15 dicembre 2011

La scelta delle parole

Alcuni titoli di oggi su Repubblica:
- Le lobby bloccano le liberalizzazioni
- Quanto pesa la patrimoniale "fantasma"

Quello che i titoli dicono e non dicono...

A me sarebbero piaciuti titoli più corretti. Ad esempio:
- I parlamentari bloccano le liberalizzazioni
- Quanto pesa la patrimoniale

Poi si può discutere a lungo se sia giusto o no che le lobby facciano pressione e rappresentino un determinato gruppo. A modo loro, sono come dei sindacati. Con l'eccezione che i sindacati sono raramente considerati dalla nostra classe politica, e gli stessi cittadini li apprezzano con molte riserve (salvo poi invocarli quando butta male). E si può discutere anche se la patrimoniale sia leggera o pesante, e se sia una soluzione corretta o meno.

Ma che si cerchi di essere onesti nei titoli.

Le lobby, in parlamento, non contano nulla. A votare sono i parlamentari. Sono i parlamentari che bloccano una legge. La responsabilità è loro. Solo loro. Ed è giusto, doveroso, che i cittadini non-taxisti e non-farmacisti, questa cosa la sappiano.
Magari io sarei pure d'accordo a non mettere certi medicinali in un supermercato, incoraggiando per esempio comportamenti poco sani (prendere troppe medicine, senza riflettere, o comprarne sempre tre confezioni e poi gettarne due nella spazzatura quando sono scadute).

Però il problema è di altra natura: le lobby fanno pressione. I parlamentari, per qualche motivo che l'articolo non indaga, bloccano le liberalizzazioni.

La patrimoniale "pesa"? Se poi si accoppia questo verbo con l'aggettivo "fantasma", a sottindendere una trappola, un inganno... Si fa informazione in una maniera scorretta. Come già detto, discutiamone nel merito, ma la patrimoniale non è "fantasma". Non è occulta, non è una fregatura.

Sono solo due esempi, davvero il giudizio nel merito delle singole parti della manovra qui non c'entra nulla. Ma i nostri giornalisti, sono fatti così.
Poi si lamentano se un parlamentare osa viola il regolamento del parlamento e fa riprese video clandestine.

01 dicembre 2011

Euro-Sì Euro-No

Premetto che io ovviamente di economia non ne capisco un c**zo. Ma ultimamente si parla così tanto di tornare alla lira (insomma, ne parla la gente per strada, si legge sempre più spesso su internet...), che ho provato a riflettere un attimo su questa faccenda.

Altra premessa importante, ancor più di quella di cui sopra: alla fine, di quello che io penso, ai nostri politici probabilmente gliene frega poco. Anzi, niente. Se mai dovesse esserci un referendum su questo tema (ma è materia di referendum, da un punto di vista legale?), poi, mi aspetto che la gente voti più con la pancia che con la testa.

Date dunque queste premesse: sarebbe conveniente ritornare alla lira?

Il vantaggio principale sarebbe ovviamente di riprendere il pieno controllo della politica monetaria. La nostra zecca ricomincierebbe a stampare moneta (chiamiamola lira per semplicità).
Attenzione però a chi grida: riprendiamoci il controllo della nostra moneta!
Il controllo della moneta non è mai stato "del popolo". Il controllo è sempre stato della Banca d'Italia - e quindi, per emanazione, della politica. Il vantaggio quindi sarebbe relativo: dipende che scelte, poi, farebbe la Banca d'Italia. D'altra parte, la nostra politica ha sempre dato prova di lungimiranza e scaltrezza, vero?

Altro vantaggio, a detta di chi tuona per il ritorno alla lira: di fronte a una crisi, che si fa? Si stampa moneta.
D'accordo, ma poi si scatena l'inflazione. A questo, ci hanno pensato?
Se si stampa troppa lira, non solo la lira perderebbe valore nei confronti di altre monete. Perderebbe valore anche nei confronti dei beni materiali "made in Italy". Non si scappa.
Se per pagare pensioni e stipendi statali, si stampano milioni di miliardi di vecchie lire, uno stipendio tondo tondo di un milione di lire perderebbe potere d'acquisto allo stesso modo dello stipendio da 1000 euro che abbiamo adesso.
Ripeto: anche per il "made in Italy". Questa non è una teoria, è un dato di fatto. L'economia in Italia funzionava così, con la lira.

E ora parliamo degli svantaggi.

