29 dicembre 2010

Foto (invidia, invidia)

Se ancora non le avete viste, le foto della missione Magisstra, dalla ISS, su cui e' imbarcato anche Paolo Nespoli.

20 dicembre 2010

Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro

Brizzi Enrico - Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro


In breve: quattro amici, a piedi lungo il percorso dell’antica Via Francigena (che da Canterbury portava a Roma i pellegrini medioevali), con i loro zaini e le loro storie ‘moderne’ sulle spalle. Il romanzo segue il percorso dei quattro dalla Svizzera all’Italia, una settimana di cammino a cavallo del passo del San Bernardo. Bern, un misterioso tedesco di mezza età e coperto di tatuaggi a tema religioso, si unisce a suo modo al cammino del gruppo.


Cosa c'è di bello: mettere quattro ragazzotti sulla Via Francigena, a piedi, nel 2006 mentre l’Italia gioca i Mondiali in Germania, è un’ottima idea per lo sfondo. Però è solo uno sfondo.


Cosa c'è di brutto: Brizzi continua ad abusare della mia pazienza con il suo stile gergale. Passi che uno chiami l’altro “socio,” ma non posso credere che lo pensi anche. Almeno limitasse il gergo al discorso diretto... Deboluccia la trama che si svolge lungo eventi prevedibili e senza colpi di scena. Sembra un diario, a cui lo scrittore si sia rifiutato di sottrarre o aggiungere nulla rispetto agli eventi originali, con la semplice invenzione del casino finale (per altro, poco incasinato). 


Giudizio finale: una prova scarsa, soprattutto considerato il soggetto con grandi potenzialità. 


Voto: 4/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile"

09 dicembre 2010

Rimini

Tondelli P. Vittorio - Rimini

In breve: un giovane giornalista milanese, Marco Bauer, viene inviato a Rimini per dirigere la “Pagina dell’Adriatico”, un supplemento del giornale a cui lavora. Alle vicende di Marco, si intrecciano altre storie parallele: una donna tedesca scesa in Italia alla ricerca della sorella scomparsa, un suonatore di sax solitario e triste, uno scrittore omosessuale in crisi (Tondelli?), due giovani cineasti in cerca di finanziamenti per il loro film... 

Cosa c'è di bello: la storia di Marco Bauer rimane centrale, e aiuta a mantenere l'attenzione focalizzata, mentre le storie parallele sono trattate meno approfonditamente, e funzionano da piacevoli diversivi, e contribuiscono a costruire uno sfondo credibile alle vicende: Rimini. La scelta delle storie è efficace e così il susseguirsi degli avvenimenti, i colpi di scena e gli intrighi; la trama è molto solida e i personaggi assolutamente credibili. Descrive ottimamente una certa decadenza della scena della riviera romagnola (per certi versi, mi ha ricordato le atmosfere de "La dolce vita").

Cosa c'è di brutto: in certi punti le storie parallele sembrano scollarsi, gli intrecci diventano un po' forzati. Inoltre, l'illuminazione finale che ha Bauer (non dico di più per non rovinare la lettura) avviene troppo all'improvviso, senza alcuna preparazione. Sembra più un modo sbrigativo per fare la morale, che un naturale sviluppo della storia.

Giudizio finale: nel 1985 vendette oltre 100mila copie e venne giudicato troppo "commerciale" dagli appassionati di Tondelli. In realtà, anche se in certi punti appare un po' trascurato, il romanzo è buono.

Voto: 7/10

04 dicembre 2010

Il deserto dei Tartari

Buzzati Dino - Il deserto dei Tartari

In breve: il giovane tenente Giovanni Drogo viene assegnato alla fortezza Bastiani, a presidio di un valico montano sul confine nord del paese. Con il passare del tempo, desiderio di fuga del giovane si trasforma lentamente e inesorabilmente in una vana speranza, e infine in una monotona rassegnazione. La carriera militare, con le sue assurdità, le sue regole macchinose, diventa una metafora della vita cittadina e quotidiana, e il tempo, il suo scorrere impercettibile e incessante, è il vero protagonista della storia.

Cosa c'è di bello: il tenore surreale dell'ambientazione e la prosa affascinante danno al romanzo un tocco classico, piacevole alla lettura. L'autore ha scelto un tema difficile e non cede a distrazioni, né si perde nei dettagli.

Cosa c'è di brutto: in certi momenti la monotonia della fortezza Bastiani rallenta la lettura e fa calare la concentrazione - ma forse anche questa è una metafora della nostra vita. Quante volte, infatti, ci lasciamo distrarre dalla noia per poi renderci conto del tempo gettato via?

Giudizio finale: è un grande classico, e ne ha tutte le ragioni. 

