26 novembre 2010

Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile

Brizzi Enrico - Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile

In breve: Oscar Firmian, uno scrittore diventato famoso con un'intervista rubata, e Gabrio, suo inutile agente e amico, si mettono sulle tracce di Kurt Cobain. Che non si è suicidato come tutti credono. Tra l'altro, Oscar nemmeno li conosceva, i Nirvana, prima di accettare l'incarico per questa nuova mirabolante intervista. In realtà, il musicista non è Kurt Cobain, ma Evander Deltoid, e i Nirvana sono invece i Normals - ma il rimando è fin troppo esplicito. I nomi, evidentemente, sono stati cambiati solo per evitare rogne da un punto di vista legale.

Cosa c'è di bello: a tratti divertente e con una buona idea come struttura.

Cosa c'è di brutto: Brizzi calca la mano con uno stile ammiccante e colloquiale. Dopo un po' di pagine, quando il narratore ti si rivolge in stile "vecchio mio, senti questa, non ci crederai ma...", ti vien voglia di mandarlo affanculo. Decisamente, il romanzo da l'idea di non voler davvero raccontare una storia, quanto di voler celebrare gli anni novanta e ritrarre questo mitico Oscar, che altri non è se non Brizzi (altrimenti, perchè scriverlo, 'sto romanzo?). Peccato che Oscar sia ben antipatico, e che in fondo cantarsela da soli sia un po' triste. Ha fatto di meglio, l'Enrico. Terribile la premessa su cui si basa l'avventura dei due: il padrone della Eskimatt Editrice che è pronto a sistemarli a vita, economicamente - cifra imprecisata ma ragguardevole - per questa singola ricerca. Il lavoro che ti sistema per la vita: trovare Kurt Cobain e intervistarlo, seh, niente di meno.

Giudizio finale: No, dai, non sta proprio in piedi. Scorre, si fa leggere, tutto qui.

Voto: 6/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro"

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