Il primo problema: come lo ripaghiamo il nostro attuale debito? Se si esce dall'euro, la ricchezza dello stato italiano sarà in lire: pagare in lire un debito contratto in euro, sarebbe più difficile che pagarlo in euro (presupponendo, appunto, una lira più debole dell'euro).
Paghiamo in lire, dite voi. Eh, certo, come se spettasse all'Italia decidere. Davvero i nostri creditori accetterebbero la lira? Non penso.

Il secondo problema - come la mettiamo con l'importazione? Importare, ci costerebbe di più, mentre ragionevolmente esporteremmo di più grazie a una valuta più debole.

Parlando di ritorno alla lira, tutti immediatamente si eccitano vagheggiando di un ritorno ai fiorenti anni 80, quando l'Italia esportava e si arricchiva grazie alla vecchia liretta debole.
Leggiamo qui: http://www.economywatch.com/world_economy/italy/export-import.html
Nel 2008 abbiamo esportato per 546 miliardi di dollari. Nel 2010 solo 369 miliardi.
Con una valuta più debole potremmo aumentare il volume - incassando quindi più lire.

C'è però un rovescio della medaglia: tutto quello che importiamo, costerebbe di più (pagando in lire, ne servirebbero di più per lo stesso prezzo in euro/dollari).
Nel 2008 abbiamo importato per 546 miliardi di dollari (esattamente tanto quanto abbiamo esportato). Nel 2010 abbiamo importato 358 (giusto appena meno di quel che abbiamo esportato).

In sostanza: import e export si bilanciano, nella nostra macro-economia.
Alla fine, io non ci vedo tutto quel guadagno. Pagheremmo meno la pasta, pagheremmo di più la benzina. Pagheremmo meno i vestiti italiani, pagheremmo di più telefonini e computer europei e americani. Pagheremmo meno la vacanza in riviera, e di più il weekend a Londra.

Smettiamo di prenderci in giro: chi spende più di quel che guadagna, va in malora. Che sia in lire, euro, piastre, ducati, fiorini.

E via, ora lapidatemi...

A cosa servono gli amori infelici

Severini Gilberto - A cosa servono gli amori infelici

In breve: il protagonista senza nome di questa vicenda si trova bloccato in una camera d'ospedale, in attesa di un'operazione delicata, e passa il tempo a riflettere, e scrivendo tre lettere, a un collega, a un sacerdote e a un personaggio senza nome (dio?). Lo stile è affascinante, e con pochi episodi simbolici il protagonista offre un ritratto preciso e coraggioso della sua vita.

Cosa c'è di bello: la scrittura di Severini è affascinante, il tono è coerente, intrigante, e riesce a catturare senza bisogno di forzature o fuochi artificiali. Ho apprezzato la schiettezza nell'affrontare temi anche impegnativi, senza superficiali colpi di scena né reticenze.

Cosa c'è di brutto: ho trovato il romanzo coraggioso e meglio riuscito di "Congedo ordinario", ma anche in questo le pagine sono intrise di un senso di arrendevolezza, come se mediocrità e sconfitta fossero un destino inevitabile, come se la vita fosse sempre più grande di noi e destinata a schiacciarci.

Giudizio finale: un'ottima lettura, e comunque ricco di spunti.

Voto: 8/10

16 novembre 2011

Diciotto secondi prima dell'alba

Scianna Giorgio - Diciotto secondi prima dell'alba

In breve: il giovane avvocato Edoardo Gregotti ha vissuto una vita semplice e soddisfacente, almeno fino al momento in cui ha incontrato Ksenja. La bella violoncellista russa lo precipiterà in una serie di eventi

Cosa c'è di bello: la trama è piacevole, e il viaggio i capitoli che coprono il viaggio in Russia hanno il loro fascino.

Cosa c'è di brutto: il punto di vista del protagonista risulta troppo monocorde, anche nei momenti più intensi trasmette la sensazione di uno che non vive veramente. L'altalena di privilegi, sfortune, responsabilità e redenzioni risulta quindi poco credibile, indipendente dal personaggio stesso.

Giudizio finale: buona l'intuizione, ma troppo superficiale.

Voto: 5/10

15 ottobre 2011

Non saremo confusi per sempre

Mancassola Marco - Non saremo confusi per sempre

In breve: cinque fatti di cronaca, narrati e reinventati in cinque racconti - Dirk Hamer ucciso da un colpo di fucile di Vittorio Emanuele di Savoia, Alfredino precipita in un pozzo, Eluana rimane in stato vegetativo per 17 anni, Giuseppe Di Matteo figlio adolescente di un pentito di mafia viene rapito e ucciso dagli uomini di Giovanni Brusca, a Ferrara Federico Aldrovandi di 18 anni viene pestato a morte da quattro agenti di polizia.

