07 marzo 2012

Letto e Bloggato: una recensione di Tutti i sogni che abbiamo imparato

Una nuova recensione di Tutti i sogni che abbiamo imparato

Non è il plot quello che colpisce in questo libro quanto l’atmosfera, l’ondivaga temperatura emotiva in cui, tableau dopo tableau, il lettore si trova immerso. Con un linguaggio sciolto, ricco di immagini lucide e pulite, Pignedoli sembra voler concentrare, in una manciata di scorci di vita ordinaria, le grandi illusioni e l’abulico smarrimento di cui è preda il nostro paese. Emergono così le stanchezze e lo spaesamento, nascosti dietro un forzato corformismo esteriore, della “sana” provincia. L’incomunicabilità, le fedi anemiche, le rabbie ormai gracili di esistenze la cui identità personale e morale viene a stento riconosciuta. Un’opera la cui attualità e profondità ne fa il simbolo da una parte della paura di vivere una vita stretta (fatta di un lavoro stanco e di una quotidianità sbiadita e senza sogni), dall’altra di una certa propensione all’omologazione ad ogni costo per una tranquillità iraggiungibile e mai soddisfacente. Ne scaturisce un confronto rigoroso che trascina il lettore in una riflessione scomoda ma necessaria. Un libro maturo, dallo stile interessante, che fa ben sperare per le future opere di quest’autore.

Per leggere l'intero articolo, ecco il link: http://paneeparadossi.netsons.org/?p=2415

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