01 dicembre 2011

Euro-Sì Euro-No

Premetto che io ovviamente di economia non ne capisco un c**zo. Ma ultimamente si parla così tanto di tornare alla lira (insomma, ne parla la gente per strada, si legge sempre più spesso su internet...), che ho provato a riflettere un attimo su questa faccenda.

Altra premessa importante, ancor più di quella di cui sopra: alla fine, di quello che io penso, ai nostri politici probabilmente gliene frega poco. Anzi, niente. Se mai dovesse esserci un referendum su questo tema (ma è materia di referendum, da un punto di vista legale?), poi, mi aspetto che la gente voti più con la pancia che con la testa.

Date dunque queste premesse: sarebbe conveniente ritornare alla lira?

Il vantaggio principale sarebbe ovviamente di riprendere il pieno controllo della politica monetaria. La nostra zecca ricomincierebbe a stampare moneta (chiamiamola lira per semplicità).
Attenzione però a chi grida: riprendiamoci il controllo della nostra moneta!
Il controllo della moneta non è mai stato "del popolo". Il controllo è sempre stato della Banca d'Italia - e quindi, per emanazione, della politica. Il vantaggio quindi sarebbe relativo: dipende che scelte, poi, farebbe la Banca d'Italia. D'altra parte, la nostra politica ha sempre dato prova di lungimiranza e scaltrezza, vero?

Altro vantaggio, a detta di chi tuona per il ritorno alla lira: di fronte a una crisi, che si fa? Si stampa moneta.
D'accordo, ma poi si scatena l'inflazione. A questo, ci hanno pensato?
Se si stampa troppa lira, non solo la lira perderebbe valore nei confronti di altre monete. Perderebbe valore anche nei confronti dei beni materiali "made in Italy". Non si scappa.
Se per pagare pensioni e stipendi statali, si stampano milioni di miliardi di vecchie lire, uno stipendio tondo tondo di un milione di lire perderebbe potere d'acquisto allo stesso modo dello stipendio da 1000 euro che abbiamo adesso.
Ripeto: anche per il "made in Italy". Questa non è una teoria, è un dato di fatto. L'economia in Italia funzionava così, con la lira.

E ora parliamo degli svantaggi.

Il primo problema: come lo ripaghiamo il nostro attuale debito? Se si esce dall'euro, la ricchezza dello stato italiano sarà in lire: pagare in lire un debito contratto in euro, sarebbe più difficile che pagarlo in euro (presupponendo, appunto, una lira più debole dell'euro).
Paghiamo in lire, dite voi. Eh, certo, come se spettasse all'Italia decidere. Davvero i nostri creditori accetterebbero la lira? Non penso.

Il secondo problema - come la mettiamo con l'importazione? Importare, ci costerebbe di più, mentre ragionevolmente esporteremmo di più grazie a una valuta più debole.

Parlando di ritorno alla lira, tutti immediatamente si eccitano vagheggiando di un ritorno ai fiorenti anni 80, quando l'Italia esportava e si arricchiva grazie alla vecchia liretta debole.
Leggiamo qui: http://www.economywatch.com/world_economy/italy/export-import.html
Nel 2008 abbiamo esportato per 546 miliardi di dollari. Nel 2010 solo 369 miliardi.
Con una valuta più debole potremmo aumentare il volume - incassando quindi più lire.

C'è però un rovescio della medaglia: tutto quello che importiamo, costerebbe di più (pagando in lire, ne servirebbero di più per lo stesso prezzo in euro/dollari).
Nel 2008 abbiamo importato per 546 miliardi di dollari (esattamente tanto quanto abbiamo esportato). Nel 2010 abbiamo importato 358 (giusto appena meno di quel che abbiamo esportato).

In sostanza: import e export si bilanciano, nella nostra macro-economia.
Alla fine, io non ci vedo tutto quel guadagno. Pagheremmo meno la pasta, pagheremmo di più la benzina. Pagheremmo meno i vestiti italiani, pagheremmo di più telefonini e computer europei e americani. Pagheremmo meno la vacanza in riviera, e di più il weekend a Londra.

Smettiamo di prenderci in giro: chi spende più di quel che guadagna, va in malora. Che sia in lire, euro, piastre, ducati, fiorini.

E via, ora lapidatemi...

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