Cosa c'è di bello: tutti gli eventi vengono narrati con un nuovo punto di vista e in chiave fantastica, rinfrescano la nostra memoria di questi fatti sconvolgenti, e riescono a fissarli nella mente perché non vadano più perduti come semplici fatti di cronaca. Ogni racconto inoltre reinventa, con coraggio, un nuovo "quasi-lieto" fine, ma senza offrire una facile via di fuga.

Cosa c'è di brutto: solo che i racconti sono solo cinque.

Giudizio finale: prendere un bel respiro prima di leggere, e prepararsi alla botta. La raccolta è basata su un'idea originale dagli ottimi sviluppi, che riunisce la cronaca, la nostra esperienza di vita, e il tentativo di trarne una morale.

Voto: 9/10

01 ottobre 2011

La cospirazione delle colombe

Latronico Vincenzo - La cospirazione delle colombe

In breve: Alfredo, figlio di un ricco palazzinaro veneziano, e Donka, immigrato albanese, si trovano a frequentare assieme la Bocconi, sullo sfondo di un'Italia di cui Milano è la capitale immorale. Non c'è un angolo dove non si celino doppi sensi, sfruttamenti, cospirazioni, menzogne: non nell'ambiente accademico, non nella politica, non nell'imprenditoria di ogni livello - dalle grandi imprese edili alle piccole truffe degli albanesi - e ancora, non nei rapporti tra i giovani protagonisti, che tradiscono amicizie e amori.

Cosa c'è di bello: la trama è avvincente e ha una buona architettura, i personaggi sono intriganti. La struttura narrativa si armonizza bene con le riflessioni dell'autore su responsabilità personali e sociali.

Cosa c'è di brutto: alcuni personaggi secondari sono un po' piatti, caricaturali, non offrono sorprese. Del tutto assente la componente sentimentale, che pure l'autore ha inserito come uno dei temi portanti del romanzo (forse, l'amore da questa storia lo si sarebbe potuto tenere del tutto fuori).

Giudizio finale: si legge bene e ha il dono di farti correre da una pagina all'altra.

Voto: 7/10

23 settembre 2011

Congedo ordinario

Severini Gilberto - Congedo ordinario

In breve: il lungo racconto prende le mosse dalla morte di Tommaso, professore e intellettuale di provincia. La storia si svolge in sostanza come un lungo ritratto, per episodi e descrizioni, del vecchio professore: una figura controversa, talentuosa e a tratti geniali, dall'ostentata omosessualità che gli causerà anche seri problemi nella piccola cittandina di provincia in cui vive.

Cosa c'è di bello: la figura del professore è carismatica e intrigante, e lo stile del breve romanzo gli rende giustizia.

Cosa c'è di brutto: nella storia si percepisce un senso di sconfitta, di incompiutezza, che travolge ogni personaggio, dall'anonimo narratore al vecchio professore, dalla vecchia amica di lui, Ines, alla vita stessa di provincia, genuina e insieme soffocante. Il tono dimesso a volte diventa arrendevole; sembra quasi che la sconfitta sia inevitabile e per questo non ci sono accenni di reazione, tentativi di fuga, sussulti vitali.

Giudizio finale: un ottimo esercizio di stile, il dubbio è che l'autore non abbia avuto il coraggio di osare qualcosa di più. I personaggi a me paiono buoni per un libro, ma non reali. Dello stesso autore, ho apprezzato di più "A cosa servono gli amori infelici".

Voto: 7/10

16 settembre 2011

Un altro mare

Magris Claudio - Un altro mare

In breve: Enrico, giovane goriziano all’alba della Prima Guerra Mondiali si imbarca per la Patagonia. Con il suo greco antico, il suo latino, il tedesco del liceo e della razionalità e della filosofia, esplora una vita diversa dalle premesse gettate dei suoi studi e dal suo stato sociale. Una volta tornato a Gorizia, Enrico prosegue la sua vita, nell’ombra del ricordo dell’amico Carlo, moderno Buddha centroeuropeo, indifferente agli eventi che gli accadono intorno.