Voto: 8/10


Da Wikipedia:

« Probabilmente tutto è nato nella redazione del Corriere della Sera. Dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro piuttosto pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se fosse andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani, si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no, e intorno a me vedevo uomini, alcuni della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano, andavano, trasportati dallo stesso lento fiume e mi domandavo se anch'io un giorno non mi sarei trovato nelle stesse condizioni dei colleghi dai capelli bianchi già alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire. »

Dino Buzzati in un’intervista premessa all’edizione degli Oscar Mondadori (1966)

Treno di panna

DeCarlo Andrea - Treno di panna

In breve: Giovanni si trova a Los Angeles, in cerca di fortuna, ospite dei suoi amici Ron e Tracy; davanti ai suoi occhi c'è l'America, con il suo sogno e il suo squallore. Il libro segue le vicende di Giovanni, il lavoro da cameriere, da insegnante di italiano, il distacco dagli amici, la breve storia con Jill, l'incontro con la famosa attrice Marsha Mellows.

Cosa c'è di bello: il ritratto dell'arrivismo e della smania di successo dei personaggi è eccezionale, e altrettanto efficace è la scelta del punto di vista di Giovanni. Affascinato dall'avida parata che gli si svolge intorno, Giovanni si lascia condurre senza perdere il suo sguardo cinico.

Cosa c'è di brutto: in certi punti, il cinismo e il distacco di Giovanni sembrano eccessivi, forzati.

Giudizio finale: è il romanzo di esordio di DeCarlo, pubblicato nel 1981 (io avevo tre anni), prima della maggior parte dei romanzi che vi possano venire in mente che abbiano trattato questi temi, o usato questo stile. Il romanzo è breve, intenso e eccezionale.

Voto: 8/10

Nota: a chi DeCarlo non è mai piaciuto, o a chi come me si è stancato di rileggere sempre gli stessi temi e gli stessi romanzi, vorrei dire che in Treno di Panna non troverà né Milano, né lavori improbabili, né svolte inattese, né storie d'amore con donne misteriose, né amici più scaltri e fighi, né rimpianti, eccetera. Insomma, è un romanzo giovane e fresco, e forse è il migliore dell'autore.

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Macno", un altro intrigante romanzo di DeCarlo, scritto prima che sprofondasse nella ripetitività.

03 dicembre 2010

Bimbo cattivo, non dire le bugie

Wikileaks oscurata, di certo, perche' come dicono alcuni dei nostri politici, erano tutte balle.
D'altra parte, uno con un naso cosi', cosa pretendete? che dica la verita'?

A perdifiato


Covacich Mauro - A perdifiato

In breve: Dario Rensich è un maratoneta di Trieste, diventato mediamente celebre per un buon piazzamento nella maratona di New York. Dario viene inviato dalla Federazione Italiana in Ungheria, per allenare un gruppo di giovani  mezzofondiste, da convertire alla maratona. Alla lavoro di Dario in Ungheria si affiancano le storie di sua moglie Maura, della bimba che desiderano adottare, del loro amico Alberto.

Cosa c'è di bello: da non-corridore non posso giudicare il lavoro fatto per descrivere le maratone, gli allenamenti, la sofferenza di una corsa da 42 km. Ma da profano sono stato coinvolto e trascinato nella storia, nei dettagli della preparazione. Eccezionale la cronaca della maratona finale.

Cosa c'è di brutto: in certi momenti la debolezza, l'incapacità di Dario di decidere e comunicare, diventa poco credibile, sembra forzata e strumentale al far andare la storia in una certa direzione.

Giudizio finale: nonostante Dario sia a volte un personaggio poco realistico, il libro l'ho divorato in due giorni. Qualcosa vorrà ben dire.

Voto: 8/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Anomalie", un'affascinante raccolta di racconti.

30 novembre 2010

Wikileaks

Un qualche pensiero su Wikileaks: certo, la diplomazia e' affare complesso, e certe volte gli intrighi, o semplicemente i livelli stratificati di cautele e complicazioni, rendono tutto molto difficile. Ma...

