29 dicembre 2010

Foto (invidia, invidia)

Se ancora non le avete viste, le foto della missione Magisstra, dalla ISS, su cui e' imbarcato anche Paolo Nespoli.

20 dicembre 2010

Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro

Brizzi Enrico - Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro


In breve: quattro amici, a piedi lungo il percorso dell’antica Via Francigena (che da Canterbury portava a Roma i pellegrini medioevali), con i loro zaini e le loro storie ‘moderne’ sulle spalle. Il romanzo segue il percorso dei quattro dalla Svizzera all’Italia, una settimana di cammino a cavallo del passo del San Bernardo. Bern, un misterioso tedesco di mezza età e coperto di tatuaggi a tema religioso, si unisce a suo modo al cammino del gruppo.


Cosa c'è di bello: mettere quattro ragazzotti sulla Via Francigena, a piedi, nel 2006 mentre l’Italia gioca i Mondiali in Germania, è un’ottima idea per lo sfondo. Però è solo uno sfondo.


Cosa c'è di brutto: Brizzi continua ad abusare della mia pazienza con il suo stile gergale. Passi che uno chiami l’altro “socio,” ma non posso credere che lo pensi anche. Almeno limitasse il gergo al discorso diretto... Deboluccia la trama che si svolge lungo eventi prevedibili e senza colpi di scena. Sembra un diario, a cui lo scrittore si sia rifiutato di sottrarre o aggiungere nulla rispetto agli eventi originali, con la semplice invenzione del casino finale (per altro, poco incasinato). 


Giudizio finale: una prova scarsa, soprattutto considerato il soggetto con grandi potenzialità. 


Voto: 4/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile"

09 dicembre 2010

Rimini

Tondelli P. Vittorio - Rimini

In breve: un giovane giornalista milanese, Marco Bauer, viene inviato a Rimini per dirigere la “Pagina dell’Adriatico”, un supplemento del giornale a cui lavora. Alle vicende di Marco, si intrecciano altre storie parallele: una donna tedesca scesa in Italia alla ricerca della sorella scomparsa, un suonatore di sax solitario e triste, uno scrittore omosessuale in crisi (Tondelli?), due giovani cineasti in cerca di finanziamenti per il loro film... 

Cosa c'è di bello: la storia di Marco Bauer rimane centrale, e aiuta a mantenere l'attenzione focalizzata, mentre le storie parallele sono trattate meno approfonditamente, e funzionano da piacevoli diversivi, e contribuiscono a costruire uno sfondo credibile alle vicende: Rimini. La scelta delle storie è efficace e così il susseguirsi degli avvenimenti, i colpi di scena e gli intrighi; la trama è molto solida e i personaggi assolutamente credibili. Descrive ottimamente una certa decadenza della scena della riviera romagnola (per certi versi, mi ha ricordato le atmosfere de "La dolce vita").

Cosa c'è di brutto: in certi punti le storie parallele sembrano scollarsi, gli intrecci diventano un po' forzati. Inoltre, l'illuminazione finale che ha Bauer (non dico di più per non rovinare la lettura) avviene troppo all'improvviso, senza alcuna preparazione. Sembra più un modo sbrigativo per fare la morale, che un naturale sviluppo della storia.

Giudizio finale: nel 1985 vendette oltre 100mila copie e venne giudicato troppo "commerciale" dagli appassionati di Tondelli. In realtà, anche se in certi punti appare un po' trascurato, il romanzo è buono.

Voto: 7/10

04 dicembre 2010

Il deserto dei Tartari

Buzzati Dino - Il deserto dei Tartari

In breve: il giovane tenente Giovanni Drogo viene assegnato alla fortezza Bastiani, a presidio di un valico montano sul confine nord del paese. Con il passare del tempo, desiderio di fuga del giovane si trasforma lentamente e inesorabilmente in una vana speranza, e infine in una monotona rassegnazione. La carriera militare, con le sue assurdità, le sue regole macchinose, diventa una metafora della vita cittadina e quotidiana, e il tempo, il suo scorrere impercettibile e incessante, è il vero protagonista della storia.

Cosa c'è di bello: il tenore surreale dell'ambientazione e la prosa affascinante danno al romanzo un tocco classico, piacevole alla lettura. L'autore ha scelto un tema difficile e non cede a distrazioni, né si perde nei dettagli.