Cosa c’è di bello: senza inutile retorica, il libro è breve, intenso e affascinante. La vita di Enrico, l’amicizia con Carlo, il distacco da tutto e da tutti, si traducono in un sistema filosofico che non fa sconti né eccezioni, pagina dopo pagina. Per un testo intriso di pensieri e riflessioni, scorre molto bene e non si dilunga: le parole sono poche e sempre scelte con cura, in un ottimo stile.

Cosa c’è di brutto: la non celata pretesa di essere un romanzo filosofico, si scontra con la sinteticità a volte forzata, e la mancanza di dettagli e particolari. Particolarmente irritanti sono le citazioni e i pensieri del protagonista in tedesco o greco antico: una nota a piè di pagina per chi queste lingue non le padroneggi? Senza farne un romanzo divulgativo, qualche spiegazione non avrebbe guastato.

Giudizio finale: più che il sistema filosofico del protagonista (tratteggiato e mai spiegato), rimangono impresse le scelte e le rinunce che ne determinano la vita. Ci si ritrova spettatori affascinati, ma poco partecipi.

Voto: 7/10

14 settembre 2011

Recensioni per Scrittori Esordienti

Avete scritto un libro? Siete scrittori esordienti, o semplicemente poco conosciuti?
Magari avete pubblicato con una casa editrice minore, o addirittura con una a pagamento... o forse vi siete autoprodotti, avete pubblicato con lulu, o un ebook con smashwords...

Il problema maggiore, in tutti questi casi, è ottenere nuovi lettori al di fuori della ristretta cerchia di amici, parenti e conoscenti. Questo blog non vi offre consigli per farvi pubblicità, né può promettervi una grande visibilità. Ma inviatemi i vostri lavori (contattatemi all'indirizzo email davide.pignedoli@gmail.com) e pubblicherò una recensione della vostra opera.

11 settembre 2011

Fuoco amico

Yehoshua A. B. - Fuoco amico

In breve: Amotz e Daniela sono una coppia israeliana di mezza età. Per una settimana, sono separati a causa del viaggio che lei intraprende in Tanzania, per visitare il luogo della morte della sorella, e l'anziano cognato Yirmi che ancora vive là. Rimasto solo a Tel Aviv, Amotz si destreggia tra difficoltà sul lavoro e in famiglia; la moglie invece, in Africa, troverà un Yirmi diverso da quel che si aspettava, che ha reagito in maniera peculiare alla morte del suo unico figlio, ucciso per sbaglio da un commilitone - da qui il titolo, "fuoco amico".

Cosa c'è di bello: il romanzo offre un ritratto accattivante delle dinamiche di una famiglia israeliana borghese, e senza dilungarsi inutilmente riesce a catturare sentimenti, stati d'animo e contraddizioni. I vari personaggi vengono delineati coerentemente, in pochi tratti essenziali, e risultano sempre credibili, assolutamente realistici e intriganti.

Cosa c'è di brutto: solo il finale che a mio parere non riesce a dare uno sfogo, in crescendo, alle diverse tensioni accumulate nel corso della settimana oggetto della narrazione.

Giudizio finale: ben riuscito e avvincente, specialmente nel mettere in scena personaggi interessanti ma senza alcuna forzatura.

Voto: 8/10

10 luglio 2011

Revolutionary road

Yates - Revolutionary road

In breve: il romanzo racconta la vita di una giovane coppia degli anni cinquanta, negli Stati Uniti: Frank e April Wheeler. I due sono incastrati in un crescendo di incomprensioni, incomunicabilità e delusione. La prigionia del loro rapporto trova sfogo nell'intolleranza per il sobborgo in cui vivono e per i loro ruoli di impiegato e di madre, spingendo i due a progettare un'impossibile trasferimento a Parigi, alla ricerca di una nuova possibilità.

Cosa c'è di bello: i personaggi sono delineati con cura, svelando pian piano nuovi risvolti del loro carattere. Intrigante anche la critica al gretto materialismo dell'America post-2a Guerra Mondiale, tema svolto con eleganza e senza pesantezza, e con notevole profondità. Il libro è teso in equilibrio perfetto tra la narrazione, la psicologia e la filosofia, e con assoluta maestria l'autore tiene in pugno queste diverse correnti senza mai sbilanciarsi.

Cosa c'è di brutto: che a un certo punto, finisce.

Giudizio finale: uno dei migliori romanzi di sempre, senza dubbio.

