18 febbraio 2011

Acciaio

Avallone Silvia - Acciaio

In breve: Piombino, Via Stalingrado, nel quartiere di case popolari crescono Anna e Francesca, amiche inseparabili. Infanzia e giovinezza all’ombra delle acciaierie, dove lavorano i genitori, i fratelli maggiori e gli amici più grandi. Un lavoro che piega e spezza e soffoca i sogni: Anna e Francesca, nell’ansia di crescere in fretta e trovare una via d’uscita, vedranno la loro amicizia incrinarsi.

Cosa c’è di bello: ritmo scorrevole, trama densa dei piccoli eventi di tutti i giorni che delineano le figure dei vari personaggi. Non è solo la storia di Anna e Francesca, ma delle loro famiglie, degli sforzi, degli errori e delle tragedie dei personaggi del microcosmo di Via Stalingrado.

Cosa c’è di brutto: la trama si sfalda pian piano, manca qualcosa che riesca a catalizzare l’attenzione al di là dei tanti episodi. Certe svolte, certe tragedie, sono annunciate e prevedibili, come le il romanzo avesse la pretesa di raccogliere in sé tutte, ma proprio tutte, le sfighe che possano capitare a due famiglie operaie.

Giudizio finale: intrigante, anche se in certi momenti il tocco e il giudizio dell’autrice sono evidenti, facendo passare in secondo piano la storia e i suoi personaggi.

Voto: 6/10

10 febbraio 2011

Accabadora

Murgia Michela - Accabadora

In breve: ambientata nella Sardegna degli anni ‘50, ma in realtà in un tempo indefinito, racconta della vecchia Bonaria Urrai che adotta la piccola Maria, quarta figlia femmina di madre vedova, come ‘figlia d’anima’ - fili'e anima. In pochi capitoli viene tratteggiato nel dettaglio il paese, le abitudini e le usanze del tempo, l’evoluzione nel rapporto tra le due donne, la crescita di Maria. Bonaria Urrai, scoprirà con il tempo Maria, è l’accabadora del paese - colei che finisce, - la donna che secondo una muta tradizione dispensa una morte pietosa a chi ne fa richiesta.

Cosa c’è di bello: la rappresentazione della Sardegna è pittoresca, ma essenziale ai fini del racconto, senza inutili fronzoli. Così come i dialoghi e gli intrecci del racconto, che vanno a dipanarsi in una storia breve e intensa.

Cosa c’è di brutto: tutto fila liscio, ma sono rimasto spiazzato dalla parentesi torinese - inutile, forse addirittura fuori luogo, - e soprattutto da un finale un po’ scontato, che non secondo me non ha il coraggio di risolvere le premesse. Il coraggio di dirla tutta e non lasciare sottintesi, certe volte non guasterebbe.

Giudizio finale: interessante, e originale. 

Voto: 7/10