26 aprile 2010

Alex e la sua prima festa della Liberazione

Ieri pomeriggio ho portato Alex al museo Cervi.
Quando mia madre ci ha visti uscire e mi ha visto uscire, mi ha chiesto: “Dove andate?”
“Al museo Cervi, per la festa.”
“E perche’?”
“Perche’ il 25 Aprile e’ come natale, per noi comunisti.”
Con cronica mancanza di senso dell’umorismo quando si tratta di politica, mio zio ha mollato li’ un: “Mo va la, che i comunisti in Italia non son mai esistiti.”





Abbiamo parcheggiato a cinque o sei chilometri da Casa Cervi, dato che gli insesistenti comunisti (visto, zio?!?) erano in pellegrinaggio in numero spropositato. Con l’autobus navetta siamo riusciti a raggiungere la festa dopo una mezz’oretta, e Alex cominciava gia’ ad essere di cattivo umore.
Roba che poi mi cresce di destra per reazione a quel padre bastardo che la trascinava in giro in feste sfigate dove nemmeno si trovava parcheggio.
Alla fine ha passato un bel pomeriggio giocando nei prati con gli altri bambini e quando siamo partiti per tornare a casa era tutta contenta, mi ha chiesto quando ci sara’ la prossima festa.

Arrivati alla fermata del bus navetta, ci siamo scontrati con la dura realta’ dei compagni che volevano, come noi, tornare alle macchine.
Quando il primo autobus e’ arrivato, si e’ scatenato l’inferno ed e’ stato impossibile salire.
Quando e’ arrivato il secondo autobus, dopo quasi mezz’ora, qualcuno ha gridato:
“Facciamo salire prima i vecchi e quelli coi bambini.”
Seh.

Constatato che davvero era impossibile ritornare con il bus navetta, mi sono caricato Alex in spalla e mi sono incamminato a piedi verso il parcheggio, aspettandomi una camminata di un’ora. Un piacere, con la piccola sul collo che ogni venti passi mi chiede: “Sei stanco, papa’?”
E io: “No, no, non preoccuparti.”
E lei: “Sei il papa’ piu’ forte del mondo.”
E io, che bestemmio mentalmente.
Ho cominciato a fare l’autostop, dato che c’erano anche centinaia di macchine che lasciavano la festa. Ho pensato, in macchina son cinque minuti ad arrivare al parcheggio, a piedi un’ora, vedrai che qualcuno si ferma.
Passi per i vecchi, che non si fidano, passi per quelli con la macchina piena di bimbi piangenti che devono tornare a casa, passi quelli che vivono nei paraggi e stan passando di li’ per caso (anzi, che gia’ fanno fatica a trattenersi dall’investire noi a piedi che rallentiamo il flusso del traffico)…
Quel che mi e’ stato un po’ sul cazzo e’ stato vedere tante macchine con giusto uno o due ragazzi, sopra, che ti sorridono e passano oltre.
Compagni, compagni… compagni un cazzo, eh?!
E Alex: “Ma cosa sono, fuori di testa?? Perche’ non si fermano?”

A restituirci fiducia nel genere umano e’ stata simpatica coppietta (che ringrazio ancora…). Si son fermati, c’han fatto salire e in cinque minuti ci hanno scaricati nel parcheggio.
Come ha detto la ragazza: “Se uno non ti da un passaggio dopo una festa cosi’, allora non ha capito niente.”
Ringraziata la coppietta di nuovo, baciati i copertoni della loro automobile, io e Alex siamo saliti finalmente in macchina.
Siamo tornati verso la festa, abbiamo intercettato un papa’ con bimba bionda per mano che camminavano sul ciglio della strada, e li abbiamo caricati e portati al parcheggio.

Come ha spiegato Alex piu’ tardi alla mamma: “Si sono fermati e hanno aiutato noi, ci hanno portati alla macchina. Allora il papa’ e io abbiamo caricato un papa’ con la sua bimba e li abbiamo portati alla loro macchina. Poi loro avranno aiutato qualcun’altro. Se tutti tornano indietro per dare un passaggio, pero’, dopo l’autista dell’autobus e’ triste perche’ nessuno sale con lui.”

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