Voto: 10/10

24 giugno 2011

Cortesie per gli ospiti

McEwan Ian - Cortesie per gli ospiti

In breve: Colin e Mary sono due turisti inglesi in vacanza a Venezia (mai nominata esplicitamente), sospesi in una relazione stanca e fatta di silenzio, brevi discussioni e litigi. Durante i loro vagabondaggi per la città incontrano Robert, che li costringe a una bizzarra amicizia, e successivamente la moglie di lui, la misteriosa Caroline (è invalida, o vittima e prigioniera del marito?). Colin e Mary verranno quindi manipolati dai due coniugi, fino all'ovvio finale dai toni noir.

Cosa c'è di bello: le incomprensioni tra Colin e Mary sono inizialmente intriganti, rese in modo originale, delineando le difficoltà di comunicazione tra i due.

Cosa c'è di brutto: il finale tragico, ma anche la costante tensione fra i personaggi, è frutto di malintesi forzati, di silenzi innaturali. Se le piccole incomprensioni sono rese efficacemente, i sentimenti più profondi, le pulsioni dei personaggi risultano non credibili, così come artificioso è l'annullamento di ogni impeto, di ogni istinto di salvezza nei due protagonisti, che vengono cacciati nei pasticci dalla mano fin troppo visible dell'autore.

Giudizio finale: una delusione, soprattutto considerate altre prove dello stesso autore, ben più valide, come "Bambini nel tempo", "Sabato" o "L'amore fatale".

Voto: 5/10

11 maggio 2011

Mi aspetto il giusto di noia, euforia, conforto, cinismo


"Eeeeehhh"
Radiohead


Il programma della serata prevede giacca e cravatta per giocare più brillanti: una tequila veloce da Mario, qui sulle colline, per iniziare; una parentesi cittadina poi, con camminata per il centro, un paio di altri locali; una birra magari in piazza seduti sui Leoni, se non viene a piovere. Mi aspetto il giusto di noia, euforia, conforto, cinismo.

Tutti i sogni che abbiamo imparato

10 maggio 2011

Tre cose che mio padre farà o vorrebbe fare


Tre cose per iniziare


 ”Aha ahah ahah ahaha
 Ahia iaia ia!”

 Supergrass

Tre cose che mio padre farà o vorrebbe fare: acquistare un’angoliera d’antiquariato per mia madre, andare a letto presto e pisciare in piedi senza alzare la ciambella. Tre cose che farà mia madre: trovare un oggetto d’antiquariato più costoso o ingombrante dell’angoliera, iscriversi a un corso di yoga, obbligare mio padre a pisciare seduto.

Tutti i sogni che abbiamo imparato.

06 maggio 2011

Una Prefazione a Tutti i sogni che abbiamo imparato

Con poche pagine a disposizione, uno va dritto al punto. Il libro di Davide Pignedoli è un libro perfettamente riuscito. Due paragrafi d’avvertimento – sensazione di freddo… sensazione di niente… – e sai subito che non è un esercizio di penna, questo. È tutta vita vissuta (anche se non autobiografica). E benissimo l’autore riesce a scombinare e ricombinare sul piano estetico la carnalità palpitante della provincia emiliana, e dei suoi cavalieri erranti. Un vivere, va da sé, senza aldilà: eccetto che quello del sogno. E la scrittura pur nell’urgenza di una pratica gnoseologica (il titolo la dice lunga su come e cosa si conosce) e analgesica, tuttavia non perde mai il controllo. Lo stile è asciutto, affilato, senza fronzoli. E la narrazione conduce il lettore, insieme ad Alex, protagonista alter-ego di tutti i racconti, lungo il piano inclinato (titolo di uno degli ultimi racconti), di un’epica discendente, senza redenzione.

05 maggio 2011

Tutti i sogni che abbiamo imparato

Da domani anche nella Libreria All'Arco, via Emilia.

Il libro è disponibile in libreria, a Reggio Emilia:
- Libreria Interno 3, via dei Due Gobbi (in centro)
- Libreria All'Arco, via Emilia (centro)
- Libreria Mondadori, Centro Commerciale I Petali

Su internet: sul sito dell'editore (www.edizionicreativa.it), su IBS.it e su Amazon.it.

26 aprile 2011

In libreria, e online

Potete trovare "Tutti i sogni che abbiamo imparato" sul sito dell'editore, ma anche e soprattutto nella libreria "INTERNO 3" (ex Punto Einaudi) in Via dei Due Gobbi, in centro a Reggio Emilia!

