22 maggio 2009

Esperimento (6 di 7... o 8)

Oggi è il mio compleanno, siete stati bravi e mi avete fatto gli auguri (addirittura ieri…), allora vi regalo due episodi… forse anche un terzo, prima di sera…

La puntata precedente, qui.

Guida lentamente verso casa, e ripensa alle reazioni dei colleghi in ufficio, mentre raccontava loro delle gomme bucate. Solo il ragazzo nuovo aveva mostrato uno straccio di comprensione, da tutti gli altri deficienti aveva raccolto soltanto silenzio o stupidi consigli arrendevoli. Uno di quelli, il solito vigliacco arrendevole, gli aveva suggerito di parcheggiare in un altro posto. Inutile cercare di spiegargli che lui non si sarebbe arreso a quello stronzo del piano di sotto. Il ragazzo nuovo, almeno, non aveva cercato di dirgli cosa avrebbe dovuto fare. Gli aveva anche offerto il suo aiuto, un passaggio dal meccanico, una cosa così. Ma lui aveva la situazione sotto controllo, e ora il meccanico sarebbe servito a qualcun altro.
Il piano confuso della sua vendetta non lo rilassa, è ancora troppo indistinto per dargli la gioia feroce di chi è pronto a restituire il colpo. E il traffico, che oggi è peggiore del solito, rallenta i suoi pensieri insieme alle macchine. Si trova intrappolato nell’Audi, e quello che lo manda in bestia davvero è constatare quanto sia stato facile, per lo stronzo di turno, rovinargli la giornata o la vita.
Bastano un chiodo e un martello e un’anima stronza.

È sufficiente avere un briciolo di potere in ufficio, esercitarlo con noncuranza alla cazzo di cane, ed ecco che lui si ritrova spinto a guidare avanti e indietro per smaltire la rabbia prima di tornare a casa, fino al punto in cui a momenti non investe una povera signora con un bambino nel parcheggio del centro commerciale. Avrebbe potuto rovinarsi la vita, così, finire in galera, sputtanare i soldi in avvocati, e quel deficiente del suo capo nemmeno si sarebbe reso conto che in sostanza, era stato lui a investire quei due, non Marco. Ha questa immagine, lui seduto nel parlatoio della prigione, che cerca di spiegare al quel cretino del suo capo come gli ha rovinato la vita, e quello che non capisce, che taglia corto e gli piazza lì un altro lavoro da finire, prima di sera, come si tratta uno schiavo.
Marco sospira e si passa una mano sulla faccia, alza il volume della radio cercando di mettere a tacere i pensieri per qualche istante. Deve recuperare freddezza e lucidità, altrimenti finirà per fare una qualche cazzata, e addio vendetta. Poi c’è anche Sara: in una settimana sua moglie non è riuscita a trovare un momento per stirargli due camicie, o andare in lavanderia a ritirare i suoi vestiti. Non doveva lavarli lei, doveva solo andare a prenderli.
“Meno di così, che cazzo vuol fare quella lì? Se proprio non voleva far un cazzo di niente nella vita, avrebbe dovuto sposarsi uno coi soldi.”
Ma questa sera sarà lui a dire no ad Andrea, papà non ha voglia di giocare con i Lego. È tutta la settimana che corteggia il bambino come se fosse un piccolo principe reale. Che si renda conto che alla pazienza di suo padre c’è un limite.
“D’accordo,” pensa, “Per questa sera ti lascio il parcheggio libero, brutto stronzo. Mettici la tua macchina, la tua Ibiza da sceriffo, e vediamo cosa succede. Vediamo…”
Il piano è ormai definito. Arrivato vicino a casa, prosegue verso il centro commerciale. La strada qui è sgombra e può sfogare un po’ di tensione nell’accelerazione dalla rotonda all’ingresso del parcheggio. All’interno del parcheggio, guida lentamente, finché non trova un posteggio libero. Entra nel centro commerciale e si dirige direttamente al negozio degli articoli sportivi. Cammina veloce, a differenza di tutta questa gente intorno a lui che passeggia senza meta, che si guarda intorno in attesa che una stronzata messa lì in una vetrina gli faccia venir voglia di sputtanare un altro po’ di soldi.
“Pecore, ecco cosa siete, tutte pecorelle brave e tranquille e stupide che se ne vanno in giro a buttar via i soldi…”
Nel negozio, la scelta è precisa: basta un’occhiata per individuare il prodotto giusto. Valuta il peso, gli spigoli dei pesi esagonali ai lati, e anche la confezione. C’è questa targhetta di cartone proprio attorno all’impugnatura, con la foto di un deficiente dai muscoli gonfi.
“Certo,” pensa, “Compra compra compra che diventi grande grosso e forte. Ma vaffanculo…”
Sceglie la fila della cassa dove ha visto lavorare una donna. Se ricorda bene, alla visita di leva prendono le impronte digitali a tutti. Ma la polizia non dovrebbe avere le impronte digitali di una donna, della cassiera. Salvo che questa non abbia un passato da rapinatrice di banche, ma è decisamente improbabile. Paga, con noncuranza fa in modo di infilare il suo acquisto nel sacchetto di plastica toccando solamente il cartone intorno all’impugnatura. Esce dal negozio, appoggia il nuovo acquisto sul sedile accanto a lui, ed è pronto ad andare a casa e a vendicarsi.
Marco apre il cancello automatico con il piccolo telecomando, e entra nel cortile del condominio. Fa il giro del cortile ma non ci sono posti liberi. Dove parcheggia di solito, c’è la Seat Ibiza dello sceriffo.
“Ottimo,” pensa, “Goditi il tuo parcheggio, pezzo di merda. Goditelo finché puoi…”
Esce dal cortile e posteggia l’Audi nel viale a poche centinaia di metri dal palazzo. Gli secca lasciarla lì, sotto gli alberi, dove non può vederla dalla finestra.
“Si riempirà di cagate d’uccello,” pensa.
Lascia il sacchetto sul sedile anteriore, non è riuscito a farsi venire in mente alcuna scusa plausibile da raccontare a Sara. Prima di dirigersi verso casa, controlla il baule: la mazza da baseball è lì, dove l’ha messa questa mattina. Tutto è pronto, tutto è in ordine. Deve solo liberarsi di sua moglie per questa notte, e crede di avere un’idea.
[continua…]

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