Cosa c'è di brutto: in certi momenti la monotonia della fortezza Bastiani rallenta la lettura e fa calare la concentrazione - ma forse anche questa è una metafora della nostra vita. Quante volte, infatti, ci lasciamo distrarre dalla noia per poi renderci conto del tempo gettato via?

Giudizio finale: è un grande classico, e ne ha tutte le ragioni. 

Voto: 8/10


Da Wikipedia:

« Probabilmente tutto è nato nella redazione del Corriere della Sera. Dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro piuttosto pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se fosse andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani, si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no, e intorno a me vedevo uomini, alcuni della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano, andavano, trasportati dallo stesso lento fiume e mi domandavo se anch'io un giorno non mi sarei trovato nelle stesse condizioni dei colleghi dai capelli bianchi già alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire. »

Dino Buzzati in un’intervista premessa all’edizione degli Oscar Mondadori (1966)

Treno di panna

DeCarlo Andrea - Treno di panna

In breve: Giovanni si trova a Los Angeles, in cerca di fortuna, ospite dei suoi amici Ron e Tracy; davanti ai suoi occhi c'è l'America, con il suo sogno e il suo squallore. Il libro segue le vicende di Giovanni, il lavoro da cameriere, da insegnante di italiano, il distacco dagli amici, la breve storia con Jill, l'incontro con la famosa attrice Marsha Mellows.

Cosa c'è di bello: il ritratto dell'arrivismo e della smania di successo dei personaggi è eccezionale, e altrettanto efficace è la scelta del punto di vista di Giovanni. Affascinato dall'avida parata che gli si svolge intorno, Giovanni si lascia condurre senza perdere il suo sguardo cinico.

Cosa c'è di brutto: in certi punti, il cinismo e il distacco di Giovanni sembrano eccessivi, forzati.

Giudizio finale: è il romanzo di esordio di DeCarlo, pubblicato nel 1981 (io avevo tre anni), prima della maggior parte dei romanzi che vi possano venire in mente che abbiano trattato questi temi, o usato questo stile. Il romanzo è breve, intenso e eccezionale.

Voto: 8/10

Nota: a chi DeCarlo non è mai piaciuto, o a chi come me si è stancato di rileggere sempre gli stessi temi e gli stessi romanzi, vorrei dire che in Treno di Panna non troverà né Milano, né lavori improbabili, né svolte inattese, né storie d'amore con donne misteriose, né amici più scaltri e fighi, né rimpianti, eccetera. Insomma, è un romanzo giovane e fresco, e forse è il migliore dell'autore.

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Macno", un altro intrigante romanzo di DeCarlo, scritto prima che sprofondasse nella ripetitività.

03 dicembre 2010

Bimbo cattivo, non dire le bugie

Wikileaks oscurata, di certo, perche' come dicono alcuni dei nostri politici, erano tutte balle.
D'altra parte, uno con un naso cosi', cosa pretendete? che dica la verita'?

A perdifiato


Covacich Mauro - A perdifiato

In breve: Dario Rensich è un maratoneta di Trieste, diventato mediamente celebre per un buon piazzamento nella maratona di New York. Dario viene inviato dalla Federazione Italiana in Ungheria, per allenare un gruppo di giovani  mezzofondiste, da convertire alla maratona. Alla lavoro di Dario in Ungheria si affiancano le storie di sua moglie Maura, della bimba che desiderano adottare, del loro amico Alberto.

Cosa c'è di bello: da non-corridore non posso giudicare il lavoro fatto per descrivere le maratone, gli allenamenti, la sofferenza di una corsa da 42 km. Ma da profano sono stato coinvolto e trascinato nella storia, nei dettagli della preparazione. Eccezionale la cronaca della maratona finale.

Cosa c'è di brutto: in certi momenti la debolezza, l'incapacità di Dario di decidere e comunicare, diventa poco credibile, sembra forzata e strumentale al far andare la storia in una certa direzione.

Giudizio finale: nonostante Dario sia a volte un personaggio poco realistico, il libro l'ho divorato in due giorni. Qualcosa vorrà ben dire.

Voto: 8/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Anomalie", un'affascinante raccolta di racconti.