I giornalisti
Quello che mi sorprende e' notare quanti giornalisti mostrino perplessita' di fronte alla pubblicazione di questo materiale, e perdano tempo a criticare wikileaks o a fare la ramanzina. I politici, be', li capisco, difendono prima di tutto il loro potere, il loro privilegio. Prima, solo loro avevano accesso a queste informazioni. La condivisione di informazioni, prima di tutto mina il loro potere: li priva del sotterfugio, dell'accordo sotto banco, della loro pregiata 'real-politik'.
Dicevo, mi sorprendono i giornalisti. Dovrebbero essere felici, di questa overdose di informazione. Se uno di questi giornalisti avesse avuto accesso, lui solo, a questa miniera inesauribile di dati, non credo (ma e' solo una supposizione) che si sarebbe fatto scrupolo di usarla. Allora qual'e' il problema? Che questa volta, anche i giornalisti - a parole favorevoli alla liberta' di parola e alla libera informazione, -si sono sentiti minacciati. Un wikileaks di questa portata all'anno e i giornalisti perdono tutti il lavoro. Rimarrebbero solo quelli bravi: quelli che i fatti sanno leggerli, interpretarli, spiegarli. Quelli che hanno memoria, sanno fare collegamenti, sanno cogliere nel mare delle informazioni le due o tre che hanno un vero valore. E di giornalisti cosi', temo che non ce ne siano molti.

Le critiche, la paranoia, il lamentino, la perdita di tempo
La cosa davvero divertente e' che dopo giorni di paranoia preventiva, dopo le minacce e i tentativi di dissuasione, dopo i moniti e gli avvertimenti - adesso, che la frittata e' fatta e che Wikileaks pubblica da piu' di 48 ore, si continuano a leggere commenti e pensieri sul dilemma: ha fatto bene Assange e il suo gruppo a rilasciare questi documenti?
Non importa. Non importa piu', non e' questo il punto. Cos'e', magari Assange passa di qui e legge uno dei vostri editoriali e cambia idea, e chiude wikileaks? La priorita', come giornalisti, e' decifrare, analizzare, contestualizzare queste informazioni, non continuare a menarcela (perche' la state davvero menando) sulla legittimita' o meno del rilasciare queste informazioni.
Se avete dei dubbi - bene. Prima di tutto, rimuovete tutti i vostri articoli che discutono del 'contenuto' dei cablogrammi delle ambasciate americane. Non leggete wikileaks. Discutete, e decidete, se sia o meno morale quel che Assange ha fatto.
Il resto del mondo, ha gia' deciso - ha deciso che giusto o sbagliato, vuole leggere.

(Lasciamo da parte il delirio di Frattini - aho', genio, e' inutile che gridi 'Arrestate Assange!'. Se gli americani gli mettono le mani addosso, altro che arresto... che urli a fare? Cos'e', viene e si consegna a te personalmente perche' gli hai fatto scattare il pentimento??)

29 novembre 2010

Dove trovare i soldi per l'università italiana?

Dove trovare i soldi per l'università italiana?
In Afghanistan?

KEY TO SUCCESS IN AFGHANISTAN
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¶8.  (C)  With regard to the critical situation in
Afghanistan, Ronca acknowledged that we must strengthen the
military aspect of the campaign, but that institution
building and engaging President Karzai on fighting corruption
must not be neglected. On the security side, Ronca said that
Italy will increase its force by 1000 men during the first
half of 2010 and that its Afghan National Police (ANP)
training program is a first priority.  As for civilian
engagement, Italy has committed 465 million euros in various
civilian sectors, including health, education, and justice.
Ronca and Marotti stressed the need for better coordination
of civilian and military activities as an issue that should
be on the agenda of the January 28 London NATO conference.
Ronca noted that reaching out to insurgents was a task that
should also be pursued. The Italians stressed the need for a
long-term development strategy based on Afghan priorities,
but which would also include private sector involvement and
the development of good governance.
Wikileaks

No, scherzo. Questi soldi (465 milioni di euro, circa dieci euro a testa da parte di ogni cittadino italiano, di ogni età) glieli dobbiamo, è il minimo. Il minimo, dopo le bombe.

Rumore Bianco

De Lillo Don - Rumore Bianco

In breve: Jack Gladney è un tranquillo accademico americano, studioso di Hitler e direttore del dipartimento di studi hitleriani nella sua università. Vive in una ordinaria cittadina del Midwest con la sua famiglia post-moderna: la moglie Babette e i figli che entrambi hanno avuto dai matrimoni precedenti. Le loro tranquille esistenze vengono ad un tratto sconvolte dalla fuoriuscita di materiali chimici da un incidente ferroviario, che portano alla formazione di una nuvola tossica e li costringono all'evacuazione e a fare i conti con la paura della morte.

Cosa c'è di bello: il ritmo è denso, ogni pagina è ricca di spunti e intuizioni. La narrazione accompagna efficacemente le parti più riflessive, il sarcasmo e l'ironia alleggeriscono il tono di critica alla società contemporanea. Memorabile la chiacchierata tra padre e figlio, in automobile, diretti a scuola (non vi anticipo nulla per non rovinarvela).

Cosa c'è di brutto: forse si appesantisce appena sul finale, ma il libro è comunque ottimo.