18 aprile 2011

Tutti i sogni che abbiamo imparato pubblicato da Edizioni Creativa

Tutti i sogni che abbiamo imparato” è una raccolta di racconti, ambientati tra Reggio Emilia e Dublino, spaziando tra uffici, centro città, periferie industriali. I racconti sono legati uno all’altro, e tracciano la storia dell’evoluzione - così dichiara il protagonista - di Alex, un quasi trentenne alle prese con amore, lavoro, amicizie. Le diverse storie conservano una loro autonomia, mettendo a fuoco singoli episodi e svolgendosi tra ironia e rabbia, passione e cinismo; tutte però unite infine dalla ricerca di un nucleo, di una sostanza ultima, di un sogno.

La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it - http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&act=detail&id=157 

18 marzo 2011

L'uomo autografo

Smith Zadie - L'uomo autografo

In breve: Alex-Li Tandem è un giovane ebreo con padre cinese, che vive a Londra. La sua passione e la sua professione sono gli autografi, che colleziona, compra e vende, falsifica. La sua ossessione è l'autografo di una vecchia attice di film muti degli anni '50, Kitty Alexander. Attorno a Alex-Li Tandem ruotano amici, colleghi, ragazze ed avversari, tra Londra e New York, dove si recherà alla ricerca appunto di Kitty Alexander.

Cosa c'è di bello: intriganti i personaggi, e una sorta di epica moderna in cui l'autrice li colloca. Tutto e tutti, nel libro, sembrano avere un qualcosa in più rispetto alla piatta realtà quotidiana.

Cosa c'è di brutto: alla lunga, il libro non regge. Ironia e simbolismi sono resi male, e il tentativo appunto di creare una storia epica con caratteristiche tutte contemporanee, si rivela un fallimento.

Giudizio finale: dall'incredibile si sconfina nel banale non-credibile. Della stesa autrice, raccomando invece di leggere "Denti Bianchi".

Voto: 6/10

18 febbraio 2011

Acciaio

Avallone Silvia - Acciaio

In breve: Piombino, Via Stalingrado, nel quartiere di case popolari crescono Anna e Francesca, amiche inseparabili. Infanzia e giovinezza all’ombra delle acciaierie, dove lavorano i genitori, i fratelli maggiori e gli amici più grandi. Un lavoro che piega e spezza e soffoca i sogni: Anna e Francesca, nell’ansia di crescere in fretta e trovare una via d’uscita, vedranno la loro amicizia incrinarsi.

Cosa c’è di bello: ritmo scorrevole, trama densa dei piccoli eventi di tutti i giorni che delineano le figure dei vari personaggi. Non è solo la storia di Anna e Francesca, ma delle loro famiglie, degli sforzi, degli errori e delle tragedie dei personaggi del microcosmo di Via Stalingrado.

Cosa c’è di brutto: la trama si sfalda pian piano, manca qualcosa che riesca a catalizzare l’attenzione al di là dei tanti episodi. Certe svolte, certe tragedie, sono annunciate e prevedibili, come le il romanzo avesse la pretesa di raccogliere in sé tutte, ma proprio tutte, le sfighe che possano capitare a due famiglie operaie.

Giudizio finale: intrigante, anche se in certi momenti il tocco e il giudizio dell’autrice sono evidenti, facendo passare in secondo piano la storia e i suoi personaggi.

Voto: 6/10

10 febbraio 2011

Accabadora

Murgia Michela - Accabadora

In breve: ambientata nella Sardegna degli anni ‘50, ma in realtà in un tempo indefinito, racconta della vecchia Bonaria Urrai che adotta la piccola Maria, quarta figlia femmina di madre vedova, come ‘figlia d’anima’ - fili'e anima. In pochi capitoli viene tratteggiato nel dettaglio il paese, le abitudini e le usanze del tempo, l’evoluzione nel rapporto tra le due donne, la crescita di Maria. Bonaria Urrai, scoprirà con il tempo Maria, è l’accabadora del paese - colei che finisce, - la donna che secondo una muta tradizione dispensa una morte pietosa a chi ne fa richiesta.

Cosa c’è di bello: la rappresentazione della Sardegna è pittoresca, ma essenziale ai fini del racconto, senza inutili fronzoli. Così come i dialoghi e gli intrecci del racconto, che vanno a dipanarsi in una storia breve e intensa.

