16 maggio 2009

Esperimento (3 di 5 o 6...)

La puntata precedente, qui.


Finisce di lavorare alla sette e mezza, e una volta salito in macchina connette il cellulare al vivavoce. La tangenziale è una colonna compatta di auto, in entrambi i sensi. Marco cerca il numero di Sara nella rubrica del cellulare, e la chiama. Non si sono parlati tutto il giorno, e lei non ha nemmeno risposto all’sms che lui le ha mandato a ora di pranzo. Marco ascolta il telefono che suona libero, mentre cerca di immettersi sulla tangenziale. Il solito prepotente con il BMW lascia che l’auto davanti a lui si muova, e non appena Marco avanza per immettersi, balza in avanti con il suo macchinone da stronzo per chiudergli il passaggio.
“Col cazzo, pezzo di merda!” dice Marco che si aspettava la manovra, e accelera. Riesce a infilarsi quel tanto che basta per bloccare il BMW. “La tua costa più della mia,” borbotta a mezza voce, “Voglio proprio vedere se vuoi farti largo a macchinate.”
Ovviamente quello con il BMW si attacca al clacson. Con la mano fuori dal finestrino, Marco gli fa gesto di calmarsi, e s’immagina come quello si stia incazzando ancora di più, perché niente di fa incazzare come aver ragione e sentirti dire “stai calmo”. Suonano insieme, quello del BMW e il telefono di Sara, che squilla ancora libero.
Adesso va bene suonare per protestare, però c’è un limite anche nello sbragare i coglioni al prossimo, solo perché si aveva la precedenza: “Ma vai a dar via il culo!” grida Marco.

“Pronto,” dice la voce di Sara.
“Sara, amore,” dice Marco, a voce alta.
“Figurati se non stai a litigare in macchina,” mormora lei. “Cosa vuoi?”
“Com’è andata la giornata, amore?” chiede. Vuol sapere se lei è passata o no dalla lavanderia.
“Da schifo,” risponde sua moglie. “Ho litigato con quello del piano di sotto, di nuovo.”
Quello del piano di sotto, certo, quello che fa la guardia giurata, e gira di notte con una ridicola Seat Ibizia bianca, con lo stemma con l’aquila blu e la stella gialla, come una specie di sceriffo dei Lego. Ci ha messo tre mesi a convincere il piccolo Andrea che no, non potevano mettere quello stemma sull’Audi, e che quello del piano di sotto non era un poliziotto, non era un eroe, ma soprattutto che la Seat Ibiza con lo spoiler, l’aquila e la stella era roba da sfigati. Ce n’era voluta, ma adesso anche Andrea lo chiamava lo sceriffo, imitando il suo tono beffardo.
“Cosa è successo?” chiede Marco, aspettandosi la solita lamentela a proposito della sua Audi A3 che era parcheggiata nel posto dove lo sceriffo avrebbe voluto mettere la sua Ibiza di merda. Che i posti nel parcheggio del condominio non fossero riservati, lo sapevano tutti.
“Andrea era giù in cortile a giocare a pallone, con un paio di altri bambini del condominio. Avevo le finestre aperte e a un certo punto ho sentito la voce di quello del piano di sotto, che sgridava i bambini. Mi sono affacciata, e quello… quello stronzo stava lì in cortile, con il pallone dei bambini in mano, che gli urlava di fare silenzio e bestemmiava. Bestemmiava, Marco, davanti ai bambini! Gli ha calciato il pallone dall’altra parte del cortile, poi è rientrato.”
“Gran figlio di… e tu cos’hai fatto?”
“Non ho fatto niente. Sono rimasta affacciata, ero senza parole. Andrea è rientrato a casa poco dopo… Ero allibita, ero così sorpresa che solo dopo mezz’ora ho cominciato a preoccuparmi per Andrea. Ho cominciato a pensare che un matto del genere gira con una pistola, per lavoro. E con quel che si legge sui giornali, al giorno d’oggi… Ero spaventata, e furiosa.”
“Che gran bastardo! Ma questa sera quando arrivo a casa…”
“Non è tutto. È venuto qua a suonare, a casa nostra. Ha suonato alla porta, io ho aperto con la catenella, avevo paura. Mi ha detto: signora, io lavoro tutta la notte, certe volte faccio dei turni anche da dodici o quattordici ore, quando vengo a casa devo poter dormire. Se no m’innervosisco, m’incazzo davvero. Ha detto: se m’incazzo davvero è bene che suo figlio sia qui in casa al sicuro. Ti rendi conto? Ha minacciato Andrea!”
Marco si sente fremere di rabbia, gli fanno male i muscoli per lo sforzo che deve fare per proseguire a passo d’uomo con l’Audi, incolonnato nel traffico. “Io quello lo ammazzo,” pensa, “devo davvero ammazzarlo!”
Si rende conto che Sara è in silenzio, in attesa di una sua risposta, che non arriva. L’unica cosa che Marco riesce a pensare è che vuol vederlo morto, quel grosso stronzo prepotente.
Poi Sara aggiunge: “Più tardi è salita la moglie. È venuta a scusarsi. Ha detto che suo marito era andato al lavoro, altrimenti sarebbe salito di persona a scusarsi. Ma che le aveva telefonato, raccontato quel che era successo, e le aveva chiesto di salire a porgere le sue scuse.”
“Certo,” sbotta lui, “Le sue gran scuse del…”
“La signora sembrava davvero dispiaciuta, Marco. Ha detto che verrà lui in persona a scusarsi, magari domani sera, se non avrà il turno di notte.”
“Che venga a scusarsi,” risponde, “che io l’aspetto con la mazza da baseball.”
“Non dire cazzate, Marco.”
“Eh certo, cosa vuoi fare? Chiediamo noi scusa perché il bambino gioca a pallone?”
“No… solo non voglio che tu ti metta in testa di far chissà quale cazzata. Quello è grosso due volte te, e gira con la pistola per lavoro. Tu lavori in banca.”
“Grazie della cazzo di fiducia, amore. Gli congelo il conto, va bene?”
Quel gran figlio di… però lui una mazza da baseball dovrebbe averla, in cantina, se ricorda bene. Sarà meglio portarla di sopra, in casa. E dovrebbe tenerne una seconda in macchina, che non si sa mai che lo incontri nel parcheggio del condominio, magari la sera.
“Sara,” chiede Marco, “sei passata in lavanderia questo pomeriggio?”
“No,” risponde sua moglie, senza nemmeno accennare una scusa.
“D’accordo,” sospira lui, “Ci vado io adesso, speriamo che sia ancora aperta. Tu puoi solo stirarmi una camicia per domani? Per favore? Poi nel fine settimana le altre le stiro io, d’accordo?”
Sara mormora qualcosa tra un sì e un no, poi dice che deve andare ad aiutare Andrea a finire i compiti.
Quando la moglie riattacca il telefono, Marco si accende una sigaretta. In macchina. Lui non fuma mai in macchina, ma la lavanderia sta esattamente a due chilometri da casa, di là dall’incrocio più bastardo della città, e deve andarci adesso, con questo traffico, sperando che sia ancora aperta. Cazzo, la mazza da baseball gli servirà per quello stronzo di sceriffo del piano di sotto, ma anche sua moglie certe volte… Prende un altro tiro, gli viene voglia di mordere il filtro dal nervoso, apre il finestrino e butta fuori la sigaretta.


[continua qui]

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