sembra davvero non aver voglia di fare un cazzo.
Finalmente Sara reagisce, vola qualche parola pesante, e sua moglie va a chiudersi in camera. Lui la segue, ma solo prendere il suo pigiama e una coperta dall’armadio.

22 maggio 2009

Esperimento (6 di 7... o 8)

Oggi è il mio compleanno, siete stati bravi e mi avete fatto gli auguri (addirittura ieri…), allora vi regalo due episodi… forse anche un terzo, prima di sera…

La puntata precedente, qui.

Guida lentamente verso casa, e ripensa alle reazioni dei colleghi in ufficio, mentre raccontava loro delle gomme bucate. Solo il ragazzo nuovo aveva mostrato uno straccio di comprensione, da tutti gli altri deficienti aveva raccolto soltanto silenzio o stupidi consigli arrendevoli. Uno di quelli, il solito vigliacco arrendevole, gli aveva suggerito di parcheggiare in un altro posto. Inutile cercare di spiegargli che lui non si sarebbe arreso a quello stronzo del piano di sotto. Il ragazzo nuovo, almeno, non aveva cercato di dirgli cosa avrebbe dovuto fare. Gli aveva anche offerto il suo aiuto, un passaggio dal meccanico, una cosa così. Ma lui aveva la situazione sotto controllo, e ora il meccanico sarebbe servito a qualcun altro.
Il piano confuso della sua vendetta non lo rilassa, è ancora troppo indistinto per dargli la gioia feroce di chi è pronto a restituire il colpo. E il traffico, che oggi è peggiore del solito, rallenta i suoi pensieri insieme alle macchine. Si trova intrappolato nell’Audi, e quello che lo manda in bestia davvero è constatare quanto sia stato facile, per lo stronzo di turno, rovinargli la giornata o la vita.
Bastano un chiodo e un martello e un’anima stronza.

18 maggio 2009

Esperimento (5 di 7)

La puntata precedente, qui.

Marco entra in ascensore con Andrea, e si guarda allo specchio. Indossa un abito pulito, la camicia che si è stirato da solo questa mattina, e pochissimi residui di pazienza per cercare di arrivare a fine giornata. Grazie a dio è venerdì, si sistema la cravatta e appoggia a terra la cartella di Andrea, mentre l’ascensore comincia la sua lenta discesa. Gli sfugge un sorriso alla prospettiva del fine settimana in arrivo, sorriso che svanisce rapidamente al pensiero delle camice da stirare e di due giorni interi in compagnia di Sara, che è diventata intrattabile.
“Perché tu e mamma avete litigato?” chiede Andrea.
Marco si passa una mano tra i capelli in un gesto di stizza, poi si sfrega la faccia cercando di rilassare i muscoli del viso, contratti in una smorfia. Uno si rompe il culo tutti i giorni in ufficio, per cosa? Per prendere della merda anche a casa sua.
“Papà,” insiste Andrea, “Perché tu e la mamma avete litigato?”

17 maggio 2009

Esperimento (4 di 6 o 7 - mi sta sfuggendo di mano)

La puntata precedente, qui.


Per arrivare davanti a casa gli ci vuole quasi mezz’ora, e il peggio deve ancora venire. Esattamente dopo la rotonda davanti al condominio, la lunga colonna di auto in direzione di quel cazzo di incrocio, si blocca completamente. Marco rimane intrappolato tra la voglia di scendere e cominciare a mollare calci alle altre macchine e il disperato bisogno di fumare un’altra sigaretta. I minuti passano lentamente, strascicati a passo d’uomo, scalando tra la prima e la seconda marcia, senza mai nemmeno ingranare la terza.
Ripensa a quello stronzo del piano di sotto, che aveva cominciato a rompergli le palle già poche settimane dopo che avevano fatto trasloco. L’appartamento era costato una follia, ma almeno aveva un cortile privato con dei posti macchina comuni. Con quel che pagavano di mutuo, non avevano potuto permettersi un garage, ma il cortile poteva andare, per ora. Non la poteva certo parcheggiare per strada. I posti macchina nel cortile, però, non erano assegnati; la metà di questi erano diventati di fatto proprietà delle casalinghe. Rientravano il pomeriggio presto dal loro giro di spese e di chiacchiere, i posti liberi ad attenderle. Quelli come lui con un lavoro vero e un orario d’ufficio da rispettare non avevano speranze. Lui però teneva d’occhio queste cose: i movimenti delle macchine del condominio, gli orari degli altri inquilini, quando uscivano e rientravano dal lavoro.

16 maggio 2009

Esperimento (3 di 5 o 6...)

La puntata precedente, qui.