Cosa c’è di brutto: tutto fila liscio, ma sono rimasto spiazzato dalla parentesi torinese - inutile, forse addirittura fuori luogo, - e soprattutto da un finale un po’ scontato, che non secondo me non ha il coraggio di risolvere le premesse. Il coraggio di dirla tutta e non lasciare sottintesi, certe volte non guasterebbe.

Giudizio finale: interessante, e originale. 

Voto: 7/10

31 gennaio 2011

Bianca come il latte, rossa come il sangue

D'Avenia Alessandro - Bianca come il latte, rossa come il sangue

In breve: Leo è un giovane studente del liceo classico, alle prese con i sogni, le sfide, gli amori e le difficoltà dell’età. Innamorato di Beatrice, scopre che la ragazza è malata. Nel suo percorso di avvicinamento al suo grande amore, Leo impara a sbagliare, ad assumersi le sue responsabilità, ad amare e a lasciarsi amare. Soprattutto, impara a guardarsi dentro, invece che da fuori.

Cosa c'è di bello: credo che l’idea dell’autore, personificato dal Prof. Sognatore, fosse quella di costruire un romanzo di formazione, dedicato a un pubblico adolescente, per spronare e invogliare i giovani a un poco di introspezione e di riflessione.

Cosa c'è di brutto: la storia, purtroppo, è molto lineare, scontata. Svolgimento e finale sono prevedibili, e questo rende il libro poco avvincente. Forse il tono è spesso dimesso per via del target dei lettori – ma credo che gli adolescenti amino le sfide, più della pappa pronta.

Giudizio finale: merita, per il coraggio e la sfrontatezza. Rimane il sospetto che sia un’operazione editoriale volta solo a far cassa a spese, appunto, degli adolescenti alla ricerca di un mito “facile”.

Voto: 6/10

24 gennaio 2011

Macno

DeCarlo Andrea - Macno

In breve: due giornalisti americani si introducono nella residenza del dittatore Macno, per strappargli un’intervista esclusiva. All’interno della villa, in cui sono ospitati artisti, amici e membri dello staff del dittatore, possono studiare la storia l’ascesa al potere di Macno e la crisi corrente. Inevitabile la storia d’amore tra il dittatore e la bella giornalista.
Cosa c'è di bello: l’idea di un dittatore illuminato è provocatoria. Intrigante anche l’uso che Macno fa della televisione, la costruzione del consenso, il suo potere nel controllare le folle.

Cosa c'è di brutto: la storia d'amore ricalca i soliti ritmi e le solite frasi di DeCarlo, che risultano ripetitivi. Altrettanto ripetitive sono le sensazioni dei personaggi, e gli stereotipi con cui i personaggi stessi sono costruiti. Leggendo DeCarlo purtroppo molto spesso si ha la sensazione di avere a che fare con un'unica storia, dove cambiano solo le scenografie. Più deludente ancora è purtroppo il modo in cui i temi della dittatura, del consenso, della manipolazione televisiva e della politica vengono trattati. Soggetti del genere avrebbero potuto fornire infinito materiale, che nel libro viene condensato in pochi dettagli, poco realistici, e alla fine Macno, ai fini della storia, potrebbe facilmente essere rimpiazzato da qualsiasi altro personaggio. Terribili gli scazzi adolescenziali del dittatore – assolutamente non credibili.

Giudizio finale: nell'introduzione, DeCarlo spiega che la maggioranza dei critici e dei lettori avevano in passato identificato il paese (non identificato chiaramente nel romanzo) come un paese dell'America latina. DeCarlo chiarisce che si tratta, invece, dell'Italia. In effetti, il nostro sovrano televisivo, ora l'abbiamo. Da ammirare se non altro il tempismo: il libro è stato scritto nell'84.

Voto: 6/10

Dello stesso autore, recensito in questo blog: "Treno di panna", un ottimo romanzo.

21 gennaio 2011

Recensione di Tutti i sogni che abbiamo imparato

E' arrivata la mia prima recensione, per la versione ebook di Tutti i sogni che abbiamo imparato.