Giudizio finale: da leggere assolutamente.

Voto: 9/10

26 novembre 2010

Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile

Brizzi Enrico - Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile

In breve: Oscar Firmian, uno scrittore diventato famoso con un'intervista rubata, e Gabrio, suo inutile agente e amico, si mettono sulle tracce di Kurt Cobain. Che non si è suicidato come tutti credono. Tra l'altro, Oscar nemmeno li conosceva, i Nirvana, prima di accettare l'incarico per questa nuova mirabolante intervista. In realtà, il musicista non è Kurt Cobain, ma Evander Deltoid, e i Nirvana sono invece i Normals - ma il rimando è fin troppo esplicito. I nomi, evidentemente, sono stati cambiati solo per evitare rogne da un punto di vista legale.

Cosa c'è di bello: a tratti divertente e con una buona idea come struttura.

Cosa c'è di brutto: Brizzi calca la mano con uno stile ammiccante e colloquiale. Dopo un po' di pagine, quando il narratore ti si rivolge in stile "vecchio mio, senti questa, non ci crederai ma...", ti vien voglia di mandarlo affanculo. Decisamente, il romanzo da l'idea di non voler davvero raccontare una storia, quanto di voler celebrare gli anni novanta e ritrarre questo mitico Oscar, che altri non è se non Brizzi (altrimenti, perchè scriverlo, 'sto romanzo?). Peccato che Oscar sia ben antipatico, e che in fondo cantarsela da soli sia un po' triste. Ha fatto di meglio, l'Enrico. Terribile la premessa su cui si basa l'avventura dei due: il padrone della Eskimatt Editrice che è pronto a sistemarli a vita, economicamente - cifra imprecisata ma ragguardevole - per questa singola ricerca. Il lavoro che ti sistema per la vita: trovare Kurt Cobain e intervistarlo, seh, niente di meno.

Giudizio finale: No, dai, non sta proprio in piedi. Scorre, si fa leggere, tutto qui.

Voto: 6/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro"

23 novembre 2010

Mare di Bering

Avoledo Tullio - Mare di Bering

In breve: in un futuro prossimo e leggermente distorto, Mika, studente fuori corso, conduce i suoi affari in un vecchio ufficio devastato dai furti. Con l'aiuto dell'enciclopedico Rabo, Mika produce tesi per laureandi pigri e ignoranti, che si fa pagare profumatamente. Si ritrova così coinvolto nel tentativo di procurare una laurea honoris causa all'amante di un ricco imprenditore. La storia si sviluppa per episodi, con un certo gusto per l'ironia e il paradosso.

Cosa c'è di bello: il romanzo è ambientato in una sorta di futuro parallelo, che a tratti sorprende con piccoli dettagli surreali. La storia personale di Mika, si intreccia con la politica e eventi di portata maggiore (ad esempio il summit dei potenti della terra che si svolge in Islanda).

Cosa c'è di brutto: i personaggi sono tagliati con l'accetta, e per qualche motivo gli uomini sono ritratti come incapaci e disonesti, le donne come integerrime, dalle idee sempre chiare e soprattutto stranamente innamorate di questi incapaci. Il futuro parallelo è una buona idea, ma non restituisce un'immagine completa e coerente, piuttosto semplici episodi, dettagli, talvolta forzati o fuori contesto - se si togliesse questo elemento dal romanzo, la storia non ne risentirebbe. Con l'eccezione del finale, che per altro non è buono (ad essere generosi). Ci sarebbe altro da dire: dialoghi forzati, un gusto per l'ironia che però si traduce in battute scontate, psicologia dei personaggi costruita principalmente su stereotipi...

Giudizio finale: si fa leggere, ma alla fine lascia poco...

Voto: 5/10

22 novembre 2010

Persona non grata

Curradi Mauro - Persona non grata

In breve: un giovane accademico italiano, Michele, viaggia attraverso lo Yemen e l'Etiopia, in compagnia di Brad, professore universitatio americano. Brad apparentemente è una spia e usa Michele come lasciapassare per penetrare in paesi che altrimenti gli sarebbero preclusi. Data la premessa, in realtà il romanzo è una serie di impressioni e punti di vista, distaccati e surreali - non c'è nostalgia dell'Europa o della sua civiltà, non c'è amore per l'Africa né per l'oriente.

Cosa c'è di bello: in certi momenti la mancanza di chiarezza diventa intrigante. Per certi versi mi ha ricordato "I nomi" di De Lillo, ma più breve (il che non è un male, in questo caso, dato che la trama è davvero minimale).

