25 ottobre 2010

Prospettive, ed errori di calcolo

Alex, giocando in camera con il cugino:
- Allora facciamo finta che oggi avevamo quattordici anni ed era il nostro compleanno.
- Allora ne compiamo diciotto.
- Eh si', stiamo diventando vecchi.

24 ottobre 2010

L'amore e i soldi

- Alex, hai messo in ordine la cameretta?
- Sì, è tutto in ordine papà.
- Brava cucciola. Vieni, fatti dare un bacio!
- Soldino.
- Come?
- Soldino. Ho messo tutto in ordine.
- Non ti basta l'amore del papà?
- Mi bastano tutti e due, grazie.

22 ottobre 2010

"Dico però che mentre lui può portarmi in tribunale, io non potrei farlo e questa è la differenza tra me e lui."

Milena Gabanelli

21 ottobre 2010
















Lombardia - la regione capitale, dice Il Corriere della Sera.

Ma nessuno ha notato che di fronte allo scintillante e futuristico palazzo, c'e' un povero cristo con giubbotto arancione e casco giallo - che tira il macchinino dalla funzione misteriosa? Cos'e', il macchinino non ha il motore? La ditta appaltatrice non aveva i soldi per il gasolio?

A me, da l'idea che 'sti cazzi, possiamo fare i palazzi scintillanti futuristici della madonna, ma alla fine la povera gente deve comunque tirare i carretti.

Capitale di che cosa, di preciso?

20 ottobre 2010

A nessuno piace sbattere i soldi nel cesso

ed e' giusto tagliare dove serve (ci saranno sprechi pure nelle universita')... ma:

La Sapienza di Roma ha fatto quest'anno un buco da 8 milioni di euro.

Trenta milioni di euro per cinquanta (50!) uffici per nuovi senatori nel centro di Roma in un palazzo del seicento. Da chi fu avviata nel 2003 l'operazione? Dal Provveditorato delle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all'architetto Angelo Zampolini: due nomi che dovreste conoscere.

Cosa facciamo, togliamo le universita' o prendiamo a calci in culo cinquanta senatori? Che poi a Roma magari ci vanno tre giorni alla settimana.

(Fonte: Repubblica)

19 ottobre 2010

Animali e musica

La gabbia delle cavie peruviane, l'abbiamo sistemata nell'angolo del salotto, vicino allo stereo.

Mentre lavoro ascolto musica, e ho notato che il rock e l'indie li zittisce.
Si nascondono nella loro casetta, e da li' non escono - non fanno un rumore.

Con la musica classica, invece, sembrano a loro agio. Proseguono con le loro faccende, saltellano, mangiano.
Che la prediligano?

16 ottobre 2010

non guardare i download

coffi:
Una antica leggenda metropolitana dice che non devi stare a fissare i download (tipo nella lista di emule, o dei torrent) perchè se li fissi vanno più lentamente.

15 ottobre 2010

Assolutamente d'accordo

"La premessa politica è questa: tutte le iniziative berlusconiane non vogliono essere solo restrittive, ma produttive di un nuovo ordine."
Carlo Freccero

14 ottobre 2010

Sciopero della saponetta alla Ducati

Per l'intera notizia vedere qui su Repubblica.

C'e' una frase interessante:
Ma l'azienda non demorde. "Dobbiamo recuperare efficienza, e questo è solo uno dei sistemi, peraltro indolore  -  spiega il capo del personale Ducati Luigi Torlai  -  chiediamo agli operai di lavorare dieci minuti in più al giorno, che in un anno per noi significa molto. Le mani del resto se le possono lavare all'uscita". La novità è già stata introdotta in officina, da ieri nel reparto montaggio motori e presto in tutta l'azienda, ma capita in un momento delicato: tra lunedì e mercoledì ci sono le elezioni dei rappresentanti sindacali.

