10 febbraio 2011

Accabadora

Murgia Michela - Accabadora

In breve: ambientata nella Sardegna degli anni ‘50, ma in realtà in un tempo indefinito, racconta della vecchia Bonaria Urrai che adotta la piccola Maria, quarta figlia femmina di madre vedova, come ‘figlia d’anima’ - fili'e anima. In pochi capitoli viene tratteggiato nel dettaglio il paese, le abitudini e le usanze del tempo, l’evoluzione nel rapporto tra le due donne, la crescita di Maria. Bonaria Urrai, scoprirà con il tempo Maria, è l’accabadora del paese - colei che finisce, - la donna che secondo una muta tradizione dispensa una morte pietosa a chi ne fa richiesta.

Cosa c’è di bello: la rappresentazione della Sardegna è pittoresca, ma essenziale ai fini del racconto, senza inutili fronzoli. Così come i dialoghi e gli intrecci del racconto, che vanno a dipanarsi in una storia breve e intensa.

Cosa c’è di brutto: tutto fila liscio, ma sono rimasto spiazzato dalla parentesi torinese - inutile, forse addirittura fuori luogo, - e soprattutto da un finale un po’ scontato, che non secondo me non ha il coraggio di risolvere le premesse. Il coraggio di dirla tutta e non lasciare sottintesi, certe volte non guasterebbe.

Giudizio finale: interessante, e originale. 

Voto: 7/10

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