Cosa c'è di brutto: la storia non è chiara, la trama inconsistente Il romanzo lascia la sensazione di una storia incompiuta e le sole impressioni riportate dai protagonisti non sono sufficienti a tenere viva l'attenzione. Nella maggior parte dei casi, i paesi visitati sono semplici nomi su una cartina: non se ne sente l'odore, non se ne vedono i panorami.

Giudizio finale: si salva per qualche intuizione e una certa originalità.

Voto: 6/10

21 novembre 2010

Anomalie

Covacich Mauro - Anomalie

In breve: una raccolta di racconti, quindi non c'è una trama unica. I racconti sono decisamente intensi, le situazioni estreme e a volte improbabili, impossibili. Ma anche di fronte all'irreale o al surreale, la scrittura di Covacich ti tiene incollato alle pagine e rende plausibile anche la più folle delle idee. Tra tutti, scelgo i racconti "di guerra": la partita a pallacanestro a Sarajevo durante la guerra, e la storia di un cecchino. 

Cosa c'è di bello: i racconti sono scritti molto bene, e scorrono uno dietro l'altro anche quando sono scollegati. Spesso le idee sono forti, decise, e l'autore riesce a tenere il ritmo e a mantenere le promesse.

Cosa c'è di brutto: in un paio di casi, i racconti diventano quasi didascalici, specie in "Senza piombo". L'autore rende al meglio quando si lascia andare alla pura e semplice narrazione, senza prese di posizione troppo dichiarate. Una nota: credo sia assolutamente legittimo prendere posizione. Addirittura doveroso. Ma con stile.

Giudizio finale: tolti appunto un paio di racconti, è un ottimo libro.

Voto: 7/10 (sarebbe quasi un otto)

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "A perdifiato", un bellissimo romanzo.

18 novembre 2010

Livello di guardia

Balasso Natalino - Livello di guardia

In breve: un uomo viene salvato dal Po, nel ferrarese. L'uomo non ricorda nulla, e sul posto si recano giornali e televisioni. All'attenzione per l'uomo, si sovrappongono la piena imminente, gli intrecci della malavita, e una storia d'amore.

Cosa c'è di bello: il dialetto ferrarese, le battute del vecchio professore (buone le battute, spesso pessimo il tempismo), il Po, la campagna, la piena.

Cosa c'è di brutto: personaggi stereotipati e trama un po' inconsistente.

Giudizio finale: si salva da un voto peggiore solo perché breve.

Voto: 5/10

16 novembre 2010

I nomi

DeLillo Don - I nomi

In breve: ambientato in Grecia, segue James durante il suo incarico di analista di rischio per una grande azienda americana. James è divorziato, fa base ad Atene, mentre la sua ex-moglie Kathryn, inseguendo la sua passione per l'archeologia, vive con il figlio in una vicina isola. In una nazione per lui incomprensibile, di cui non capisce la lingua, e apparentemente altrettanto incomprensibile alla maggioranza dei suoi amici americani, James si trova ad indagare su una serie di misteriosi omicidi perpetrati da una misteriosa setta.

Cosa c'è di bello: ambientato in una Grecia affascinante più per lo sguardo distorto del protagonista che per i panorami, si contorce in una serie di misteri e dialoghi allusivi, che creano aspettativa. Non è un thriller, gli omicidi, la setta, sono solo simboli nella narrazione post-moderna di De Lillo.

Cosa c'è di brutto: lo svolgimento del romanzo non è all'altezza delle sue premesse, la storia di perde, il mistero non si svela realmente ma rimane un'allusione, un accenno...

Giudizio finale: bisognerebbe leggerlo, e abbandonarlo nel momento in cui comincia a perdersi.

Voto: 7/10 (un otto per l'inizio, un cinque per la fine, media arrotondata per eccesso perché effettivamente non era facile da finire, con quelle premesse...)

Nota: di De Lillo, assolutamente da leggere, é Rumore Bianco (voto 9/10 - seguirà recensione).

09 novembre 2010

Mettiamola sul personale

Il video mostra la polizia di fronte al presidio per gli immigrati che protestano sulla gru (Brescia).
http://tv.repubblica.it/edizione/milano/brescia-la-carica-della-polizia/56259?video=&ref=HREC1-5

Guardatevelo, e fate attenzione ad alcuni particolari.

Manifestante: "Non si inventi gli assembramenti anche dove non ci sono."
Funzionario di polizia: "Caricate, per favore!"
Manifestante: "Ma cosa vuole caricare!"
Funzionario di polizia: "Andate via se no vi carico!"
E' bello vedere come i poliziotti in tenuta antisommossa ignorino i primi ordini di carica. In effetti, sembrano pure loro pensare "Ma cosa vuole caricare!"