Avere tra le mani un titolo meritevole di essere letto e conservato, un lavoro che in qualche modo riesca a superare lo stretto dell'attuale, è uno dei motivi per cui gli ebook non sono ancora sulla bocca degli addetti ai lavori. Gli scrittori con in mano qualcosa di meritevole - questo in Italia - fanno ancora fatica a capire il potenziale di questo tipo di tecnologia; non fidandosi, si lasciano incantare da un tipo di pubblicazione più tradizionale.
Parlare di Tutti i sogni che abbiamo imparato di Davide Pignedoli come la risposta definitiva al problema di cui sopra, vorrebbe dire accontentarsi, lanciare inutili sensazionalismi che andrebbero a sovraccaricare di troppe pressioni il bravo scrittore emiliano. Così come la messa in commercio di un nuovo modello di automobile deve passare necessariamente dalla fase sperimentale, volendo collocare quest'opera letteraria all'interno del processo di evoluzione degli ebook, pensiamo sia da considerarsi a tutti gli effetti un prototipo - uno scalino verso la consacrazione del mondo editoriale che verrà. [...]
Dotato della scioltezza di una buona scrittura - talento ed impegno -, di una sensibilità capace ma ancora forse non del tutto riconosciuta come tale - questa sì dalla nascita - , di una certa intuizione del come riuscire a tradurre su carta il coacervo di stimoli, stando bene attento a non abbandonarsi alla fase concettuale - facile escamotage cui molti si abbandonano -, finalmente qualcuno che abbia il coraggio di mettere su carta l'esatta ispirazione del momento, priva di abbellimenti; scrittore in secondo piano.
Figlia del tempo vissuto, questa scrittura a tratti quasi minimali mette a segno un colpo inaspettato, nel momento in cui ci si accorge che la narrazione è solo apparentemente intenta a tracciare una storia vera e propria, che in realtà riesce a gradi crescenti a fare emergere il grande protagonista di un Italia cui molti non stanno capendo cosa stia accadendo, il punto focale di tutto il soqquadro: il vuoto inevitabile dei nostri giorni. [...]
Potete leggere la recensione completa su whipart.it.


La raccolta di racconti può essere acquistata presso Edizioni Creativa - su www.edizionicreativa.it

12 gennaio 2011

Grande Madre Rossa

Genna Giuseppe - Grande Madre Rossa

In breve: una bomba devasta a Milano il Palazzo di Giustizia. Mentre l'Italia fa i conti con il suo 11 settembre, in Questura iniziano le indagini supportate tra gli altri dai Servizi Segreti, e dalle polizie e servizi di altri paesi europei. Guido Lopez, ispettore della disciolta agenzia europea, distaccato a Milano, viene incaricato di recuperare il misterioso Schedario del Palazzo di Giustizia, che si suppone contenga i risultati delle indagini sul premier, sulla politica e la mafia - una bomba nella bomba.

Cosa c'è di bello: Genna non si fa scrupolo a spararle grosse, e l'audacia paga. La storia ha dell'incredibile ma si fa leggere e seguire. Il ritmo e' sostenuto, e in breve ci si trova risucchiati nell'intreccio.

Cosa c'è di brutto: il tema e' vastissimo e ha le potenzialita' per un racconto di piu' ampio respiro, e soprattutto ben piu' approfondito e complesso. Purtroppo il romanzo e' veloce e diretto, ma anche un po' superficiale.

Giudizio finale: non e' male e di certo e' un tentativo coraggioso.

Voto: 6/10


03 gennaio 2011

Le correzioni

Franzen Jonathan - Le correzioni


In breve: il libro segue le storie intrecciate dei cinque componenti di una famiglia del Midwest: il padre Alfred, in pensione, l'apprensiva madre Enid, e i tre figli: Gary (dirigente di banca), Chip (professore in disgrazia, licenziato per aver avuto una relazione con una sua alunna) e Denise (chef di successo, e con un talento speciale per le relazioni sbagliate).

Cosa c'è di bello: è un libro molto lungo, dove il punto di vista si sposta sui vari personaggi, ma nonostante la lunghezza rimane sempre in tensione. E' ricco di particolari, e calibrato con grande attenzione. I personaggi hanno uno spessore notevole, nei loro pregi e nei loro difetti: alla fine si ha la sensazione di conoscerli davvero intimamente, si è partecipi delle loro vicende, si simpatizza, ci si arrabbia, ci si commuove.

Cosa c'è di brutto: io, onestamente, non ci ho trovato nulla... a voler essere pignoli, certe volte la dovizia di particolari può risultare un po' stucchevole, ma in realtà è un grande affresco dove ogni pagina ha il suo peso e il suo posto.

Giudizio finale: non fa sconti, ed è un vero gioiello. Da leggere, assolutamente. Come ho fatto a perdermelo, fino ad ora? (E' uscito nel 2001.) Grazie a Bolo per avermelo raccomandato!

Voto: 9/10