Finisce di lavorare alla sette e mezza, e una volta salito in macchina connette il cellulare al vivavoce. La tangenziale è una colonna compatta di auto, in entrambi i sensi. Marco cerca il numero di Sara nella rubrica del cellulare, e la chiama. Non si sono parlati tutto il giorno, e lei non ha nemmeno risposto all’sms che lui le ha mandato a ora di pranzo. Marco ascolta il telefono che suona libero, mentre cerca di immettersi sulla tangenziale. Il solito prepotente con il BMW lascia che l’auto davanti a lui si muova, e non appena Marco avanza per immettersi, balza in avanti con il suo macchinone da stronzo per chiudergli il passaggio.
“Col cazzo, pezzo di merda!” dice Marco che si aspettava la manovra, e accelera. Riesce a infilarsi quel tanto che basta per bloccare il BMW. “La tua costa più della mia,” borbotta a mezza voce, “Voglio proprio vedere se vuoi farti largo a macchinate.”
Ovviamente quello con il BMW si attacca al clacson. Con la mano fuori dal finestrino, Marco gli fa gesto di calmarsi, e s’immagina come quello si stia incazzando ancora di più, perché niente di fa incazzare come aver ragione e sentirti dire “stai calmo”. Suonano insieme, quello del BMW e il telefono di Sara, che squilla ancora libero.
Adesso va bene suonare per protestare, però c’è un limite anche nello sbragare i coglioni al prossimo, solo perché si aveva la precedenza: “Ma vai a dar via il culo!” grida Marco.

Esperimento (2 di 5... credo)

Continua l’esperimento… intanto grazie per le risposte. Son state solo due, però positive. Ma soprattutto, son state due risposte di due bei pezzi di fanciulla, quindi valgono almeno doppio :-) Scrivetemi bellezze, scrivetemi!

La puntata precedente, qui.



La mattina seguente, Marco siede al tavolo dalla cucina indossando lo stesso completo del giorno prima. Sara si era dimenticata di andare in lavanderia a ritirare gli altri suoi vestiti, e così aveva cominciato la giornata litigando, e preparandosi a indossare giacca e pantaloni del giorno prima. Quando aveva guardato nell’armadio, aveva preso l’ultima camicia pulita e stirata, e forzato la voce in un tono dolce, chiedendo a sua moglie di passare in lavanderia quel giorno, e di stirargli almeno una camicia per l’indomani, venerdì. Avrebbe stirato lui le altre nel fine settimana.
“Però io lavoro tutta la settimana, cazzo,” pensa Marco, mescolando il caffè nella tazzina. “Almeno potrebbe farmi il santo piacere di farmi trovare le camice stirate, eh, almeno quello.”
Si è alzato e ha versato il resto del caffè della moca in un’altra tazzina. “Sara, il tuo caffè… È pronto il piccolo?”
La sua voce suona troppo brusca, allora Marco si alza e percorre il corridoio verso le camere, chiedendo di nuovo: “È pronto il piccolo?”
Questa volta il tono è allegro, si affaccia alla porta della stanza di Andrea, dove Sara gli sta facendo indossare la giacchetta sopra il grembiule blu della scuola.

15 maggio 2009

Esperimento (questo non è il titolo)

Questo è l'inizio di un nuovo racconto... sono graditi i commenti in corso d'opera.
E' un po' un esperimento, di solito non faccio leggere alla prima stesura, però insomma, volevo darvi qualcosa di nuovo rispetto ai soliti 'tutti i sogni' bla bla bla.
Se non mi commentate, non lo finisco, e rimanete così, con la voglia di sapere com'è andata a finire... Alla faccia del ricatto, tiè.


Marco accarezza la pelle del volante dell'Audi A3 2.0 TDI, prima di metterla in moto. Si immette sulla tangenziale e rimane sulla corsia di destra, un'occhiata rapida all'orologio gli conferma l'ora: sono le sette meno dieci, a casa non lo aspettano prima delle sette e mezza. Non ha alcuna fretta, si gode il traffico, il silenzio all'interno dell'abitacolo, il profumo della pelle dei sedili mescolato all'essenza di pino silvestre del deodorante per auto. In ufficio è stata una delle solite giornate, Marco allenta la cravatta e sbottona il colletto della camicia. Il ragazzo nuovo a cui sta cercando di inculcare nel cranio alcune nozioni basilari della programmazione a oggetti, è senza possibilità d'appello un deficiente. Del resto, il ragazzo sembra andare d'accordo con tutti gli altri, in ufficio. I suoi colleghi, tutti deficienti, il suo capo soprattutto, un deficiente.
Il ricordo dell'ennesimo faccia a faccia nel corridoio, davanti alla macchinetta del caffè, gli fa drizzare i capelli sulla nuca. Scuote la testa per scacciare la rabbia, prende uno, due respiri profondi. Ormai è arrivato alla rotonda davanti a casa, mentre si ripete a bassa voce i commenti che quel deficiente ha fatto a proposito del suo lavoro dell'ultima settimana. Prende un altro respiro profondo, poi colpisce il volante con la mano aperta
Invece di svoltare verso casa, alla prima uscita, accelera e si sposta di prepotenza nella corsia interna della rotonda. L'Audi balza in avanti e Marco infila la seconda uscita, tallonando una vecchia Panda. Non appena la strada si raddrizza un poco, Marco accelera ancora, sorpassa a destra la Panda e affonda il piede sull'acceleratore. La strada è poco trafficata, Marco percorre quasi un chilometro con le mani strette sul volante, cambiando le marce con gesti bruschi e rabbiosi.