25 ottobre 2010

Prospettive, ed errori di calcolo

Alex, giocando in camera con il cugino:
- Allora facciamo finta che oggi avevamo quattordici anni ed era il nostro compleanno.
- Allora ne compiamo diciotto.
- Eh si', stiamo diventando vecchi.

24 ottobre 2010

L'amore e i soldi

- Alex, hai messo in ordine la cameretta?
- Sì, è tutto in ordine papà.
- Brava cucciola. Vieni, fatti dare un bacio!
- Soldino.
- Come?
- Soldino. Ho messo tutto in ordine.
- Non ti basta l'amore del papà?
- Mi bastano tutti e due, grazie.

22 ottobre 2010

"Dico però che mentre lui può portarmi in tribunale, io non potrei farlo e questa è la differenza tra me e lui."

Milena Gabanelli

21 ottobre 2010
















Lombardia - la regione capitale, dice Il Corriere della Sera.

Ma nessuno ha notato che di fronte allo scintillante e futuristico palazzo, c'e' un povero cristo con giubbotto arancione e casco giallo - che tira il macchinino dalla funzione misteriosa? Cos'e', il macchinino non ha il motore? La ditta appaltatrice non aveva i soldi per il gasolio?

A me, da l'idea che 'sti cazzi, possiamo fare i palazzi scintillanti futuristici della madonna, ma alla fine la povera gente deve comunque tirare i carretti.

Capitale di che cosa, di preciso?

20 ottobre 2010

A nessuno piace sbattere i soldi nel cesso

ed e' giusto tagliare dove serve (ci saranno sprechi pure nelle universita')... ma:

La Sapienza di Roma ha fatto quest'anno un buco da 8 milioni di euro.

Trenta milioni di euro per cinquanta (50!) uffici per nuovi senatori nel centro di Roma in un palazzo del seicento. Da chi fu avviata nel 2003 l'operazione? Dal Provveditorato delle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all'architetto Angelo Zampolini: due nomi che dovreste conoscere.

Cosa facciamo, togliamo le universita' o prendiamo a calci in culo cinquanta senatori? Che poi a Roma magari ci vanno tre giorni alla settimana.

(Fonte: Repubblica)

19 ottobre 2010

Animali e musica

La gabbia delle cavie peruviane, l'abbiamo sistemata nell'angolo del salotto, vicino allo stereo.

Mentre lavoro ascolto musica, e ho notato che il rock e l'indie li zittisce.
Si nascondono nella loro casetta, e da li' non escono - non fanno un rumore.

Con la musica classica, invece, sembrano a loro agio. Proseguono con le loro faccende, saltellano, mangiano.
Che la prediligano?

16 ottobre 2010

non guardare i download

coffi:
Una antica leggenda metropolitana dice che non devi stare a fissare i download (tipo nella lista di emule, o dei torrent) perchè se li fissi vanno più lentamente.

15 ottobre 2010

Assolutamente d'accordo

"La premessa politica è questa: tutte le iniziative berlusconiane non vogliono essere solo restrittive, ma produttive di un nuovo ordine."
Carlo Freccero

14 ottobre 2010

Sciopero della saponetta alla Ducati

Per l'intera notizia vedere qui su Repubblica.

C'e' una frase interessante:
Ma l'azienda non demorde. "Dobbiamo recuperare efficienza, e questo è solo uno dei sistemi, peraltro indolore  -  spiega il capo del personale Ducati Luigi Torlai  -  chiediamo agli operai di lavorare dieci minuti in più al giorno, che in un anno per noi significa molto. Le mani del resto se le possono lavare all'uscita". La novità è già stata introdotta in officina, da ieri nel reparto montaggio motori e presto in tutta l'azienda, ma capita in un momento delicato: tra lunedì e mercoledì ci sono le elezioni dei rappresentanti sindacali.

Tre mesi per vivere (si parla de Il Manifesto)

