15 maggio 2009

Esperimento (questo non è il titolo)

Questo è l'inizio di un nuovo racconto... sono graditi i commenti in corso d'opera.
E' un po' un esperimento, di solito non faccio leggere alla prima stesura, però insomma, volevo darvi qualcosa di nuovo rispetto ai soliti 'tutti i sogni' bla bla bla.
Se non mi commentate, non lo finisco, e rimanete così, con la voglia di sapere com'è andata a finire... Alla faccia del ricatto, tiè.


Marco accarezza la pelle del volante dell'Audi A3 2.0 TDI, prima di metterla in moto. Si immette sulla tangenziale e rimane sulla corsia di destra, un'occhiata rapida all'orologio gli conferma l'ora: sono le sette meno dieci, a casa non lo aspettano prima delle sette e mezza. Non ha alcuna fretta, si gode il traffico, il silenzio all'interno dell'abitacolo, il profumo della pelle dei sedili mescolato all'essenza di pino silvestre del deodorante per auto. In ufficio è stata una delle solite giornate, Marco allenta la cravatta e sbottona il colletto della camicia. Il ragazzo nuovo a cui sta cercando di inculcare nel cranio alcune nozioni basilari della programmazione a oggetti, è senza possibilità d'appello un deficiente. Del resto, il ragazzo sembra andare d'accordo con tutti gli altri, in ufficio. I suoi colleghi, tutti deficienti, il suo capo soprattutto, un deficiente.
Il ricordo dell'ennesimo faccia a faccia nel corridoio, davanti alla macchinetta del caffè, gli fa drizzare i capelli sulla nuca. Scuote la testa per scacciare la rabbia, prende uno, due respiri profondi. Ormai è arrivato alla rotonda davanti a casa, mentre si ripete a bassa voce i commenti che quel deficiente ha fatto a proposito del suo lavoro dell'ultima settimana. Prende un altro respiro profondo, poi colpisce il volante con la mano aperta
Invece di svoltare verso casa, alla prima uscita, accelera e si sposta di prepotenza nella corsia interna della rotonda. L'Audi balza in avanti e Marco infila la seconda uscita, tallonando una vecchia Panda. Non appena la strada si raddrizza un poco, Marco accelera ancora, sorpassa a destra la Panda e affonda il piede sull'acceleratore. La strada è poco trafficata, Marco percorre quasi un chilometro con le mani strette sul volante, cambiando le marce con gesti bruschi e rabbiosi.

Davanti ha un semaforo, a destra l'ingresso del centro commerciale. Svolta nel parcheggio, facendo fischiare i pneumatici sull'asfalto. Nel parcheggio è costretto a rallentare, per via dei dossi. Guida nel parcheggio avanti e indietro, abbassa i finestrini e respirando l'aria fresca della sera si tranquillizza un po'. La voce del suo capo pian piano svanisce dai suoi pensieri, e Marco accende la radio. C'è la nuova canzone di quella cantante americana col culo rotondo e perfetto, non si ricorda mai il nome. Accenna il ritmo battendo sul volante, sua moglie conosce il nome di sicuro, legge tutti i giornali di musica, lei.
Senza bisogno di controllare di nuovo l'ora, si dirige verso l'uscita del parcheggio. È già nel centro commerciale, potrebbe fermarsi a comprare l'acqua, ma adesso vuole solo arrivare a casa, mettersi la tuta, sedersi sul tappeto in salotto a guardare la televisione con il suo piccolo Andrea, giocare con lui ai Lego aspettando la cena.
Nei pressi dell’uscita, un furbastro con un’Alfa 166 sta cercando di uscire in retromarcia dal suo parcheggio, senza badare alle auto che sopraggiungono. La Punto davanti a lui si ferma all’improvviso, per lasciar spazio all’Alfa in retromarcia. Ma Marco non si fa sorprendere, si aspettava la frenata e si sposta a sinistra per sorpassare la Punto e l’Alfa. Tutti uguali, pensa, quelli con la Punto. Si fanno mettere i piedi in testa. Agli alfisti non devi dargli spazio, non hanno rispetto per niente e per nessuno. Gli dai una mano, si prendono tutto il braccio, quelli con l’Alfa. E mentre sorpassa le due auto butta un’occhiata nell’abitacolo dell’Alfa e c’è il solito stronzo che guida con il cappellino in testa. Quando torna a guardare avanti, si ritrova davanti al muso una donna con il carrello della spesa.
Prima ancora che Marco capisca cosa stia succedendo, il suo piede ha premuto forte sul freno, e le sue mani hanno sterzato il volante verso destra. L’Audi si ferma immediatamente, in diagonale tra le due carreggiate, e la donna col carrello lo fissa sconvolta e infuriata.
Seduto nel carrello, con i sacchi della spesa, c’è un bimbo di due o tre anni. Marco sente il cuore battergli forte nelle orecchie e gli tremano le gambe, ma il pilota automatico gli ha fatto premere la frizione mentre frenava, la macchina non si è spenta, nessuno si è fatto nulla, lui fa un sorriso e un gesto a metà tra un saluto e una scusa in direzione della donna, e riparte. Verso casa. Guida con prudenza. Quel piccolo, madonna santa, come il suo piccolo Andrea. Tutta colpa di quello stronzo con l’Alfa, certa gente non dovrebbe stare in strada. Ma lui ha frenato in tempo. Non è successo nulla. Sarebbe potuta essere una tragedia, madonna, quel piccolino nel carrello, come Andrea. Però Andrea ha già sette anni. Investire un bimbo in un carrello della spesa, lui, che non ha mai fatto un incidente, mai nemmeno graffiato la macchina in un parcheggio. Quello stronzo con l’Alfa, pensa Marco, e poi lui non sarebbe nemmeno dovuto essere in quel parcheggio, ma l’hanno fatto davvero incazzare, oggi in ufficio. Poteva finire in galera, rovinarsi la vita, ma per fortuna non è successo nulla.
Mentre parcheggia sotto casa, e getta un’occhiata invidiosa a uno dei suoi vicini che può permettersi di affittare un garage per poi infilarci dentro una cazzo di Clio, Marco ripensa alla faccia della madre del bimbo, nel parcheggio. Ricompone l’immagine, si rende conto che per qualche secondo le sue orecchie sono state fuori uso, non è stato in grado di capire cosa aveva detto lei. Era stata la botta di panico e adrenalina a renderlo come sordo, dopo la frenata. Allora Marco cerca di leggere sulle labbra della donna quella parola, che si mescola a una nuova ondata di panico, madonna, è andata bene.
Deficiente, aveva detto lei.


[continua qui]

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