12 maggio 2009

Isradiario21: il Papa, il Ciccio e Pollicino

Ciao a tutti
fate i bravi e andate a vedere il blog nuovo: http://tuttiisogni.tumblr.com/
Ci trovate anche cose di Bolo - oltre al solito Isradiario e ai racconti...

Ieri sera mi hanno chiamato da Caterpillar. Gli avevo preparato un bel sondaggino, per la visita del Papa in Israele, fatto tra amici, famigliari e colleghi - purtroppo non abbiamo avuto modo di addentrarci a modo nei dettagli.

Per amor di precisione, vi riporto qui i numeri:

Ritenete che la visita del Papa in Israele sia un avvenimento importante, e positivo?
SI 75%
NO 25%

08 maggio 2009

CattivoGusto2: Vogliamo ricordarlo così

Vogliamo ricordarlo così. http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Baget_Bozzo
E sono soltanto i primi risultati su Google. Un libro, ci sarebbe da scrivere, qui.
Il popolo della rete lo piange. Mamma come piange...

Questo passa sotto l'etichetta del CattivoGusto perché non sta bene parlar male dei morti. Nemmeno di Benito.


Da qui.

«Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava». Sono parole dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo in un dialogo con un persiano colto su Cristianesimo e Islam. [...]
Il Cristianesimo, per natura sua, è chiamato a comporsi con i pensieri universali, a ospitarli, a fonderli in sé. L'Islam è una cultura monocoranica, vede nel Corano la lettera divina, un libro non soggetto a interpretazione. [...]

E infatti si fonde, si fonde, ed è così ospitale...

Isradiario20: garage, semafori, scarpe

Questa puntata comincia con una breve descrizione delle foto: nella prima, potete ammirare il nostro bolide parcheggiato nel garage del mio ufficio.
No, non vado a lavorare in macchina - una volta sola, la scorsa settimana, perché tirava un vento da capottare le macchine, impossibile uscire in scooter. Una giornata quantomeno peculiare: un vento fortissimo, 38 gradi di temperatura, e il vento anche più caldo, sabbia che volava dappertutto. Era una domenica - il primo giorno della settimana - e il vento aveva soffiato anche per tutto il sabato.
La mattina, quando sono entrato in ufficio, c'era uno strato di sabbia che copriva ogni cosa.
Tornando al garage, vi chiederete perché la macchina sia parcheggiata su quella rampa di metallo.
Per guadagnare spazio, e parcheggiare due auto al prezzo di una - guardatevi la seconda foto. Questo è il garage del mio ufficio.

07 maggio 2009

Ho bisogno di scarpe con il tacco

Il mio viaggio in Venezuela per lavoro è stato rimandato di un mese - almeno. Nel frattempo c’è il caso che debbano spedirmi negli Stati Uniti, a Kansas City.
Ho chiesto ad Alex se vuole che le porti un regalo in particolare, quando andrò in Venezuela o negli Stati Uniti, una bambola speciale, la cucina di Barbie, un gioco. Lei mi ha guardato e mi ha detto:
“Voglio una gonna e la calzamaglia da mettere sotto la gonna, e le mutande.”
In effetti - per quanto ne sappia lei - l’associazione gonna-mutande-calze fa il paio con canottiera-maglietta-felpa. Poi si è fermata e ha detto:
“No, invece della gonna, comprami le scarpe. Ho bisogno di scarpe. Di quelle per camminare così,” ha aggiunto camminando in punta di piedi.
“Quelle con il tacco?” le ho chiesto.
“Sì, ho bisogno di scarpe con il tacco. Tante, non ne ho nemmeno una, la mamma invece ne ha tante. E anche una gonna, corta corta.”
Crescono così in fretta.

03 maggio 2009