http://www.ilmanifesto.it

di Gabriele Polo

Da alcuni mesi il governo ha azzerato il finanziamento pubblico dell’informazione cooperativa e politica, cancellando la legge sul diritto soggettivo, sostituendolo con un «fondo» per l’editoria, ancor oggi del tutto indefinito. La conseguenza, per quel che ci riguarda, è il dissolversi del 25% delle entrate.
Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e - per dare qualche cifra - nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente.
Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti - soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa - porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto.
Sul primo punto c’è poco da aggiungere a ciò che è stato detto mille volte e che i nostri lettori conoscono quasi a memoria. Cancellando un diritto di legge e sostituendolo con una concessione di bilancio, il governo in carica non fa altro che perseguire per via amministrativa uno dei suoi obiettivi politici di fondo, la distruzione del pluralismo e l’omologazione dell’informazione. In «cambio» dei quasi quattro milioni di euro che la legge ci garantiva, l’esecutivo ha promesso (a noi e a tutte le altre testate cooperative e politiche) qualche briciola tra gli avanzi di cassa di fine anno: quanto e quando non è dato sapere e così non possiamo nemmeno chiedere un prestito bancario. Il tutto avviene nel quasi totale silenzio o, persino, con la complicità di chi - contro l’odiato intervento pubblico in economia - elogia le capacità regolatrici del mercato e finge di credere che sia libero. Liberali autentici - curiosamente tra loro ci sono i più focosi avversari del premier - e rigorosi assertori della legalità come soluzione per tutti i mali. Dicono sciocchezze, ma al momento parecchio diffuse. Contro cui continueremo a batterci finché avremo voce, per i nostri diritti e i relativi finanziamenti pubblici.
Sul secondo punto della nostra crisi il discorso sarebbe parecchio più lungo, editoriale e politico: dalle rivoluzioni in corso nel mondo dell’informazione alle involuzioni su cui si è avvitata la sinistra europea, quella italiana in particolare. Noi stiamo dentro l’uno e l’altro corno del problema, al tempo stesso vittime e protagonisti. Non possiamo venirne fuori da soli, ma non possiamo nemmeno considerarci senza colpa. Se il giornale «perde copie» e appare meno utile di un tempo è perché il nostro «media» funziona male e il nostro mestiere ha perso in vivacità e curiosità; perché siamo diventati politicamente pigri, rischiando il conformismo. Siamo parte (in causa) di una crisi generale, la cui risoluzione è tutta da costruire. Cosa che non avverrà dall’oggi al domani, che non dipende solo da noi, ma che non possiamo attendere ci cada dal cielo. Di tutto questo dovremo continuare a parlare, «cercando ancora», come diceva Claudio Napoleoni.
Se saremo ancora vivi. Perché questo non è affatto certo, i numeri ci porterebbero da tutt’altra parte. La «congiuntura» sopra descritta parla di collasso imminente. Per affrontarlo non basta nemmeno più lo stillicidio degli stipendi in perenne ritardo: non basta cioè continuare a lavorare in una condizione che da qualunque altra parte avrebbe portato al blocco totale delle attività (l’ultimo stipendio pagato quest’anno risale ad aprile e da lì si è andati avanti a piccoli acconti). Né è risolutivo lo stato di crisi che lo scorso 16 settembre abbiamo chiesto al ministero del lavoro, per cui - da quella data - 25 di noi sono in cassa integrazione (a rotazione) per due anni e quattordici soci della cooperativa andranno in prepensionamento nel corso dei prossimi mesi (portando il numero dei dipendenti sotto quota settanta, mentre solo cinque anni fa eravamo 120). Ma, si diceva, non basta nemmeno questo «sacrificio umano», perché la fine del finanziamento pubblico mette in discussione la stessa continuità aziendale. E’ in questo panorama che dovremo ripensare il nostro lavoro (il quotidiano che facciamo, il sito, i supplementi e gli speciali), il suo senso, la sua utilità, la nostra relazione con i lettori e con il «nostro mondo»: cioè il come esserci e fare politica nella particolare forma di un giornale. Coscienti che l’esito non è scontato. E, contemporaneamente, tenerci in vita facendo quadrare almeno un po’ i conti.
Questo è lo stato dell'arte. La cosa più urgente, dopo il taglio dei finanziamenti pubblici, è sostituire l’editore pubblico che si defila - lo stato - con l'unico altro editore pubblico possibile - i lettori. Per questo «riapriamo» una sottoscrizione che non dovrebbe finire mai e anticipiamo la campagna abbonamenti 2011, chiedendo a tutti di partecipare e di promuoverla. Entro i prossimi tre mesi, per evitare che con la fine del 2010 arrivi anche la fine del manifesto.

Alex - anni 2

Alex - anni 2, mentre la portavo all'asilo - la prima volta che ha visto la nebbia:
"Papa', perche' oggi il cielo e' chiuso?"

Alex dentro la storia

Stavo raccontando ad Alex la storia di Pollicino, ed eravamo arrivati al punto in cui Pollicino e i suoi fratelli vengono abbandonati di nuovo nel bosco…
“Ma questa volta, gli uccellini si erano mangiati tutte le briciole di pane che Pollicino aveva lasciato cadere a terra, per segnare la strada del ritorno. Pollicino e i suoi fratelli si erano ritrovati nel bosco, tutti soli, e senza sapere dove andare…”
“Papà, dobbiamo aiutarli!” mi ha detto Alex, “Peccato però che non possiamo entrare nella storia. E’ solo una storia,” ha aggiunto tutta pensierosa dopo un attimo.