Tre mesi per vivere (si parla de Il Manifesto)

http://www.ilmanifesto.it

di Gabriele Polo

Da alcuni mesi il governo ha azzerato il finanziamento pubblico dell’informazione cooperativa e politica, cancellando la legge sul diritto soggettivo, sostituendolo con un «fondo» per l’editoria, ancor oggi del tutto indefinito. La conseguenza, per quel che ci riguarda, è il dissolversi del 25% delle entrate.
Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e - per dare qualche cifra - nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente.
Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti - soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa - porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto.
Sul primo punto c’è poco da aggiungere a ciò che è stato detto mille volte e che i nostri lettori conoscono quasi a memoria. Cancellando un diritto di legge e sostituendolo con una concessione di bilancio, il governo in carica non fa altro che perseguire per via amministrativa uno dei suoi obiettivi politici di fondo, la distruzione del pluralismo e l’omologazione dell’informazione. In «cambio» dei quasi quattro milioni di euro che la legge ci garantiva, l’esecutivo ha promesso (a noi e a tutte le altre testate cooperative e politiche) qualche briciola tra gli avanzi di cassa di fine anno: quanto e quando non è dato sapere e così non possiamo nemmeno chiedere un prestito bancario. Il tutto avviene nel quasi totale silenzio o, persino, con la complicità di chi - contro l’odiato intervento pubblico in economia - elogia le capacità regolatrici del mercato e finge di credere che sia libero. Liberali autentici - curiosamente tra loro ci sono i più focosi avversari del premier - e rigorosi assertori della legalità come soluzione per tutti i mali. Dicono sciocchezze, ma al momento parecchio diffuse. Contro cui continueremo a batterci finché avremo voce, per i nostri diritti e i relativi finanziamenti pubblici.
Sul secondo punto della nostra crisi il discorso sarebbe parecchio più lungo, editoriale e politico: dalle rivoluzioni in corso nel mondo dell’informazione alle involuzioni su cui si è avvitata la sinistra europea, quella italiana in particolare. Noi stiamo dentro l’uno e l’altro corno del problema, al tempo stesso vittime e protagonisti. Non possiamo venirne fuori da soli, ma non possiamo nemmeno considerarci senza colpa. Se il giornale «perde copie» e appare meno utile di un tempo è perché il nostro «media» funziona male e il nostro mestiere ha perso in vivacità e curiosità; perché siamo diventati politicamente pigri, rischiando il conformismo. Siamo parte (in causa) di una crisi generale, la cui risoluzione è tutta da costruire. Cosa che non avverrà dall’oggi al domani, che non dipende solo da noi, ma che non possiamo attendere ci cada dal cielo. Di tutto questo dovremo continuare a parlare, «cercando ancora», come diceva Claudio Napoleoni.
Se saremo ancora vivi. Perché questo non è affatto certo, i numeri ci porterebbero da tutt’altra parte. La «congiuntura» sopra descritta parla di collasso imminente. Per affrontarlo non basta nemmeno più lo stillicidio degli stipendi in perenne ritardo: non basta cioè continuare a lavorare in una condizione che da qualunque altra parte avrebbe portato al blocco totale delle attività (l’ultimo stipendio pagato quest’anno risale ad aprile e da lì si è andati avanti a piccoli acconti). Né è risolutivo lo stato di crisi che lo scorso 16 settembre abbiamo chiesto al ministero del lavoro, per cui - da quella data - 25 di noi sono in cassa integrazione (a rotazione) per due anni e quattordici soci della cooperativa andranno in prepensionamento nel corso dei prossimi mesi (portando il numero dei dipendenti sotto quota settanta, mentre solo cinque anni fa eravamo 120). Ma, si diceva, non basta nemmeno questo «sacrificio umano», perché la fine del finanziamento pubblico mette in discussione la stessa continuità aziendale. E’ in questo panorama che dovremo ripensare il nostro lavoro (il quotidiano che facciamo, il sito, i supplementi e gli speciali), il suo senso, la sua utilità, la nostra relazione con i lettori e con il «nostro mondo»: cioè il come esserci e fare politica nella particolare forma di un giornale. Coscienti che l’esito non è scontato. E, contemporaneamente, tenerci in vita facendo quadrare almeno un po’ i conti.
Questo è lo stato dell'arte. La cosa più urgente, dopo il taglio dei finanziamenti pubblici, è sostituire l’editore pubblico che si defila - lo stato - con l'unico altro editore pubblico possibile - i lettori. Per questo «riapriamo» una sottoscrizione che non dovrebbe finire mai e anticipiamo la campagna abbonamenti 2011, chiedendo a tutti di partecipare e di promuoverla. Entro i prossimi tre mesi, per evitare che con la fine del 2010 arrivi anche la fine del manifesto.

Alex - anni 2

Alex - anni 2, mentre la portavo all'asilo - la prima volta che ha visto la nebbia:
"Papa', perche' oggi il cielo e' chiuso?"

