01 dicembre 2011

A cosa servono gli amori infelici

Severini Gilberto - A cosa servono gli amori infelici

In breve: il protagonista senza nome di questa vicenda si trova bloccato in una camera d'ospedale, in attesa di un'operazione delicata, e passa il tempo a riflettere, e scrivendo tre lettere, a un collega, a un sacerdote e a un personaggio senza nome (dio?). Lo stile è affascinante, e con pochi episodi simbolici il protagonista offre un ritratto preciso e coraggioso della sua vita.

Cosa c'è di bello: la scrittura di Severini è affascinante, il tono è coerente, intrigante, e riesce a catturare senza bisogno di forzature o fuochi artificiali. Ho apprezzato la schiettezza nell'affrontare temi anche impegnativi, senza superficiali colpi di scena né reticenze.

Cosa c'è di brutto: ho trovato il romanzo coraggioso e meglio riuscito di "Congedo ordinario", ma anche in questo le pagine sono intrise di un senso di arrendevolezza, come se mediocrità e sconfitta fossero un destino inevitabile, come se la vita fosse sempre più grande di noi e destinata a schiacciarci.

Giudizio finale: un'ottima lettura, e comunque ricco di spunti.

Voto: 8/10

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