Antonio Mastrapasqua: segnatevi il nome

Antonio Mastrapasqua: attualmente presidente dell'Inps.
Ha così tante cose da fare...
Oltre che presidente di Equitalia Gerit, Equitalia Etr ed Equitalia Esatri. Vicepresidente di Equitalia servizi e di Equitalia nomos. Amministratore delegato della Italia previdenza. Un paio di incarichi da consigliere semplice. Tre da liquidatore. Una decina da presidente del collegio sindacale. Ventiquattro da revisore dei conti effettivo. Otto da revisore supplente.
da Il Corriere (del 2008!)
... che non ha ancora avuto il tempo di farci sapere cosa prenderanno di pensione i parasubordinati (i precari):
Il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.
Da qui
O forse non era solo mancanza di tempo?

12 ottobre 2010

Per i miracoli, pregasi pazientare

Primo uomo curato con le staminali
Negli Usa è iniziata la rivoluzione

Berlusconi operato alla mano
Intervento riuscito, 7 giorni di riposo

Anche oggi, in Italia, sospesa la somministrazione di miracoli da parte del governo



(Repubblica, qui e qui)

11 ottobre 2010

I missionari della libertà del Pdl

Berlusconi manderà i suoi missionari - o più precisamente, i membri dei Club della Libertà - di casa in casa.
Il porta a porta della libertà.

(Nota a margine: causa difficoltà nel definirla con esattezza, e con un certo timore di sminuirne il concetto, io ho smesso di usare il termine libertà in leggerezza all'età di diciott'anni... E di certo, intorno ai quindici ho smesso di scriverla con la L maiuscola. Mah...) 


Un idea per fermarli: quando suoneranno alla vostra porta, invece di scacciarli come si fa con i testimoni di Geova, fateli entrare.

Sì, fateli entrare, fateli accomodare. Fateli parlare, presentatevi come elettori moderati, indecisi. Lasciate che intravedano uno spiraglio.

Cercate di seminare voi, il dubbio... lentamente, subdolamente. Fategli lo sgambetto sulle piccolezze, fateli sentire impreparati, confondeteli. Non aggrediteli, non accusateli. Mai! Usate sempre e solo il buon senso. Anche se siete quelli che scrivono le battute a Beppe Grillo, o fan sfegatati di Travaglio, andateci piano. Pianissimo.
Fategli credere che avete bisogno di loro, per decidere cosa votare. Fategli credere che non volete propaganda, volete fatti concreti, volete essere aiutati a decidere con cognizione.
Attenzione, l'obiettivo non è convincere loro a non votare Berlusconi. Molto probabilmente sarà impossibile.
Quel che è importante è che gli facciate perdere tempo.
Sì, fategli perdere tempo. Chiedete loro di procurarvi del materiale. Chiedete altro materiale, altre copie di volantini e riviste.
Ogni minuto passato con voi, è un minuto in cui li terrete lontani dagli altri. Ogni pezzo di carta dato a voi, è un rifiuto tolto dalle mani di un altro.



Estratto dalla prova di idoneità professionale per l'ammissione all'ordine dei giornalisti

Delle due, indicate quale articolo pur interessandosi alla privacy del soggetto, riveste un possibile reale interesse per il pubblico:


07 ottobre 2010

Maledetti Magiki

Quelli che hanno ideato cavallini MAGIKI (si’, scritto con la kappa, e si pronuncia “magichi”) andrebbero impiccati con corde di criniera di cavallini. Magichi. Anzi, fatti smembrare da quattro cavalli. Magichi. Che tirano in quattro direzioni diverse.
Non tanto per la scarsa fantasia, quanto per aver convinto i nostri poveri figlioli che il plurale di magico e’ appunto magichi, e non magici.

29 settembre 2010

Saltafossi

Saltafossi

Il problema, certo, e’ l’etica (o la mancanza di).
Ma forse, il problema sta anche in chi l’ha candidato - hanno voluto toglier le preferenze e si stanno accorgendo di aver fatto delle scelte del cazzo.

26 aprile 2010

Alex e la sua prima festa della Liberazione

Ieri pomeriggio ho portato Alex al museo Cervi.
Quando mia madre ci ha visti uscire e mi ha visto uscire, mi ha chiesto: “Dove andate?”
“Al museo Cervi, per la festa.”
“E perche’?”
“Perche’ il 25 Aprile e’ come natale, per noi comunisti.”
Con cronica mancanza di senso dell’umorismo quando si tratta di politica, mio zio ha mollato li’ un: “Mo va la, che i comunisti in Italia non son mai esistiti.”