08 maggio 2009

Isradiario20: garage, semafori, scarpe

Questa puntata comincia con una breve descrizione delle foto: nella prima, potete ammirare il nostro bolide parcheggiato nel garage del mio ufficio.
No, non vado a lavorare in macchina - una volta sola, la scorsa settimana, perché tirava un vento da capottare le macchine, impossibile uscire in scooter. Una giornata quantomeno peculiare: un vento fortissimo, 38 gradi di temperatura, e il vento anche più caldo, sabbia che volava dappertutto. Era una domenica - il primo giorno della settimana - e il vento aveva soffiato anche per tutto il sabato.
La mattina, quando sono entrato in ufficio, c'era uno strato di sabbia che copriva ogni cosa.
Tornando al garage, vi chiederete perché la macchina sia parcheggiata su quella rampa di metallo.
Per guadagnare spazio, e parcheggiare due auto al prezzo di una - guardatevi la seconda foto. Questo è il garage del mio ufficio.



La cosa più divertente è che il primo ad arrivare, poi solitamente è anche il primo ad andarsene, quindi verso le cinque del pomeriggio in tutto il palazzo comincia questa processione di impiegati che vanno a spostare la macchina, così che il collega possa riportare la sua auto a livello terra, poi parcheggiano di nuovo, tornano in ufficio, fanno due chiacchiere, bevono un altro caffè, quindi scendono in garage, prendono la macchina e vanno a casa.

Finchè siamo in tema di auto e ufficio, vediamo di parlare un attimo dei semafori.
Solo chi è stato qui di persona può apprezzare il genio che ha spinto gli israeliani a rinunciare del tutto alle autostrade, in favore di strade veloci a due o tre corsie. Ho cercato di spiegarmi perché non abbiano costruito autostrade, e mi sono detto: il paese effettivamente è piccolo, troppo piccolo... In realtà un'autostrada c'è, la numero 6, che attraversa il paese da nord a sud. E' l'unica strada a pagamento, e in effetti è sempre praticamente vuota.
Temo proprio che la spiegazione, in fondo, sia questa: un israeliano, piuttosto che pagare il pedaggio, arriva due ore dopo.
E dunque il paese, dove le città sorgono così vicine l'una all'altra che spesso non ti accorgi di passare da Rehovot a Nessiona o da Ramla a Lod, si muove su queste superstrade che fanno il possibile per smaltire il traffico. Con scarso successo.
Immaginatevi un'intera nazione che si muove sulla via Emilia. Con l'unico vantaggio di avere, di solito, due corsie. Ma queste superstrade sono come la via Emilia, passano città dopo città nel centro, o nelle vicinanze del centro, si riempono anche del traffico locale, e sono costellate di incroci e semafori. Incroci e semafori, su strade dove la gente guida a 120 o a 130 km/h. Non sorprendiamoci poi se hanno più morti per incidenti stradali che per attentati.


I semafori funzionano così: da verde a verde lampeggiante, poi arancione, poi rosso. I bravi, in effetti, cominciano a frenare già al verde lampeggiante.
Altri - anche il sottoscritto, temo - interpretano il verde lampeggiante come un invito ad accelerare (sgomberare l'incrocio, certo, ma anche accelerare e basta, raggiungere l'incrocio, passare prima del rosso).
Il problema sta nel passaggio dal rosso al verde. Quando il semaforo è rosso, e sta per diventare verde, si accende per un paio di secondi anche la luce arancione. Questo significa che le auto ferme al semaforo cominciano a muoversi, perché il semaforo sta per diventare verde. Osservando i semafori, si nota che l'arancione che segnala il verde in arrivo, corrisponde nell'altra strada dell'incrocio, all'arancione prima del rosso.
Non c'è un momento in cui su entrambi i lati il semaforo è rosso - quindi ogni tanto ci si trova con chi prova a passare con l'arancione su un lato e sull'altro. Uno spasso.

Ad ogni modo, volevo semplicemente dire che sulla strada 40, che percorro per andare al lavoro e passa da Petah Tiqva, quando si entra in città c'è il limite dei 60 km/h. Ci sono almeno una dozzina di semafori da passare, e sono tutti invariabilmente rossi. Tutti. Alla faccia della sincronizzazione. Poi ho scoperto che se trovo il primo rosso, e parto con il verde e mi metto ai 90 km/h, riesco ad infilarli (quasi) tutti tra il verde e il verde lampeggiante. Negli ultimi, in effetti arrivo con l'arancione e ogni tanto devo aprire il paracadute e fermarmi. Adesso mi spiego il perché di tutte quelle auto, nella corsia a sinistra, che viaggiano veloce a colpi di clacson e lampeggianti, quando di solito gli israeliani - pur non essendo dei campioni al volante - non sono certo dei gran fan dell'alta velocità.


Il mio viaggio in Venezuela per lavoro è stato rimandato di un mese - almeno. Nel frattempo c'è il caso che debbano spedirmi negli Stati Uniti, a Kansas City.
Ho chiesto ad Alex se vuole che le porti un regalo in particolare, quando andrò in Venezuela o negli Stati Uniti, una bambola speciale, la cucina di Barbie, un gioco. Lei mi ha guardato e mi ha detto:
"Voglio una gonna e la calzamaglia da mettere sotto la gonna, e le mutande."
In effetti - per quanto ne sappia lei - l'associazione gonna-mutande-calze fa il paio con canottiera-maglietta-felpa. Poi si è fermata e ha detto:
"No, invece della gonna, comprami le scarpe. Ho bisogno di scarpe. Di quelle per camminare così," ha aggiunto camminando in punta di piedi.
"Quelle con il tacco?" le ho chiesto.
"Sì, ho bisogno di scarpe con il tacco. Tante, non ne ho nemmeno una, la mamma invece ne ha tante. E anche una gonna, corta corta."
Crescono così in fretta.

3 commenti:

  1. crescono moolto in fretta.
    (altri invecchiano con la stessa rapidita')

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  2. sono sempre io pigna, diciamo che ho troppi account. se vieni in america e non ti fermi ti diseredo, e avevo gia' pensato di lasciarti i miei libri.

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  3. sono sempre io. bolo, diciamo.

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