Alex dentro la storia

Stavo raccontando ad Alex la storia di Pollicino, ed eravamo arrivati al punto in cui Pollicino e i suoi fratelli vengono abbandonati di nuovo nel bosco…
“Ma questa volta, gli uccellini si erano mangiati tutte le briciole di pane che Pollicino aveva lasciato cadere a terra, per segnare la strada del ritorno. Pollicino e i suoi fratelli si erano ritrovati nel bosco, tutti soli, e senza sapere dove andare…”
“Papà, dobbiamo aiutarli!” mi ha detto Alex, “Peccato però che non possiamo entrare nella storia. E’ solo una storia,” ha aggiunto tutta pensierosa dopo un attimo.

Antonio Mastrapasqua: segnatevi il nome

Antonio Mastrapasqua: attualmente presidente dell'Inps.
Ha così tante cose da fare...
Oltre che presidente di Equitalia Gerit, Equitalia Etr ed Equitalia Esatri. Vicepresidente di Equitalia servizi e di Equitalia nomos. Amministratore delegato della Italia previdenza. Un paio di incarichi da consigliere semplice. Tre da liquidatore. Una decina da presidente del collegio sindacale. Ventiquattro da revisore dei conti effettivo. Otto da revisore supplente.
da Il Corriere (del 2008!)
... che non ha ancora avuto il tempo di farci sapere cosa prenderanno di pensione i parasubordinati (i precari):
Il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.
Da qui
O forse non era solo mancanza di tempo?

12 ottobre 2010

Per i miracoli, pregasi pazientare

Primo uomo curato con le staminali
Negli Usa è iniziata la rivoluzione

Berlusconi operato alla mano
Intervento riuscito, 7 giorni di riposo

Anche oggi, in Italia, sospesa la somministrazione di miracoli da parte del governo



(Repubblica, qui e qui)

11 ottobre 2010

I missionari della libertà del Pdl

Berlusconi manderà i suoi missionari - o più precisamente, i membri dei Club della Libertà - di casa in casa.
Il porta a porta della libertà.

(Nota a margine: causa difficoltà nel definirla con esattezza, e con un certo timore di sminuirne il concetto, io ho smesso di usare il termine libertà in leggerezza all'età di diciott'anni... E di certo, intorno ai quindici ho smesso di scriverla con la L maiuscola. Mah...) 


Un idea per fermarli: quando suoneranno alla vostra porta, invece di scacciarli come si fa con i testimoni di Geova, fateli entrare.

Sì, fateli entrare, fateli accomodare. Fateli parlare, presentatevi come elettori moderati, indecisi. Lasciate che intravedano uno spiraglio.

Cercate di seminare voi, il dubbio... lentamente, subdolamente. Fategli lo sgambetto sulle piccolezze, fateli sentire impreparati, confondeteli. Non aggrediteli, non accusateli. Mai! Usate sempre e solo il buon senso. Anche se siete quelli che scrivono le battute a Beppe Grillo, o fan sfegatati di Travaglio, andateci piano. Pianissimo.
Fategli credere che avete bisogno di loro, per decidere cosa votare. Fategli credere che non volete propaganda, volete fatti concreti, volete essere aiutati a decidere con cognizione.
Attenzione, l'obiettivo non è convincere loro a non votare Berlusconi. Molto probabilmente sarà impossibile.
Quel che è importante è che gli facciate perdere tempo.
Sì, fategli perdere tempo. Chiedete loro di procurarvi del materiale. Chiedete altro materiale, altre copie di volantini e riviste.
Ogni minuto passato con voi, è un minuto in cui li terrete lontani dagli altri. Ogni pezzo di carta dato a voi, è un rifiuto tolto dalle mani di un altro.



Estratto dalla prova di idoneità professionale per l'ammissione all'ordine dei giornalisti

Delle due, indicate quale articolo pur interessandosi alla privacy del soggetto, riveste un possibile reale interesse per il pubblico:


07 ottobre 2010

Maledetti Magiki

Quelli che hanno ideato cavallini MAGIKI (si’, scritto con la kappa, e si pronuncia “magichi”) andrebbero impiccati con corde di criniera di cavallini. Magichi. Anzi, fatti smembrare da quattro cavalli. Magichi. Che tirano in quattro direzioni diverse.
Non tanto per la scarsa fantasia, quanto per aver convinto i nostri poveri figlioli che il plurale di magico e’ appunto magichi, e non magici.